Ne(x)twork. La contestazione al premio. Le repliche della direzione e del vincitore

Raccogliamo in questa pagina gli interventi scaturiti dopo la pubblicazione del documento inviatoci dalla compagnia Quotidiana.com e sottoscritto anche da Teatrostalla. Viene contestata l’assegnazione del premio Ne(x)twork 2013 a Dionisi Compagnia Teatrale. Gli altri artisti selezionati per il concorso (e naturalmente i lettori) possono commentare negli spazi abituali. TeC

Ne(x)twork. Contestata l’assegnazione del premio alla compagnia Dionisi

Quotidiana.com e Teatrostalla, partecipanti e finalisti del bando Ne(x)twork, denunciano l’incompatibilità del lavoro presentato dai vincitori del premio, il gruppo di Renata Ciaravino Compagnia Dionisi, con il bando ideato da Teatro Orologio e Kilowatt…

 

Ne(x)twork. La risposta della direzione artistica

Pubblichiamo qui la replica della direzione artistica di Ne(x)twork al documento firmato dalle compagnie Quotidiana.com e Teatrostalla. TeC…

 

Ne(x)twork. La replica della compagnia Dionisi

Spazio anche alla compagnia vincitrice del Premio Ne(x)twork, in risposta alla contestazione di Quotidiana.com e Teatrostalla…

Comments
  • roberto 13 maggio 2013 at 21:53

    Ecco la mail che ho inviato a Renata Ciaravino contenente insulti e macabra ironia.
    Probabilmente si riferiva a me e per “eleganza” non mi cita.

    Di questi tempi basta digitare al plurale un dio dell’olimpo per essere
    paragonato al Ministero per la Sicurezza di Stato

    ——– Messaggio originale ——–
    Oggetto: Sigilliamo il tutto???
    Data: Tue, 07 May 2013 22:13:52 +0200
    Mittente: Roberto Scappin
    A: Renata Ciaravino

    Cara Re,

    hai corso al bando dopata, portando nel baule
    sacche ematiche, hai aumentato, in questi anni di
    lavoro sul progetto il suo rendimento fisico e le sue
    prestazioni.

    Immagino che questa figura retorica tu la possa trovare incongrua
    ma io la penso così! Sei stata scaltra e se posso permettermi
    trovo il tuo diario-relazione-autoassoluzione infestante. Ammorbante, concordo con te.

    Se volessi davvero dare valore alle obiezioni che sono state poste dovresti
    decidere di ritirare il progetto, ma dubito che lo farai.
    Peccato, per te era un’occasione allettante per fare un gesto
    sincero, ma il demone del palcoscenico ci possiede tutti.

    Io non ti starò ad ammorbare, ho letto il bando e quando
    ho incontrato l’aggettivo “inedito”: non ancora di dominio pubblico,
    nuovo, inimmaginato, ho pensato che se avessi partecipato avrei
    dovuto immaginare qualcosa che non avevo ancora immaginato… inedito.
    In questo caso non avrei “Potuto essere te.”

    Per questo dico che sei stata scaltra, hai concorso al bando con qualcosa
    di già profondamente immaginato e non sconosciuto, ignoto.

    Filosofie… ma tu sei ancora molto attaccata all’infanzia e, come si sa
    l’infanzia soffre del fantasma della purezza e del desiderio di voler partecipare
    a tutti i costi. Magari dopati!

    Siamo nella nebbia, aspettiamo che appaia la grande visione, scorreggiamo
    a tavola e desideriamo il desiderio, come in Amarcord.

    Comunque puoi tranquillamente fottertene di queste mie considerazioni, queste “ombre”
    e goderti la vittoria senza amarezza.

    In bocca al lupo a te, ad Anna che compila i bandi, alla scenografa e
    ad Arrianna.

    un amico inedito
    roberto scappin

  • Giuseppe Stumpo 14 maggio 2013 at 12:37

    risposta sensata la vostra, come quella da parte della direzione del premio!
    da semplice spettatore amante del teatro di ricerca, mi intristisce vedere come la crisi economica imperversante anche in ambito teatrale porti teatranti che reputo intelligenti (i quotidiana.com, la cui intelligenza ho peraltro evinto dall’unico spettacolo vistone con piacere l’anno scorso a santarcangelo – l’altra compagnia non la conosco) ad accapigliarsi, arrampicandosi un po’ sugli specchi, per una medaglietta in più. forse sarebbe il caso di fare a meno delle medagliette, e – da un altro versante, quello di chi le offre – non metterle proprio in palio….sempre ‘sto bisogno di credenziali, possibile che siano proprio indispensabili per girare un po’ di più a destra e a manca per l’italia, care compagnie? non bastano i pareri e le recensioni che si leggono nei numerosi luoghi ad esse deputati?…..non sono un addetto ai lavori e il mio sarà forse un parere un po’ ingenuo, chissà….e comunque, e a (s)proposito, quando venite per la prima volta a venezia, cari quotidiana.com?

