Werner Schwab: la scultura della menzogna

Le presidentesse
Foto di Guido Mencari

La caratura progettuale è ciò che in ogni caso definisce un artista, delinea la figura e gli obiettivi, svela la sua intenzione creativa e quindi l’equilibrio tra infatuazione – di sé stesso e dell’arte – e quel magnetismo in grado di generare nuove continue rivelazioni sensibili. Ci sono allora teatranti che procedono lungo strade un po’ casuali, animati dall’unico grande progetto di produrre sé stessi in forme e modalità diversificate, altri invece che sanno privarsi di tale pur genuina compensazione di sé e si inoltrano in territori sconosciuti, case d’altri infestate da fantasmi propri, continuità esistenziale tra epoche ed esperienze differenti in cui rintracciare per apparizione le stesse manifestazioni della condizione umana. Tra questi è Maurizio Lupinelli, attore di lungo corso (noto il suo percorso con il Teatro delle Albe) e regista della compagnia fondata nel 2007 insieme a Elisa Pol: Nerval Teatro, che a Inequilibrio 2013 si misura con Le presidentesse, seconda tappa del “Progetto Schwab” che dedica all’autore austriaco un ciclo triennale di rappresentazioni per approfondirne il linguaggio e l’incidenza sul contemporaneo.

Il percorso di Nerval è animato da segni distintivi molto forti, sia nella scelta degli autori da indagare, sia nelle modalità espressive. Così se a Werner Schwab è dedicato un progetto che già in Appassionatamente si caricava di densità pittorica e tensione affettiva, lo stesso manto di cupezza e asfissiante pena del vivere coglieva il vecchio Ella di Herbert Achternbusch, ma anche i due soli Fuoco Nero e Magnificat di Antonio Moresco, fino al più recente e inesorabile Psicosi delle 4.48 di Sarah Kane. Un’aria filosofica e poetica attraversa invece Che cosa sono le nuvole, tratto dall’omonimo cortometraggio di Pier Paolo Pasolini e presentato lo scorso anno assieme a un gruppo di interpreti diversamente abili: in assenza di pietismo anche qui emergeva con evidenza l’intenzione di rivelare misura dell’uomo tra armonia e dissidio.

Le presidentesse
Foto di Guido Mencari

Tre figure femminili – una inequivocabilmente seduta su un water – si contendono uno spazio ridotto di lato alla scena, convivono in una sorta di asfittico complesso scultoreo, compresse in abiti sciatti e sudati (curati da Maria Chiara Grotto), animate dalla luce infreddolita e quasi esclusiva di uno schermo televisivo. In esso la vista di una celebrazione religiosa cui dichiarano frettolosa e cieca appartenenza misura bigottismi e menzogne, l’ipocrisia e il disagio di chi non sa dare forma alla propria esigenza di libertà. L’iniziale opacità della scena attorno al confronto reticente delle loro vite meschine, merito del dosaggio sapiente delle luci di Giacomo Gorini, si trasforma poi nella seconda parte distendendo in un manto più netto la luce traballante dello schermo, accentrando i tre personaggi in una scultura maggiormente manifesta e rivolta allo sguardo, dove lo spostamento fuori di sé determinato dalla terza persona rivela della precedente grottesca reticenza tutti i desideri inevasi e i conseguenti risvolti tragici.

Le presidentesse è un testo violento, che accresce la sua ferocia impiegando una fermezza priva di redenzione; Lupinelli, anche grazie alla cura drammaturgica di Rita Frongia, affina la sua ricerca sull’attore e ottiene, da ognuno dei tre personaggi, la qualità verbale in grado di produrre la completezza intima dell’immagine composta. Elisa Pol è la maligna mangiauomini Grete, Federica Rinaldi è l’ingenua Mariedl, lo stesso Lupinelli carica su di sé il goffo conformismo di Erna, che compie una trasformazione dalla ligia ed esteriore compostezza all’animosa crudeltà; in platea se ne avverte tutta la tensione, una continua sensazione di disagio che permette quella delicata e onerosa opera di ferire chi ascolta sul corpo di chi è colpito, rintracciando in tale relazione muta e invisibile la missione di chi è attore, letteralmente colui che agisce sé stesso ma – si badi – mai a sé stesso rivolto.

Simone Nebbia

Visto a Inequilibrio Festival in luglio 2013

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Nerval Teatro
LE PRESIDENTESSE
di Werner Schwab
adattamento drammaturgico Rita Frongia
con Elisa Pol, Federica Rinaldi, Maurizio Lupinelli
regia Maurizio Lupinelli
assistente alla regia Michele Bandini
costumi Maria Chiara Grotto
disegno luci Giacomo Gorini
un ringraziamento particolare per la collaborazione a Claudio Morganti
produzione Nerval Teatro, Armunia/Festival Inequilibrio,
Sistema regionale dello spettacolo dal vivo Regione Toscana
con la collaborazione di Comune di Guardistallo, Centro Artistico Il Grattacielo

Comments
  • zombie 26 luglio 2013 at 08:49

    continua a mai capirsi un vostro giudizio, chiaro, senza ‘nascondimenti’… così è troppo facile!

  • Simone Nebbia 30 luglio 2013 at 09:42

    Gentile Zombie, a me pare abbastanza argomentato il pezzo… tuttavia accetto la sua considerazione come stimolo. Questo in relazione alla chiarezza di giudizio, quando poi invece si riferisce a ipotetici “nascondimenti” non le sto più dietro e non capisco di che parla. In ogni caso che così sia facile non creda, molto di più sarebbe essere più chiari, netti, magari mettere pallini o stelline perché un giudizio sia finalmente “scoperto”…o no?

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