Tra scienza e poesia, l’uomo è un oggetto quantistico

foto di Monica Condini
foto di Monica Condini

Può la fisica quantistica contribuire a risolvere i nostri problemi quotidiani e a vincere gli eventi tragici della vita? È possibile raggiungere un connubio tra scienza e poesia? Una ricerca sperimentale è tanto migliore quanto meno è astratta e quanto più riesce a ravvivare la mente e l’immaginazione degli uomini, così come a stimolare il loro senso etico? Queste sono solo alcune delle domande che sorgono dopo la visione de Il principio dell’incertezza, lo spettacolo dell’attore Andrea Brunello e del musicista Enrico Merlin che ha debuttato nella terrazza della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento (e verrà ripresentato in lingua inglese al Fringe Festival di Edimburgo in agosto 2013), introducendo il ciclo di conferenze Scienza dietro le quinte. E le risposte che essi offrono sembrano essere ottimistiche e affermative.

Lo spettacolo si presenta come una lezione di meccanica quantistica del professor Lapage – interpretato da Brunello nonché alter ego fantastico del fisico e divulgatore scientifico Richard Feynman, vincitore del premio Nobel per la Fisica nel 1965, a cui il lavoro è dedicato. Il personaggio ripercorre per sommi capi la storia, le principali scoperte e le implicazioni pratiche della teoria. Ma come ogni oratore che non voglia limitarsi a trasmettere nozioni o definizioni, preferendo invece farle fisicamente “assimilare” ai suoi ascoltatori, Lapage accompagna con lavagne e formule matematiche un uso suggestivo del corpo e di una serie di analogie fantasiose. Da qui derivano da un lato molte azioni fisiche utili ad agevolare la comprensione dei punti più teoreticamente ostici del suo discorso – come la riproduzione reale dell’esperimento mentale del gatto di Schrödinger attraverso l’ausilio di una scatola e di Skippy, il gatto peluche della figlia di cinque anni del professore. Dall’altro prendono vita memorie d’infanzia e l’attribuzione di caratteri umani agli oggetti di studio (per esempio, il sapere e la curiosità che l’elettrone, beffardo, usa per prendere in giro lo studioso interessato al comportamento di un’onda o di una particella), che sottolineano quanta vita e musicalità possiedano gli atomi che compongono l’universo. Questa “musica” è poi materialmente portata sulla scena dagli intermezzi musicali di Merlin, posto dietro un pannello reso all’occorrenza trasparente da un riflesso di luci rosse.

foto di Monica Condini
foto di Monica Condini

A poco a poco, tuttavia, si scopre che le azioni e le analogie hanno, più che una funzione didattica o euristica, un forte peso teatrale. Lapage ricorre infatti a queste (e in senso lato alla propria lezione) per cercare di affrontare la perdita della figlia di cinque anni, di cui tiene stretto intorno al collo il nastro giallo che le tratteneva i capelli. Lo spettatore comprende così come la scienza arrivi a riguardarlo molto da vicino. Lapage spiega la fisica quantistica non per ricavarne fama, potere e denaro – anzi, egli vi gioca con distratto disprezzo in apertura dello spettacolo per illustrare la teoria della relatività –, bensì per difendere l’intuizione poetica che l’uomo sia un oggetto quantistico. Certo «più grosso» di quelli abitualmente studiati, ma per il resto niente affatto dissimile. Gli stessi principi che regolano l’elettrone regolano dunque l’uomo, il gatto o la moneta, incluso il principio di indeterminazione di Heisenberg, che il professore ribattezza «il principio dell’incertezza» e che sostiene che nessun evento trovi una causa determinante e oggettiva, ma abbia solo un grado di probabilità di prodursi, e che questa dipenda da un atto di osservazione. Ciò apre la possibilità che la morte della bambina sia solo l’apparenza di un’osservazione contingente, quindi che essa sia in realtà ancora viva in un altro punto del cosmo. Il professore può dunque andare in cerca di lei, per abbracciarla e riconsegnarle il piccolo Skippy.

Tramite la vicenda-lezione di Lapage, lo spettatore arriva a capire che la fisica può rimediare alla perdita tragica di un proprio caro, può confondersi fino a identificarsi con la poesia e offrire grandi risorse all’immaginazione o criteri di condotta per la vita etica. La meraviglia che scaturisce dalla meccanica quantistica può così essere paragonata all’horror di Lucrezio, al piacere sconvolgente ma rasserenante che, se divulgata in forma poetica o in questo caso teatrale, la scienza della natura offre a chi la coltivi e persino a chi ne sia del tutto ignorante.

Enrico Piergiacomi

IL PRINCIPIO DELL’INCERTEZZA
(ispirato a Richard Feynman e dedicato a mio figlio)
di Andrea Brunello
con Andrea Brunello e Enrico Merlin
musiche originali composte, realizzate ed eseguite da Enrico Merlin
regia di Anrea Brunello
luci e supporto tecnico di Andrea Lucchi
organizzazione di Francesca Pegoretti