La Tempesta 6 – Amarcord veneziano

La Tempesta 6In una città più di altre vocata all’intrattenimento turistico come Venezia, la 42ª Biennale Teatro porta sui propri palchi una sequela maestosa di grandi nomi internazionali che a solo pronunciarli fanno l’effetto epico delle vecchie formazioni calcistiche, memoria popolare di altre generazioni. Ma nella spettacolarizzazione estremizzata delle produzioni, a ben guardare negli intersizi di una Biennale a metà del cammino, c’è tutto un movimento di pensiero e riflessione che da oggi in poi resterà negli occhi per risarcire l’esperienza in altro tempo, altro luogo che qui. È in questo settore che si colloca La Tempesta, quotidiano diretto da Andrea Porcheddu e realizzato da una squadra di giornalisti e critici già da tempo sulle scene – pardon nelle platee – dei teatri italiani.

L’edizione di oggi, la numero 6, indaga in apertura con Vincenza Di Vita il carattere politico del teatro di provenienza polacca, o che di Polonia va a trattare: è questo un modo puntuale di presentare il main event di stasera, il bernhardiano Ritter, Dene, Voss diretto dal polacco Krystian Lupa. Un’illustrazione di Mariagiulia Colace introduce la recensione che Sergio Lo Gatto dedica al Marketplace 76 di Jan Lauwers con la sua Needcompany, lasciando la colonna dell’editoriale a Martina Melandri che riflette sul disfacimento umano in questa Biennale molto presente.

Si gira pagina per letteralmente l’altra faccia, quella che relega sul “retro” della regia sia la critica internazionale (nelle interviste di Rossella Menna a Frank Raddatz di Theater der Zeit e di Marianna Masselli a Begoña Barrera di El Paìs) che la drammaturgia nell’altra intervista (forse troppe) di Rossella Menna a Fausto Paravidino, ritratto a penna in mano dall’obiettivo di Futura Tittaferrante. Poi tocca ai laboratoristi del ricorrente “Che ci faccio qui?” (oggi a cura Melandri/Lietti), con un fondo di Diego Pizzorno dedicato proprio agli interstizi, a ciò che si vede di passaggio mille volte e non si percepisce mai: la mostra “Amarcord” nei corridoi d’ingresso di Ca’ Giustinian. Chissà che un giorno, tra un grande spettacolo e l’altro, non si ricordi anche chi tiene in silenzio, senza clamore, il filo di ciò che lentamente rimane. (S.N.)

Scarica il pdf – La Tempesta numero 6 – mercoledì 7 agosto 2013

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