Gli inquietanti fantocci di Progetto Brockenhaus

foto di Gianluca Muratori
foto di Gianluca Muratori

Purtroppo in presenza di pochi, ancora troppo pochi spettatori, la nuova stagione del Teatro Biblioteca Quarticciolo diretto da Veronica Cruciani (per conto della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea) si è aperta con il piccolo e significativo lavoro della giovane compagnia Progetto Brockenhaus, affiancata dalla storica Sosta Palmizi: La menta sul pavimento.
L’ingresso in platea ci obbliga a passare sotto un arco improvvisato, composto da una piccola bara di legno che i due performer, a testa bassa, sorreggono, prima di farle fare il giro della sala e di issarla infine sul palco, come in un ironico funerale di stato. Le atmosfere, le musiche, i ritmi e i colori ricreano una dimensione grottesca che al tema della morte e della mortalità strizza un occhio fortemente sarcastico, da dietro i codici visivi e stilistici di un inedito e macabro teatro dell’assurdo. I due abilissimi danzatori – abbigliati e truccati come polverosi fantocci in scala di grigi – agiscono con gli occhi sgranati e fissi e i movimenti spezzati di una coppia di sbilenche marionette. Come rapiti in una ipnosi sottile eppure difficile da frantumare, assistiamo a un complesso e preciso storyboard di pura pantomima, nel quale le figure kantoriane di Elisabetta Di Terlizzi e Francesco Manenti mostrano e nascondono i corpi, maneggiando il nonsense con la stessa nonchalance con cui affrontano (sempre senza parole che non siano vagiti e canti) i temi dell’educazione, del potere e del passaggio, di generazione in generazione, di un cupo destino. Tornano allora le parole della presentazione: «Un infantile gioco di parole che nasconde al suo interno più ambiguità: il lamento di una donna, il mentire dei bambini, la mente che tenta di razionalizzare».

foto di Gianluca Muratori
foto di Gianluca Muratori

In particolare quest’ultima immagine, il tentativo (vano?) di restituire a ciò che è in scena una forma razionale, sembra essere il gioco di questo strano arabesco, una sorta di nera graphic novel semovente in cui, insieme a danza e mimo, trovano spazio altre sfumature di stile e di linguaggio. I più elementari trucchi d’illusionismo (la bara che fa da schermo può far allungare gli arti a dismisura o dar modo, in una esilarante scena di parto, di estrarre oggetti come da una scatola senza fondo) si alternano a costruzioni coreografiche à la Obrazov in cui le gambe, da sole, prendono vita e animano conversazioni; fino alle proiezioni video, come il celebre “collasso” in diretta di Andreotti interrogato da Paola Perego sul futuro augurato ai bambini o gli sgranati dettagli sulle lacrime di un animale, dal sapore del cinema d’altri tempi. Dichiarati sono anche i riferimenti alla pittura di Sergio Padovani e alla pellicola jugoslava Sweet Movie di Dušan Makavejev. A spezzare felicemente la dualità del rapporto di forze in scena sono stranianti intermezzi cantati che trasformano le ninnananne in tormentati lamenti e l’inquietante ingresso di una testa di cavallo intabarrata in un nero mantello, un “fantasma del Natale futuro” che si fa oscuro presagio e presenza che assiste severa al disfarsi, appunto, del pensiero razionale.

In calce a un approfondimento sul progetto All! di Kinkaleri, qualche mese fa, aveva preso forma una riflessione sul fatto che le forme più astratte come la danza e le arti non propriamente narrative hanno sempre modo (e forse in parte responsabilità) di comunicare anche a chi non disponga di uno specifico bagaglio di conoscenze. Un mezzo è senza dubbio il canale emotivo, l’altro è l’uso di un linguaggio aperto, non eccessivamente ermetico, una forma che offra sempre una lettura multistrato della realtà che in scena vuole tornare a vivere. Traslata, come sempre, ma non necessariamente rinchiusa in una tecnica che espelle dalla comprensione chiunque non la padroneggi a fondo. Ecco un’altra felice dimostrazione.

Sergio Lo Gatto

Vai al programma 2013-2014 del Teatro Biblioteca Quarticciolo

LA MENTA SUL PAVIMENTO
Creato e interpreato da Elisabetta di Terlizzi, Francesco Manenti
Disegno luci Mara Cugusi
Musica Michele Zanni
Scena E. di Terlizzi & F. Manenti
Video E. di Terlizzi & F. Manenti
Collaborazione video Riccardo Palmieri, Emanuel Rosenberg
Collaborazione artistica Riccardo Palmieri, Giorgio Rossi
Produzione Elisabetta di Terlizzi, Francesco Manenti/Progetto Brockenhaus
Co-produzione Lo sguardo dell’altro, Sosta Palmizi artisti associati 2010, Arci Aur-Ora Rete Aretina 2011
Con il supporto di ​​Teatro di Castiglion Fiorentino and La Corte Ospitale-Rubiera (Re)