Tre lai di Giovanni Testori, un recital di Sandro Lombardi

Tre Lai – foto di Lorenzo Fuoco

Tre lai, ovvero tre canti poetici ma anche tre lamentazioni d’amore questi monologhi di Giovanni Testori rappresentati in forma di lettura scenica presso il Teatro Vascello in occasione della XX edizione de Le Vie dei Festival: l’amore consumato e poi drammaticamente perduto da Cleopatra per il generale romano Antonio; quello mai realizzato e per questo capace di seminare follia nell’animo della regina Erodiade nei confronti del profeta Giovanni, e infine quello puro e disinteressato di Maria durante il Calvario. Sono tre donne che, seppur in maniera diversa, si ritrovano costrette a fare i conti con assenza insanabile. Dall’atteggiamento sognante di Cleopatra che, quasi per ingannare la nostalgia, stuzzica il giovane schiavetto – altra figura assente – prima di compiere l’estremo gesto; all’eretica regina che fa mozzare la testa dell’amato per la rabbia del non averlo posseduto, in un climax di follia e dolore il punto più alto di questa ascesa diventa catarsi inconsolabile e pura della madre che sacrifica il proprio figlio…

A rendere la voce delle tre eroine è un commosso Sandro Lombardi che già precedentemente aveva affrontato il corpus testoriano in una forma spettacolare più completa, restituendo la paradossale umanità delle tre donne con rispetto e dovizia e senza bramosia d’eccessi; non è scimmiottamento di toni ma restituzione di quel dolore femminile attraverso la propria voce, la propria sensibilità che si mette in risalto. Anzi, l’eliminazione di qualsiasi aspetto mimetico, l’assenza di scene, di costumi, di orpelli (perfino il canto femminile previsto all’inizio di Cleopatràs è voce registrata) permette invece di concentrarsi esclusivamente sulla forza evocativa e materica della parola. Già, perché i tre testi – derivanti il primo dalla Cleopatra shakespeariana mentre il secondo il terzo riconducibili all’orizzonte biblico – sono il frutto di originalissimo grammelot brianzolo, un pastiche linguistico ironico e grottesco che però restituisce proprio attraverso questo caos di suoni, di ripetizioni e interpolazioni, di diminuitivi e storpiature un universo profondamente tragico. Testori realizza così alla fine della propria vita (i Tre Lai furono composti negli ultimi mesi e Mater Strangosciàs venne mandato in scena postumo) una lingua composita e musicale, ricca di citazioni letterarie dove hanno pari diritto d’esistenza l’accenno al manzoniano «ramo sul lago di Como» , la pucciniana Turandot o il Mamaluk cantato da Milva, un mondo dove coerentemente coesistono fianco a fianco tanto il deserto egiziano quanto la fabbrica milanese, Josephine Baker e Berlusconi, la bestemmia, l’imprecazione e la preghiera.

Viviana Raciti

Questo articolo fa parte del dittico Rivedendo i classici. Il virtuoso tradimento di Tarantino e Testori

TRE LAI
CLEOPATRÀS, ERODIÀS, MATER STRANGOSCIÀS

visto al Teatro Vascello di ROma in Novembre 2013

di GIovanni Testori
un recital di Sandro Lombardi
produzione compagnia Lombardi Tiezzi

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