Alle Orestiadi di Gibellina arriva la danza: Castello e Sieni

"Carme Trita"  Roberto Castello - foto Giorgio Sottile
“Carme Trita” Roberto Castello – foto Giorgio Sottile

Arriva la danza sul palco di Gibellina, così dopo la scoperta del teatro visionario di Vincenzo Schino ci immergiamo nelle opere di due importanti coreografi, Roberto Castello e Virgilio Sieni.
Il primo lavoro Carne trita, del coreografo lucchese Roberto Castello di Aldes Teatro, sorprende per la levità, l’ironia dissacratoria che pervade la messa in scena. Corpi che si stiracchiano, sbadigliano, si allungano, si deformano in strane angolature, perdono la propria aura sacra. Il movimento scandito da impulsi (azione-reazione) procede a scatti, si interrompe, si blocca, dilania i corpi. È una dynamis il cui fluido rimbalza tra due poli, casualità e intenzionalità, considera il corpo e il gesto intenzionalità, ossia un dirigersi verso il mondo per esplorarlo, per esserci o forse per sottostare alla banale casualità del cosmo. Corpo e voce sono i luoghi dove la soggettività emerge e dove i percorsi dell’esperienza si vanno tessendo. Il flusso dinamico recupera archetipi intimamente legati alla fisiologia e all’espressione emotiva come un viaggio nell’istinto, ma un viaggio che non si prende troppo sul serio, si diverte anzi a ridurre l’essere umano a vita biologica, a carne. Tuttavia la ricerca di Castello si concentra proprio sulle sperimentazioni vocali, una voce trattata come materia, materia acustica, radicata nella carnalità di corpi che esistono proprio in quanto voci. Una voce primigenia che non si preoccupa del significato, che pertanto vibra e vuole solo rappresentare come dice Calvino che «c’è una persona viva, gola, torace, sentimenti». Dunque una fonazione a-logica rispetto alla disciplina del linguaggio codificato e che pertanto si carica di forza eversiva, rovescia la priorità dell’aspetto fonico rispetto a quello semantico, si mette in ascolto di ciò che una voce, solo e soltanto in quanto voce, significa: il piacere di dare forma alle proprie onde sonore, trasformandole in puro movimento.

Tra i due lavori di Virgilio Sieni, si è visto il primo: Sonate Bach davanti al dolore degli altri. Esso prende spunto da un’interessante riflessione sulla funzione dell’arte e trae ispirazione dal libro di Susan Sontag Davanti al dolore degli altri, che si interroga sulla sovraesposizione mediatica cui l’uomo moderno è sottoposto e il modo in cui le coscienze reagiscono alla rappresentazione – reale o artificiale che sia – del dolore degli altri, di altri popoli, popoli lontani che vivono la tragedia della guerra. Le coreografie di Sieni rielaborano il concetto della rappresentazione, che è soprattutto quello della fruizione artistica, su come l’arte possa contribuire ad anestetizzare o ad acuire la percezione della sofferenza altrui, la “pietas”.

"Sonate Bach" Virgilio Sieni. Foto di orlando Caponetto
“Sonate Bach” Virgilio Sieni. Foto di orlando Caponetto

Le eleganti, armoniche, perfino classicheggianti coreografie di Sieni figurano un dolore composto, allontanato, esorcizzato nel valore estatico della bellezza. Gli elementi sono minimi, 11 coreografie per 11 date e città da ricordare: Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul, nomi e numeri proiettati sul fondo, mentre il movimento degli eccellenti danzatori (Giulia Mureddu, Sara Sguozzi, Nicola Cisternino, Jari Boldrini), compone un gioco con la morte che può persino diventare bella, perché la bellezza sta nell’occhio di chi guarda.

Come in una “pietà” la contemplazione della sofferenza diventa forma, perfezione, con l’intento dichiaratamente etico di elevare l’individuo al di sopra del male e del tempo. Un godimento di forme, potremmo dire, membra che cadono pesanti senza vita, cerchi che ricordano La danza di Matisse, una forma che diventa umana e che contiene la sua verità in se stessa, nella sua armonia, nella sua temporalità e mobilità. Tralasciando l’inserimento, piuttosto forzato, delle immagini tratte da Cani e bambini di Sarajevo di Adriano Sofri, il nodo centrale di questo lavoro sembra comunque nel rapporto con le sonate di J.S.Bach, suonate dal vivo. In quella musica che non sempre coincide con l’inizio e la fine delle coreografie, sensuale e religiosa al tempo stesso, in cui la spiritualità è indissolubile dalla seduzione e che respira di preghiera e rassegnazione, intravediamo un «lamento senza tristezza», come ebbe a dire Pasolini e come possiamo noi, rubandogli le parole, definire questo spettacolo.

Filippa Ilardo

Visti alle Orestiadi di Gibellina in luglio 2013

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CARNE TRITA
CONCERTO PER VOCE E DANZA

progetto, regia, coreografia ROBERTO CASTELLO
danza e voce MARIA FRANCESCA GUERRA, ALESSANDRA MORETTI, FABIO PAGANO, GISELDA RANIERI, IRENE RUSSOLILLO
luci e fonica LUCA TELLESCHI
collaborazione disegno luci PAOLO RODIGHIERO
produzione ALDES in collaborazione con Fondazione Università di Ca’ Foscari/Teatro di Ca’ Foscari e Associazione Didee (TO)
con il sostegno di MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali / Direz. Generale per lo spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA/Sistema Regionale dello Spettacolo

SONATE BACH
di fronte al dolore degli altri

regia Virgilio Sieni
interpreti Simona Bertozzi, Ramona Caia, Massimiliano Barachini, Pierangelo Preziosa
scene/luci luci Vincenzo Alterini
musiche J.S. Bach, Sonaten für Viola da Gamba und Klavier
e… immagini video tratte da I cani e i bambini di Sarajevo (1994) di Adriano Sofri
costumi Giulia Pecorari
produzione Compagnia Virgilio Sieni, Comune di Siena, Comune di Firenze
in collaborazione con Festival Chiassodanza, RED Festival Reggio Emilia Danza, CANGO – Cantieri Goldonetta Firenze
spettacolo realizzato con il sostegno di a.Artisti Associati
Circuito Danza del FVG