Esiste un piano per cultura e teatro? Le istituzioni non ci hanno risposto

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Gianni Borgna e Ninni Cutaia. Foto isolachenonc’era.it – succedeoggi.it

Oggi, sul Corriere della Sera, Paolo Fallai dà per chiusa la partita del Teatro di Roma, niente Gassman, nessun bando pubblico come si vociferava in questi ultimi giorni e, come sempre accade in questa città, nessuna scelta rivoluzionaria, nessuna novità. Su quella poltrona ardente si siederà Ninni Cutaia, dirigente MiBACT e già direttore dell’Eti. Scelta di posizione, anche tatticamente intelligente, il tecnico insieme a Gianni Borgna alla presidenza (già assessore della giunta Veltroni e presidente della Fondazione Musica per Roma) dovrà traghettare lo Stabile fuori dalla palude della crisi economica.

Il Teatro di Roma vanta crediti con Regione e Comune per un totale di più di 6 milioni di euro ed è costretto a esporsi con le banche nonostante i bilanci non ne avrebbero bisogno. Per non parlare della questione del Teatro India, spazio del contemporaneo chiuso per lavori da quasi un anno, dai tempi del progetto Perdutamente.
Viviamo in una città di frontiera. Non siamo neanche l’ombra di una capitale occidentale. Una grande metropoli ha il dovere di mettere in risalto le sue migliori risorse e a Roma, fortunatamente, non esistono solo quelle dei beni antichi e archeologici: Roma è anche le sue 80 e più sale teatrali, molte in difficoltà e alcune già chiuse, Roma è anche i suoi cinema, quelli di quartiere dove andavi a spiare la vita a due passi da casa e che rischiano di diventare garage, alberghi, supermercati. Roma è i suoi artisti, le sue associazioni culturali, i festival e gli eventi impossibilitati a progettare il proprio lavoro a lungo raggio perché non sanno mai se e quando avranno quel misero contributo per il quale hanno vinto un bando.

Dopo il torpore della giunta Alemanno scopriamo, ancora una volta, che poco o niente è cambiato: le istituzioni accumulano debiti con artisti e teatri, poli strategici come il museo d’arte contemporanea (Macro) aspettano da mesi un direttore (la carica verrà messa a bando), e soprattutto non vi è una politica chiara, organica sul futuro culturale di questa città. Il discorso si ripete con la Regione che ha puntato molto sulla formazione e sul settore dell’audiovisivo, penalizzando però lo spettacolo dal vivo, senza tra l’altro dire una parola sulle Officine Teatrali, esperienza innovativa conclusasi nel silenzio della passata gestione con tanto di progetti non saldati.

Di tutto questo avremmo voluto parlare con gli assessorati alla cultura di Regione e Comune, non hanno voluto rilasciarci l’intervista, né un commento. Ma le domande vogliamo lasciarle qui, dando la possibilità ai nostri cari politici e dirigenti di rispondere, ma soprattutto ci serviranno come promemoria per gli immutabili anni a venire.

1. Nel caso delle politiche culturali quali sono le differenze con la passata amministrazione?

2. Il vostro assessorato ha un piano di politiche organiche e strutturate per il teatro?

3. Franco Scaglia, presidente del TdR, ha dichiarato che il Comune ha un debito con lo stabile di 783.000 euro per il 2013, la regione di 1 milione e 300.000 euro per il 2009, 1.175.000 per il 2011, 1.700.000 per il 2012, 1.700.000 per 2013. Quando e come verrà ripianato il debito?

4. Quale sarà il nuovo direttore artistico dello Stabile capitolino? Alcune voci parlano di un possibile bando di assegnazione dopo un interim di Lavia, è vero?

5. Quali sono i piani delle istituzioni per il Teatro Valle?

6. Il Valle, appunto, è occupato da più di due anni, tra quanto verrà occupato anche l’Argentina?

Andrea Pocosgnich
twitter @andreapox

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