Il decentramento e la parola. Pippo Di Marca porta Carmelo Bene a Logos_2013

Logos_2013 Festa della parola – logo a cura di Studio Algoritmo

C’era chi non ne poteva più delle poltrone di velluto rosso, chi ricercava nelle piazze un senso di comunità perduta, chi nei boschi un movimento scevro da vincoli di qualsiasi tipo, chi nelle strade, nelle fabbriche e nelle cantine nuove persone che dessero voce a un’idea di teatro slegata dalle logiche istituzionali, da quelle che adesso definiremmo “mainstream”. Queste scelte che hanno attraversato tutto il Novecento continuano ancora oggi a reclamare la propria presenza, basti notare il proliferare di spazi teatrali che con incoscienza ammirevole sfidano le leggi del mercato per raccontare il proprio modo di fare teatro.

Potrebbe ancora valer la pena, allora, recarsi in luoghi in cui l’erba prende il posto dell’asfalto, l’offerta “a cappello” sostituisce il biglietto e la messinscena acquisisce la forma aperta in cui il pubblico diventa parte integrante della scommessa. Ed è proprio quest’adesione che rientra nell’idea alla base della III edizione di Logos_ 2013, non un festival ma una “festa” della parola che, partendo da una singola suggestione tematica, ha declinato all’interno del csoa eXSnia – Parco delle Energie  di via Prenestina una serie di eventi legati a diversissimi settori, certi che attraverso le sfaccettature del linguaggio si possa non solo scrivere, non solo proporre ma anche provare a trasformare positivamente il mondo circostante. Quanto mai adatta sembra esser allora la parola scelta quest’anno,”città”, in grado di coniugare editoria letteraria e fumettistica, musica, teatro, cinema, ambiente urbano, sostenibilità a impatto zero ed energie rinnovabili.

Per quanto sviluppate in quattro giorni, le varie attività rischiano un po’ la dispersione di un’offerta onnicomprensiva, cui forse servirebbe maggior concentrazione affinché ciascun discorso si sviluppi in maniera approfondita. Non resta che scegliere le chiavi da usare per aprire un’idea di città; la nostra serratura è stata il primo incontro teatrale della manifestazione, emblematico simbolo di quel decentramento cui facevamo accenno inizialmente. Pippo di Marca, uno dei nomi di quella piccola rivoluzione che si cela dietro all’insieme di eventi che va sotto la dicitura “Cantine Romane”, decide di affrontare il tema di Logos_2013 omaggiando un personaggio del calibro di Carmelo Bene, che proprio in quegli storici luoghi non-istituzionali fin dai Settanta tentò di riformulare esteticamente e produttivamente il Sistema-Teatro. Lo incontriamo poco prima di entrare nella sala centrale dove si sarebbe svolto Roma Palcoscenico Centrale. Passato. Presente. Quale futuro?. Col suo fare dimesso e insieme appassionato, racconta delle prime esperienze d’occupazione per far teatro sul territorio romano, ricordando come l’intellighenzia romana si riunisse per le prime volte a Centocelle assieme a Dacia Maraini, o quando Carlo Quartucci si spingeva a far teatro nel quartiere periferico della Borghesiana cercando, più che un’alternativa estetica, un diverso modo di proporre il teatro. Di questa eco ritroviamo traccia compressa in sala all’interno della lettura scenica (essenziale nell’impianto, composto soltanto da microfono e leggio) che ripercorre vita umana e artistica dell’a(u)ctor salentino sulla base di interviste, racconti e sulla biografia redatta a quattro mani da Bene stesso e dall’amico e collaboratore Giancarlo Dotto. Rispecchiata nel racconto è anche una parte di storia condivisa, dalle riflessioni sulla strumentazione fonica al rapporto tra poesia e voce (che egli stesso indicò come problematico opponendo la «voce della poesia» alla «poesia della voce»); dalle esperienze delle Cantine alla contestata direzione della Biennale di Venezia.

Pippo di Marca – Foto di Antonio Sinisi

Benché si tratti esplicitamente di un omaggio in cui le sue parole riecheggiano fortissime, rimanendo nell’imitazione di quella phoné estrema e più che mai singolare, bisognerebbe allontanarsi dalla tentazione d’incarnarne il ricordo, o il rischio è di esserne schiacciati. Carmelo Bene sosteneva di essere allievo di sé stesso, e per quanto la sua ricerca si sia a lungo soffermata sulle qualità espressive corporee e vocali – la “macchina attoriale” – queste non appartengono che a lui e alla sua storia, cui è possibile certo fare riferimento o insegnamento, ma che in mani diverse devono necessariamente fare i conti con altro.

Più interessante appare il tentativo successivo, alla fine della lettura scenica, di aprire un piccolo confronto con gli spettatori riguardo le tematiche precedentemente affrontate, tornando a quell’idea comunitaria in cui è il gruppo a costituire l’evento e non a subirlo semplicemente. Si tocca nuovamente il discorso del decentramento operato nelle Cantine, vero nodo tematico che legava la serata alla festa, emergono un po’ le eredità che ha lasciato l’esperienza (sia nei nuovi generi sia nelle persone che ne sono rimaste influenzate), quel riferimento al futuro presente già nel titolo della lettura. Eppure l’evidenza dei fatti ha dimostrato come davanti a un’apertura del genere questo momentaneo e informe gruppo sia ancora rintanato nella propria sedia e come l’idea di dibattere, di mettersi in gioco ed elaborare assieme nuove possibilità, sia ancora traguardo lontano da raggiungere. Ancora troppo abituati a una fruizione “passiva” dello spettacolo, cui non serva altro eccettuata la nostra presenza – partecipe nell’ascolto ma non nel dialogo – sfuma in breve tempo la dialettica; alla fame di condivisione subentra un altro bisogno di nutrimento, così, in sordina, si abbandona la sala. Probabilmente proprio in questo piccolo fallimento si cela la speranza che ci sia ancora bisogno di luoghi simili in cui potersi sperimentare, e nei quali iniziare a intendersi come parte di un’unica comunità, non di solo pane.

Viviana Raciti

Visto al csoa eXSnia – Parco delle Energie nell’ottobre 2013

ROMA PALCOSCENICO CENTRALE. PASSATO, PRESENTE. qUALE FUTURO?

di e con Pippo di Marca