Al via le quattro sale della Casa dei Teatri per il 2013/2014

Foto Ufficio Stampa
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«Spero che non volino aeroplanini questa volta». Tra la speranza e il monito alla calma, Albino Ruperti amministratore delegato della società Zètema, con questa frase riporta l’attenzione a quanto accaduto nell’incontro di presentazione dei progetti relativi alla creazione della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea tenutasi il 7 dicembre 2012. Lo scorso 20 settembre la Sala delle Bandiere del Campidoglio ha visto i nuovi gestori del Teatro Tor Bella Monaca, del Teatro Biblioteca Quarticciolo, del Teatro del Lido e del Teatro Scuderie Villino Corsini presentare, assieme all’amministratore di Zètema e al nuovo assessore alla Cultura del Roma Capitale Flavia Barca, le proprie stagioni teatrali che cercheranno di concretizzare tale dibattuto esperimento di “rete di teatri”.

Queste pagine sono state più volte testimoni del corso delle vicende: dalla presentazione del bando – la cui scadenza troppo ravvicinata fu oggetto di contestazione, tanto da costringere l’allora assessore Dino Gasperini a posticipare la data ultima per la consegna dei progetti –  alla proclamazione dei vincitori; dai dubbi  sulle somme stanziate fino a quelli circa l’effettiva capacità di incidere sul territorio e sulla qualità delle proposte. Un progetto di tale portata a cavallo di due diverse Giunte rischia di divenire una questione estremamente delicata. Non a caso il nuovo Assessore a inizio conferenza non si è potuta esimere dal ricordare i passati momenti critici ribadendo tuttavia l’indispensabilità della Casa dei Teatri come sistema di arricchimento.
Traspare dalle parole dei protagonisti una comune volontà d’apertura al territorio già messa precedentemente in atto dai singoli teatri e dalle associazioni coinvolte, in modo da poter presentare una rosa di proposte rappresentanti anche il reale gusto dei fruitori degli spazi. Le possibilità di attuazione sono molteplici, per cui se Emanuela Giordano, direttrice della CTDC, parla della possibilità da parte dei cittadini – con tutti i rischi positivi e non che questa scelta comporta – di poter programmare un terzo dell’intero cartellone attraverso proposte raccolte direttamente dal portale on-line; diverso è il caso del Teatro del Lido di Ostia, in cui al comitato artistico si affianca «un’assemblea cittadina aperta e inclusiva» in grado di partecipare alle decisioni di programmazione e progettazione.

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Alla cooperazione si affianca un’attenzione alla formazione di cui diviene rappresentativo l’incontro Ma che cos’è questa drammaturgia contemporanea? dal 29 ottobre al 3 novembre 2013 e dal 13 al 18 maggio 2014, a cui seguirà un Osservatorio Critico formato da studenti e cittadini che potranno costruire e confrontare le proprie visioni. Numerosi anche i laboratori pratici realizzati coinvolgendo le scuole primarie (come Campo Scuola Teatro, dedicato alla scoperta della scenotecnica) e le università (Accordi imperfetti in collaborazione con Tor Vergata); progetti di mediazione fra teatro e realtà liminali come il carcere, diversamente abili, migranti, senza dimenticare le proposte promosse all’interno degli spazi delle Scuderie dell’ex Villino Corsini (ultimo tra gli spazi messo a Bando e gestito dal Teatro Verde) dedicate principalmente alla musica, al teatro ragazzi e al teatro di figura. Appaiono coerenti allora le parole dell’Assessore, la quale afferma che la politica in quest’ambito debba seguire un «metodo di partecipazione che promuova un incontro tra le istituzioni e le realtà teatrali», annunciando inoltre un incontro con operatori e municipi per «la discussione di nuove regole e strategie di gestione, di condivisione e di produzione entro il 30 ottobre». Sarà interessante scoprire quale sarà il dialogo anche con realtà antagoniste, che fin dall’inizio hanno contestato fortemente la Casa dei Teatri. Proprio il prossimo 29 settembre alcuni di questi collettivi insieme a cittadini, operatori dello spettacolo e insegnanti presenteranno nei lotti del Quarticciolo il manifesto Per un Teatro Pubblico Partecipato, frutto di assemblee aventi l’obiettivo di formulare «un progetto culturale, politico e sociale, un testo progressivo e modificabile dal quale partire per una proposta di gestione partecipata dei teatri pubblici».

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Ciascuno dei quattro luoghi designati, oltre a una programmazione condivisa – nella quale saranno attesi debutti ma anche lavori già apprezzati – proporrà da ottobre a giugno un proprio cartellone, alternando a compagnie emergenti altre già affermate: vincitori di premi, rassegne, eventi gratuiti, spettacoli di musica. Eppure la Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea è un esperimento ancora da completarsi: dei sei luoghi coinvolti il Teatro Elsa Morante – non ancora aperto – ospiterà parte degli incontri senza aver ancora una vera e propria programmazione, ed effettivamente poco si sa del Teatro di Villa Torlonia, se non che anche per questo spazio non è stata ancora definita l’apertura al pubblico. Così come resta un po’ complessa la reperibilità delle informazioni sul portale principale, che riporta notizie sugli eventi più ravvicinati ma che manca di quell’immediatezza necessaria affinché una proposta così ricca possa essere conosciuta ed esperita. Resta da capire, al di là delle intenzioni, dell’impegno finora dimostrato alla creazione di un progetto così vasto, quanto lunga e durevole nel tempo sia la progettualità dell’istituzione comunale. Al posto del lancio di dissidenti aeroplanini, a conclusione dell’incontro le poche domande poste a proposito rimangono sospese: ai se e ai come continuare la programmazione appena presentata l’unica risposta rimane avvolta in un alone di nebbia, che avvolge fatti ancora tutti da verificare.

Viviana Raciti

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