Incarnazione – Indaco/Laura Boato a Kilowatt Festival 2013

Limpida e netta sin dall’inizio, già dal titolo, la spinta che ha sostanziato la composizione del lavoro presentato da Laura Boato. Parafrasi motoria della nascita, restituzione figurata della creazione che si compensa dilatata nella sua breve durata (un quarto d’ora appena) grazie alla lentezza ieratica dei passaggi, alla calma quasi esasperata delle azioni. Un corpo nudo, puro nel suo candore perlato si avviluppa a quelli di due figure indicanti le entità genitoriali, ne desume il patrimonio, ne capta metaforicamente l’eredità organolettica e quella individuale prima di lanciarsi verso il mondo, di farsi accompagnare al destreggiamento con la società del consumo qui rappresentata – nemmeno troppo cripticamente – da un carrello. Riconoscibile il controllo del contatto e il pensiero che lo sottende, centrata la resa amniotica dell’atmosfera; resta solo una sensazione chirurgica, dovuta forse all’adattamento di luci infelice nello spazio di presentazione, una freddezza vitrea dello sguardo che non si addice all’accadere primigenio della generazione. (Marianna Masselli)

 

Incarnazione, secondo le parole della coreografa Laura Boato, si propone di raccontare in un tempo brevissimo ciò che ha naturalmente svolgimenti più lunghi, contraendo nell’arco di quindici minuti lo sviluppo di un’esistenza, dalla sua gestazione all’interno di uno spazio uterino – protezione tra le braccia di un uomo e una donna – fino alla sua nascita e inclusione dentro una società veicolata da un carrello da spesa che diventa nuova culla. Il lavoro, nato a seguito di un laboratorio, contiene in se la preziosità ed il rischio del lavorare con non professionisti. Dei tre performer sulla scena, due conservano volutamente il sentore della quotidianità imperfetta; se il loro essere persone e non danzatori si fa efficace segno estetico, nel momento in cui i codici della danza diventano più evidenti il loro potere evocativo in alcuni casi perde di forza. Il delicato equilibrio di questa performance andrebbe curato in ogni minimo dettaglio, dal momento in cui, dalla luce fredda anziché calda, dall’età della creatura “nascente” che in certi momenti mostra la propria identità sessuata non così androgina, informe, potenziale, come suggerirebbe il contesto, fino all’effettiva vicinanza con gli spettatori, lo spostamento di ogni minimo segno scenico suggerirebbe percorsi distanti dalle intenzioni preposte. (Viviana Raciti)

Queste brevi recensioni fanno parte di “Cartoline da Kilowatt 2013″

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INCARNAZIONE
coreografia / choreographer Laura Boato
performers Sandro Bullo, Michela Dal Bo, Laura Gagliardi
musiche / music Telefon Tel Aviv, Monolake
disegno luci / lighting designer Luca Ferro
costumi / costumes Daniel Tuzzato
durata / lenght 15’