Salomè ha perso il lume – Costanza Givone a Kilowatt Festival 2013

Una scacchiera nella tangenza laterale di una fascio flebile di luce con accanto un calice pieno d’acqua. All’ingresso in sala Costanza Givone è già accovacciata, pronta a spostare i suoi personaggi per dare inizio al racconto, per farsi tramite d’incarnazione, per narrare la follia di uno dei personaggi più suggestivi della storia della rappresentazione. Salomè ha perso il lume è un viaggio nelle crepe ossesse della mente di quella principessa che volle la testa del Battista per puntiglio e forse per frustrazione. Dopo l’incipit quasi favolistico con rimandi al testo di Wilde, l’interprete nella seconda parte si lancia in una trasposizione iconografica dello spirito d’amore e morte, erotismo e macabra paranoia che si lega ad ogni forma di passione malata. Per quanto la costruzione delle immagini sia esteticamente valevole come pure è facilmente desumibile la volontà di restituire una forza di sentimento disfunzionale, la resa non ferisce. Il cannibalismo della creta di cui è fatta la testa di Giovanni non sconvolge, passa per i movimenti tra azione e coreografia, poco si arrampica sulla struttura scenografica che molto ancora potrebbe dare allo spettacolo, tenta di dar senso a quella calata di lampadine, al dispotismo della pazzia che si presume prendere il corpo senza riuscire ad insinuarsi negli occhi dello spettatore con un colpo d’orrore, con la necessaria lacerazione di fastidio per le viscere. Impossibile non chiedersi cosa porti di diverso a quella terribile, egoista, tracotante eppur perdente voluttà che accese l’immaginario dei secoli. (Marianna Masselli)

 

Una scacchiera pronta a raccontare una storia – più che a giocare una partita già vissuta – è il primo elemento a stagliarsi dal nero antro della scena: la versione della Salomè di Costanza Givone, pur partendo dal medesimo testo di Wilde, decide di concentrare tutti gli sforzi nel tentare di restituire l’essenza dell’amore viscerale e distruttivo della donna che, rifiutata, fece decapitare Giovanni Battista. Dall’iniziale narrazione operata anche attraverso oggetti, decide di allontanarsi a favore di un’esposizione di quella follia che è il fulcro dell’intero spettacolo: come in un ritratto debole e ingenuo, le slogature del movimento non riescono a superare quella forma tanto accuratamente costruita. Ci si dimentica nostro malgrado della struttura di lampadine che la sovrasta, finendo per rimanere decorativa nonostante i tentativi – blandi e troppo poco incisivi – di annetterla nel gioco scenico. La distanza viene rotta soltanto nella manipolazione di una testa di creta fresca: coccolata, baciata, presa a morsi, masticata, sputata, disfatta, ricostituita. In questo contatto concreto e reale con la materia, l’attore non ha bisogno più di fare e può permettersi di vivere.  (Viviana Raciti)

Queste brevi recensioni fanno parte di “Cartoline da Kilowatt 2013″

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Salomè ha perso il lume
di e con /concept, director and performer by Costanza Givone
scenografia e disegno luci / set and lighting designer Samuele Mariotti
assistente alla regia, design e video / assistant director, designer and videomaker João Vladimir
durata / lenght 45’