INSANAmente Riccardo III: Roberta Torre negli abissi umani

Insanamente Riccardo III
Foto di Paolo Galletta

Un’idea teatrale forte, capace di ribaltare tutte le prospettive, di far confluire ogni cosa nel suo opposto: anormalità – normalità, malattia – salute, pazzia – lucidità, potere – sottomissione, verità – rappresentazione, arte – non-arte. C’è una forza estrema, forse salvifica in questo INSANAmente Riccardo III di Roberta Torre, in scena al Teatro Garibaldi Aperto di Palermo lo scorso 6 Giugno.
Lo spettacolo nasce da un progetto di laboratorio, ideato insieme all’Associazione Stupenda-Mente, diretto dallo psichiatra Marcello Alessandra, che ha coinvolto venti malati mentali, sulla scena insieme ad attori. Ed è proprio questo percorso, durato diversi mesi, che ci fa trovare davanti persone che vivono l’arte non come mestiere, ma come esperienza totalizzante dell’esistenza, come sopravvivenza, istinto, espressione, libertà, che dà la misura del percorso artistico di questo progetto. E non si tratta certo di voler attribuire un valore terapeutico, il che sarebbe riduttivo, al fare teatrale, ma esso è proposto come una possibilità di esplosione di energie profonde, di azioni viscerali, di mutamenti e trasformazioni. Ma è anche un’indagine sul confine tra verità e finzione che nella rappresentazione drammatica conflagrano.

Sarà per questo che lo spettacolo, prima ancora che solleticare la sensibilità letteraria dello spettatore e forse tradendo, spudoratamente e volutamente, il testo di partenza che è il Riccardo III di Shakespeare, si presenta più che altro come un racconto emotivo, trasbordante, fatto di corpi, di quadri scenici di grande resa visiva. A partire dalla prima scena, in cui da cumuli di cenci sparsi e abbandonati escono all’inizio solo membra scomposte e poi un uomo-donna, un travestito con tacchi altissimi, sensuale e dolente; egli prima compone un altarino con lumini, poi finisce per appropriarsi del trono del re e da costui viene annientato, sepolto tra abiti abbandonati. Allora una preghiera corale e multilingue comincia a vibrare, e coinvolge tutti coloro che prima si inginocchiavano ed esaltavano quel re, troppo forte, troppo violento, quindi deforme.

Insanamente Riccardo III
Foto di Desideria Burgio

Un’umanità sbilenca che cerca una guida, una salvezza, che gioca con abiti dismessi, in un procedere vano e senza senso (al tal riguardo sembrano molto espressivi i movimenti coreografici di Giuseppe Muscarello, come azzeccati risultano i costumi di Dora Argento), una deformità morale, interiore, invisibile, fatta di brama di sopraffazione che è quella di Riccardo III.
Ma a questo punto avviene un ribaltamento di prospettiva, gli attori indossano dei pesanti occhiali a spirale rossi che permettono, forse, di vedere oltre, di attraversare le apparenze: è allora che si accusa la presenza del pubblico, il travestito mostra agli spettatori uno specchio, gli attori buttano addosso alle persone cenci, qualcuno ci conta: ogni azione ha bisogno del suo pubblico, ogni misfatto della sua approvazione, ogni potere di una massa di sopraffatti, ma ogni sopraffatto è allo stesso tempo complice e carnefice, fino alla conclusione: «Siamo tutti Riccardo III».
Non stupisca quindi che abbiamo parlato di tradimento, né sembri che il tradimento sia una pratica negativa di un lavoro registico che ha mirato a ingigantire i gangli, le connessioni, i punti di snodo offerti dal testo, in un sovvertimento di logica e angolazioni.

Che poi la tessitura drammaturgica, il nodo tematico dello spettacolo potrebbe arrivare ad una maggiore centratura, si può, forse, perdonare ad uno spettacolo costruito sul procedere delle emozioni, dove la trama è scandita dall’emotività drammatica che diventa lirica, segnata dalle atmosfere musicali allucinate e vibranti di Enrico Melozzi. Soprattutto se la fragilità e la forza, la possibilità e l’impossibilità, lo sguardo e l’implosione della vista, il grottesco e il poetico si mischiano alla verità, la verità di quei corpi, di quegli esseri, crudeli e teneri, sublimi e volgari, randagi e impauriti. La verità di quelle persone diventa una pulsazione ritmica, un flusso continuo, trapassa lo spazio e investe gli spettatori, spalanca le porte del nostro buio esistenziale, per mostrarci senza pudore la lucidità della follia. Una verità insomma che si rappresenta, che diventa finzione, e, come tale, rappresenta l’uomo, le sue ombre, i suoi insondabili abissi.

Filippa Ilardo

Visto al Teatro Garibaldi Aperto di Palermo in giugno 2013

INSANAMENTE RICCARDO III
Regia e drammaturgia Roberta Torre
Improvvisazioni musicali al violoncello di Enrico Melozzi
Coreografie Giuseppe Muscarello
Scene Massimiliano Carollo
Costumi Dora Argento
Trucco Cetty Lo Cascio e Stefania Galatolo
Parrucchiere Franz Aguglia
Disegno luci Gigi Spedale
Con Rocco Castrocielo, Antonio “Fester Nuccio” Bruno Di Chiara, Alberto Lanzafame, Maria Grazia Maltese, Giulia Santoro, Saloua Amidi, Ada Nisticò, Emanuele Di Pace, Gerardo Scalici, Giuseppe Beringieri, Paola Bonanno, Maria Capizzi, Davide Drago, Antonina Fragale, Giuditta Jesu, Francesco Lo Grasso, Giovanni Mendola, Annateresa Riggio, Renato Satta, Francesco Scibetta, Alessandro Valdesi
Assistenti alla regia Gianni Cannizzo, Daniela Mangiacavallo
Assistente ai costumi Luisa Mulè
Assistente scenografo Roberto D’Alia
Produzione Per Associazione Stupendamente: Marcello Alessandra, coordinamento Grazia Pernice