Ridere di un amore. La sua metafisica è uguale per tutti

foto di Le brugole

Spesso ci siamo interrogati sulla funzione del teatro civile pensando ai grandi narratori dei nostri tempi, quelli capaci di tenere lo spettatore per le redini dell’emozione e contestualmente avere la forza – narrativa appunto – di trasmettere qualcosa in più nel racconto di un paese. Perché se a molti di noi questo può culturalmente sembrare un paese al contrario, per altri la situazione è ribaltata; il teatro ha ancora – se mai l’ha avuto – un ruolo in tutto questo? Di sicuro se ne smarca quando facilmente si trasforma in sedute di auto commozione, in questo caso l’ordine tra palco e platea viene mantenuto senza sussulti e senza sussulti gli spettatori se ne tornano a casa ancor più convinti che il proprio mondo sia capovolto. Il riso ha un potere anarchico capace di mettere in luce il ribaltamento, ma anche in questo caso è facile imbattersi in comici in grado di mantenere in vita un codice ormai logoro, quello di un certo cabaret televisivo fustigatore dei costumi sociali – ovvero la bonaria parodia del marito trascinato dalla moglie all’Ikea –, come è altrettanto facile imbattersi in una satira politica innocua in partenza perché rivolta a una platea di fedeli.

Il teatro ha dunque la possibilità di alzare il coperchio su qualcosa che bolle da sempre e nessuno ha mai il coraggio di scoprire e la comicità può facilmente favorire questo compito. D’altronde un tabù non è più tale nel momento in cui viene palesato e ancor di più se affrontato con ironia. Al teatro Petrolini fino alla domenica di Pasqua è stato possibile incontrare Le brugole compagnia milanese che con un duetto di giovani attrici uscite dalla Paolo Grassi mette in scena Metafisica dell’amore, spettacolo in realtà già replicato a Roma la passata stagione. Il tabù che Roberta De Stefano e Annagaia Marchioro tentano di smitizzare è quello dell’amore lesbico; il mezzo è a metà strada tra un’atipica stand-up comedy e la rivista, brevissimi monologhi si alternano a fulminei dialoghi e sketch. Tipi e comportamenti sociali vengono messi alla berlina come accade nei più paludati cabaret, ma in questo caso il risultato è l’azzeramento di uno stigma discriminatorio, il tabù circa l’alterità di una relazione amorosa tra due donne è disinnescato.

foto di Simona Gamba

Merito non solo dei testi di Giovanna Donini e Andrea Midena, ma anche della bravura delle due interpreti, all’altezza nei cambi di registro e dialetto. Raccontano il primo amore adolescenziale, la difficoltà (o immediatezza) nel riconoscersi, i locali gay dove si ripetono le stesse meccaniche e i medesimi stereotipi degli incontri etero, fino al famigerato coming out: lo svelamento ai parenti.  Lo spettacolo si nutre anche di una certa sincerità e freschezza, senza però perdere di vista un senso politico più alto. Nel finale (che ci fa dimenticare alcune cadute di stile date dall’uso di gag troppo facili) le risate si spengono nel silenzio di un’algida sala d’aspetto, lei non può entrare, la legge non riconosce la loro unione; la questione, prima banale meccanismo comico-voyeuristico, diventa lirica e commovente: «due donne come fanno l’amore? L’amore fanno.»

Andrea Pocosgnich

in scena dal 26 al 31 marzo 2013
Teatro Petrolini (Sala Fabrizi)
Roma

Metafisica dell’Amore
testo di Giovanna Donini e Andrea Midena
con Roberta De Stefano, Annagaia Marchioro

Premio Scintille 2011 – Asti Teatro

info: www.facebook.com/pages/Metafisica-dellAmore-di-Le-Brugole