Maniaci d’Amore, ma con leggerezza e ironia

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foto di Luca Lombardi

Non ti aspetteresti tanto pubblico nella pomeridiana domenicale in un teatro di periferia, eppure al Teatro Quarticciolo, nonostante parte della platea lasci qualche posto libero, gli spettatori, a occhio, sono più di cinquanta. Questo a dimostrazione che la nuova gestione è riuscita a riconquistare l’uditorio fedele alla precedente direzione del Teatro di Roma e probabilmente ad allargarlo. Una base di affezionati che la direttrice artistica Veronica Cruciani e i suoi collaboratori stanno coltivando nonostante le condizioni economiche proibitive di cui tante volte abbiamo parlato discutendo del bando di assegnazione e con la consapevolezza che il pubblico  (e ormai non più per l’applauso ma per l’incasso) è un punto imprescindibile per artisti provenienti da fuori città – senza claque al seguito.

Diverse volte abbiamo visto proprio la direttrice dello spazio o le sue collaboratrici prendere la parola prima dell’inizio di uno spettacolo per lanciare quello successivo, rubare due minuti di tempo a una compagnia affermata per presentare i giovani venuti da fuori. Accoglienza di cui ha beneficiato anche la compagnia Maniaci d’Amore. Duo composto da Luciana Maniaci e Francesco D’Amore (siciliana la prima e barese il secondo), incontro già paradossale di due cognomi che insieme vanno a comporre qualcosa di compiuto, in antitesi a ciò che accadrà sul palco, dove regnerà l’assurdo e l’imprevedibile.
Il nostro amore schifo comincia con una giovane e minuta donna in piedi sul tavolo (che insieme alle sedie di plastica crea l’essenziale scenografia), ha un gonnellino rosa e ci rivela che oggi è il suo compleanno. Il regalo arriva presto dalla platea, è un ragazzo, ed è la prima stoccata alla prassi comune, qualcuno lo ha scelto per lei. Ora sono una coppia, obiettivo una vita insieme, anche se lui inizialmente non vuole impegnarsi per l’infinito, ma sceglie un più modesto e ragionevole «per ora».

Il tema è quello supremo, indicibile, dell’amore, arma a doppio taglio in arte, materiale implasmabile se non a colpi di retorica e cliché. E anche grazie alla regia di Roberto Tarasco la coppia di interpreti usa gli stereotipi per un incalzante tiro al bersaglio. Sono due stralunati comici, capaci di rimanere sul filo di un’anti-recitazione che strizza l’occhio a certi intellettualismi e si sporca però di piacevoli sonorità dialettali che riportano la relazione su un piano quotidiano. D’altronde è di questo che si occupano, raccontano a modo loro una storia d’amore, con salti lunghi decenni – concentrazione degna del teatro sintetico dei futuristi –, le scelte premature, un aborto che arriva poco dopo che i due si sono conosciuti, l’esilarante incontro con i genitori di lei. Sono caratteri, più che personaggi veri e propri, fotografati  mentre si lasciano vivere, ma con una tensione e un’ironia da spaesamento che ricorda i personaggi del Nanni Moretti prima maniera.
«Sei duttile, malleabile e anche un po’ gassosa», risponde lui quando gli viene chiesto cosa trovi di interessante in lei. È un lavoro ancora ingenuo, drammaturgicamente da calibrare, per fare in modo ad esempio che i silenzi siano funzionali quanto gli scambi dialettici surreali, ma la strada è tracciata e di questi due giovanissimi artisti saremo curiosi di seguire il cammino.

visto al Teatro Biblioteca Quarticciolo, ottobre 2013

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Andrea Pocosgnich
twitter @andreapox

IL NOSTRO AMORE SCHIFO

drammaturgia di Francesco d’Amore e Luciana Maniaci
con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci
regia e luci Roberto Tarasco
allestimento tecnico Alberto Comino Roberto Tarasco