  • roberto 15 maggio 2013 at 19:51

    Tralascio preamboli formali che mi suonano e possono suonare mistificatori. Una volta appreso il nome del vincitore del bando per curiosità sono andato a cercare in rete qualche informazione sui Dionisi per vedere che tipo di lavoro portavano avanti, non per scovare altarini sdrucciolevoli. Non avrei potuto decidere di non partecipare al concorso in quanto non ero a conoscenza che il loro progetto “Potevo essere io” aveva già subito un percorso di ricerca e una o più presentazioni pubbliche con sbigliettamento.

    La d.a. come lei stessa afferma era a conoscenza della “lettura” al festival Luoghi Comuni di Brescia quindi avrebbe potuto lei avvisare, di questo lubrìco precedente, le undici compagnie ammesse alla competizione, cosi da dare alle stesse la possibilità di scegliere di non partecipare alla finale. Probabilmente qualche gruppo avrebbe potuto trovare scivolosa la questione e magari avrebbe potuto evitare di rischiare di rompersi un arto.

    La d.a. dichiara di non ritenersi un agente della Stasi, ma probabilmente alludeva a noi richiamando gli agenti teutonici. E’ questo spropositato paragone, unitamente alla decisione di attribuire ugualmente il premio ai Dionisi, che inquieta.

    L’altra sera vittima del quotidiano ho sentito la Santanchè citare la Stasi, strane analogie.

    Esercitarsi nell’arte complessa del dubbio dovrebbe valere anche per voi, visto che non avete avuto nessun tentennamento nel confermare l’attribuzione del premio; in modo risoluto non avete minimamente voluto dare credito alla questione sollevata non solo da quotidiana.com e da Matteo Latino, ma anche da altri gruppi che hanno trovato l’assegnazione del premio controversa, decidendo però di addossare ogni responsabilità ai Dionisi (sostenendo che dovevano essere loro a fare un passo indietro) e nessuna alla direzione artistica, perché la buona fede di Luca Ricci, per loro, non era da mettere in discussione. Di questi tempi, in cui la buona fede non si mette neppure più al dito. Io non credo che il progetto di Dionisi sia da considerarsi un nuovo progetto di ricerca perché, come sostiene Vucciria Teatro è generato da una precedente semina.

    Vi siete sentiti messi alla gogna: noi non abbiamo mai avuto il collare di ferro tra le mani, almeno nei vostri confronti.
    Perché mettete le insopportabili virgolette ai termini regola, spirito?
    Io il dolo l’ho sentito ma con alcune assunzioni di malox passerà. A chi tocca si ingrugna.

    Un bando non può far scaturire duplici interpretazioni altrimenti qualche soggetto si sentirà sicuramente colpito dall’artificio, ma a voi basta promettere che il prossimo anno farete meglio. Insindacabile è un temine offensivo, da governo totalitario, però è efficace e ribadisce la volontà della direzione. Mi auguro che un giorno sarete così savi da prendere altre direzioni, ma non certo per favorirmi.

    Se per un istante vi foste proiettati all’epoca della DDR non saremmo qui a pattinare tra gli ingranaggi ingrassati delle regole, delle trasparenze impossibili, del buon senso che non avete più citato. Noi non abbiamo mai contestato la scelta dei visionari che è incontestabile ma l’interpretazione che del bando è stata data: contestabile.

    Non vi chiedete se siete riusciti o meno a non creare dolo, dite che non spetta a voi farlo. Certo, evitate di farlo per non dovervi trovare in disaccordo con voi stessi. Continuiamo a non accettare e accogliere la vostra decisione, coerenti con la nostra opinione, ma voi giocate la carta dell’insindacabilità a tutela della vostra ambigua decisione. Una scelta talmente inaspettata da farci pensare al sussistere di interessi particolari.

    Dal fatto scaturisce il diritto.

    Roberto Scappin
    Quotidianacom

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