L’irriverente Saverio Raimondo, satiro dei giorni nostri

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foto Valeria Tomasuolo

«Non è Natale senza i barboni assiderati per strada». Ti prende di soppiatto con un cinismo tagliente, senza bisogno di argomentare o di nascondersi dietro un personaggio. Saverio Raimondo nelle scorse settimane potevate trovarlo all’Oppio Caffè di Roma, qui ha fondato il suo Cocktail Comedy Club e rodato uno show fulminante.
Ha conquistato il favore popolare nella palestra di Sabina Guzzanti al Cinema Palazzo e poi in tv con Un due tre stella, La Prova Dell’Otto (sempre famiglia Guzzanti, ma stavolta come spalla di Caterina), ora è uno dei punti fermi nella linea comica de La Gabbia, il talk estremo di Gianluigi Paragone che strizza l’occhio alla pancia nauseata del paese. Non si direbbe che abbia 29 anni vista la carriera folgorante, e infatti non li dimostra, o meglio potrebbe dimostrarne trentacinque come venti. Qualche filo bianco su una capigliatura perfetta, corta e anonima: maschera neutra pronta a colpire.
L’aplomb british, l’assenza di qualsiasi cadenza dialettale, la cattiveria come arma contro il qualunquismo, la proiezione sulla propria persona dei mali sociali da attaccare sono tutti elementi che fanno del giovane comico un degno erede di Daniele Luttazzi. «Non è da tutti uscire di casa di mercoledì sera, anzi non è da tutti avere una casa. Avete di che pagare l’Imu».

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foto Valeria Tomasuolo

Lo show, strutturato per tematiche, prende di mira paranoie, mode e nevrosi collettive. Il cibo è diventata la nuova religione dando il via a tendenze televisive, letterarie e sociali in cui il piatto si sostituisce al corpo come oggetto pornografico – «una volta la gente si fotografava il cazzo, ora il piatto e se si fotografa il cazzo è perché se lo sta per mangiare». Siamo inutilmente schiavi della privacy quando in realtà quell’entità suprema che dovrebbe spiarci, «quel Grande Fratello in cui crediamo è Dio».
Ne ha veramente per tutti Raimondo. Oltre a ipocriti e seguaci di tendenze mediatiche (e mediatizzanti), il satiro (così si definisce accantonando lo statuto di comedian e guardando al mondo classico) se la prende anche con stili di vita apparentemente controcorrente prefigurando il cannibalismo come soluzione per la fame nel mondo: «Mangiamo i vegani, i macrobiotici, i fruttariani… Perché io ci credo in quello che dicono, è vero che mangiano meglio e la loro carne sarà certamente più buona. Così anche loro saranno di nuovo invitati a cena».

Si dirà che il rischio di sparare su tutti è quello di non sparare affatto, ma la critica, durissima, è rivolta alla massificazione del pensiero ed è portata avanti con un un radicalismo tipico di quella comicità libera e anarchica che in Italia non trova posto nei grandi appuntamenti teatrali o televisivi. Chissà se Raimondo sarà capace di rompere certe frontiere riportando la risata al centro del pensiero critico di questo paese. Di sicuro è uno che ama bruciare le tappe: «Nel mio presepe il Bambinello è già crocifisso». Buon Natale!

Andrea Pocosgnich
twitter @andreapox

visto all’Oppio Caffè, Roma, dicembre 2013

prossime date:
31 dicembre Comedy Show presso Necci

fotogallery, foto di Valeria Tomasuolo, clicca per ingrandire

COCKTAIL COMEDY CLUB
l’unico stand up comedy club in Italia
Saverio Raimondo Live
Oppio Caffè, Roma

valeria tomasulo

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Laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor, ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica, ha fondato nel 2009 Teatro e Critica di cui attualmente è uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Metromorfosi, To be (free press dedicata al teatro), Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro. Dal 2013 al 2014 è stato uno degli insegnanti di Storia del Teatro del progetto Lazio in Scena. Nel 2013 ha ideato e progettato (insieme agli altri componenti di Teatro e Critica) la app Teatro Pocket.