Espluà o la festa per il tempo della scoperta

foto Viviana Raciti

«Sono passata tante volte da quella strada, abito nel quartiere da sempre e dire che non mi ero mai accorta che qui ci fosse un cancello, addirittura un edificio, poi.» La palestra popolare S.Cu.P. di via Nola, proprio dietro la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a pochi metri dal quartiere San Giovanni a Roma non si trova certo in uno spazio periferico o nascosto, eppure quelle parole le sento profondamente vicine; io come molti di noi, troppo impegnata per potermi accorgere di uno spazio che non si afferma con le sue vetrine scintillanti, con i suoi attraenti richiami. In mezzo agli alberi lo spazio occupato e al momento sotto sfratto è abitato, vivo e pronto a fare il suo Espluà, festa di presentazione che ha visto come protagonisti la compagnia dei Nontantoprecisi, nata nel 2006 anch’essa in mezzo al verde per molto tempo nascosto dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà, e i Susi Susha, formatisi all’interno del Centro Diurno di Valle Aurelia nel 2011.

Due gruppi con diversi punti in comune (non da ultimi anche alcuni componenti) per due progetti che si svilupperanno parallelamente nel corso di questi mesi: un laboratorio teatrale aperto a tutto il quartiere di cui è stato offerto un assaggio dimostrativo e l’ascolto della prima tappa di un radiodramma basato su un’opera di J. R. Wilcock, Da un’onda all’altra, che verrà trasmesso in undici puntate online su Radio Sonar con il titolo Ascoltando l’onda. Come amano ricordare, ad incipit del loro testo vi è una frase fondamentale: «bisognerebbe muoversi», anche se si è impediti – beckettiana memoria – da sacchi di iuta, o se questo movimento è eco invisibile di cui rimane solo una traccia nelle parole. Un’indagine sul corpo ed una sulla voce che muovono entrambe da un simile presupposto di libertà d’esplorazione, che sia di sé o della relazione con lo spazio intorno, immaginando di raccontarlo fuori dai luoghi comuni e di ritrovare intimamente le motivazioni di un movimento che non nasca senza sapere perché, ma che sia frutto di una consapevolezza e di una ricerca autentica.

www.ascoltandolonda.sonarproject.net/
www.ascoltandolonda.sonarproject.net

Accompagnata da Antonio Sinisi – uno dei responsabili del progetto dei Susi Susha – all’ingresso della sala, un bambino con in mano un pallone, aria ferma e quasi adulta in un corpo di nemmeno dieci anni: «fa’ due tiri con me», mi dice. Più che un invito, nell’occasionalità di un incontro non programmatico, vi leggo un indicativo lasciapassare, o una premessa a quello che sarà un momento di partecipazione più che di distaccata visione. Una festa, si diceva, come a dire che in questa sede si è invitati tutti a partecipare. Più tardi sarà lo stesso bambino, vedendomi con carta e penna in mano a dirmi dell’inutilità di scrivere, che sarebbe bastato guardare. Ancora una volta scorgo nelle parole dette con semplicità una verità, di quanto il guardare sia un modo complesso di fare teatro. Nella sala, altra semplice epifania: mi accolgono la corpulenza e gioiosità di due componenti della compagnia, Vincenzo e Salvatore, che seduti in “platea” mi raccontano di Nino Pizza, conduttore dei Nontantoprecisi, e del lavoro sul paesaggio che, oltre a essere tema del laboratorio, è fulcro di un più ampio progetto tuttora in corso in diverse città d’Italia. Come quello portato a L’Aquila, la città fasciata che sembra ora vista per la prima volta, e che ancora mostra i segni non solo del terremoto di cui è stata vittima, ma anche di tutta quella serie di tragedie burocratiche, civili e sociali che ne sono conseguite; è per la compagnia un luogo da indagare per tappe, punto di partenza da cui sperimentare il proprio abitare lo spazio, come dimostrano i quesiti che Nino rivolge ai suoi compagni di gioco durante i loro esercizi, ripetutamente interrotti: «Ce l’ha un tempo questo spazio? Come ci entro, come mi metto in relazione? Non esiste uno spazio libero senza un corpo libero, che si costruisca gradualmente». La voglia è quella di esplorare dentro di sé ma di cercare anche fuori direttamente in strada nelle città ma soprattutto qui nel quartiere ogni venerdì pomeriggio, in un’apertura alla partecipazione dichiarata fin dall’inizio, che fa dell’ascolto con gli altri uno dei principi basilari del proprio training. In schiera non ci sono personaggi ma persone con il loro bagaglio corporeo, con difficoltà di movimento, con tic, con timidezze o con esuberanza; stanno sul fondo e aspettano che il gruppo si muova, che nella camminata possa acquisire unica massa, unico respiro.

Dello sguardo si diceva, e dell’attenzione e della cura di cui questo sguardo ha bisogno, anche e soprattutto per guardare cose semplici, cercare di riscoprire in quella semplicità un motivo per esserci in azione o in attesa, nella volontà di mettere sul campo quesiti che hanno segnato le pratiche di tantissimi maestri del Novecento: capire quando arriva la necessità di un gesto, fino a che punto la sua durata è effettivamente giustificata. Nell’azione il compito dato è ciò che àncora il corpo all’azione, a quel qui e ora, ma guai a rispondere solo a quel compito, non si può camminare senza sapere dove si sta andando. Ed ecco che quei principi acquistano altre profonde sfumature se rivolti a chi ha l’irrinunciabile necessità di trovare un proprio modo di essere nello spazio. Comunicare la ragione del perché si va, e nello stesso tempo governare il proprio tempo. Il teatro allora smette d’essere oggetto mercificato, da subire passivamente e riacquista nella consapevolezza e nella condivisione il suo senso primario.

Viviana Raciti

visto presso lo S.Cu.P di via Nola, 5 – Roma in Novembre 2013

ESPLUÀ
INIZIA L’ESPLORAZIONE
festa di presentazione
del percorso dei Nontantoprecisi
trasmissione radiofonica Ascoltando l’onda