Teatropia 2013: a Siena con Tiziano Scarpa

TIziano Scarpa - foto di Vittoria Vigni

L’eclettismo è una caratteristica che appartiene a pochi artisti, o meglio, se un tempo si trattava di un valore d’alterità rispetto alle monolitiche categorie culturali e quindi rappresentava uno scarto di riconoscibilità, in questo tempo frammentato e superficiale, in cui si lamenta l’evanescenza di certe presenze nello stesso ambito culturale, si corre il rischio che tale caratteristica diventi facile etichetta di scarso spessore e difetti di sostanza. Occorre quindi un occhio più attento per accorgersi di artisti davvero eclettici e che, superando il fraintendimento, abbiano scelto (o appunto, non-scelto) una modalità espressiva di continua sperimentazione, capace di generare almeno sorpresa in percettori troppo avvezzi alle categorie e un’inclinazione alla discutibilità del proprio operato intellettuale. A discutere e discutersi è da sempre un autore letterario e teatrale come Tiziano Scarpa: scrittore di successo premiato con lo Strega (Stabat Mater, Einaudi, 2009) e autore di gustose guide emozionali per attraversare la sua città (Venezia è un pesce, Feltrinelli, 2000), ma anche animatore di slam poetry e varie letture sceniche, fino a farsi vero e proprio performer in un suo racconto per voce e musica (Lo show dei tuoi sogni, affiancato dai Marlene Kuntz e diretto da Fabrizio Arcuri). Posta dunque tale qualità, l’ultimo fine settimana senese del Festival Teatropia a presentato l’occasione di averne un saggio, attraverso la messa in scena di due testi molto diversi con Groppi d’amore nella scuraglia dei padovani Carichi Sospesi e La cinghiala di Jesolo della veneta Marta Dalla Via, ma soprattutto con un ultimo appuntamento dedicato interamente alla sua lettura diretta, durante il brunch domenicale nello spazio casalingo di Via Lucherini 6.

Nato nel 2005 in un’epoca già animata da profonde crisi sociali nel rapporto fra la centralità dello Stato e i territori periferici, Groppi d’amore nella scuraglia è un testo poetico che si presta al teatro con particolare efficacia, in virtù di un certo carattere figurale e di una potenza linguistica di rara limpidezza. La vicenda che vi si narra attraverso brevi componimenti in versi è quella di un paese di un ipotetico sud Italia alle prese con la creazione di una discarica che ne modificherà irreversibilmente la vita, in cambio di favori che illudono un finto progresso. Se dunque le immagini create affondano in un micromondo in trasformazione, e per questo urgente, a rendere completa la sua carica allegorica è la scelta di usare una lingua inventata, un ibrido meridionale che sviluppa processi metafonetici vertiginosi e genera una continua distorsione ironica. Come tutti i testi di questa natura, tuttavia, facile è la tendenza a confondere la vena ironica per una prona vacuità ridanciana. Non cade in questo tranello la regia di Marco Caldiron che affina un percorso drammaturgico convincente tra le molte opportunità del testo, costruito già per intrecci concentrici, e che dirige un attore profondamente centrato nel suo declamare popolaresco, Silvio Barbero abile in un delicato equilibrio di pathos e macchiettismo. La caratura politica del testo di Scarpa, proprio in virtù di questa lettura, non scema né si disperde nella godibilità della resa scenica.

La cinghiala di Jesolo - foto di Vittoria Vigni

La cinghiala di Jesolo è invece un racconto in prosa che l’attrice, autrice e regista Marta Dalla Via ha sentito affine al suo tragitto artistico, al punto da pensarne un adattamento teatrale. Qui l’ambientazione non contorce immagini concrete e finissima riflessione filosofica come nel precedente, ma tende a fotografare un’area provinciale del Nord Est liberando la scrittura in un tratteggio di personaggi che ne connotano le linee interne, autonome o secanti, lineari o curve, linee che si rincorrono a fare un groviglio di umanità compressa che diviene paradigma. Se le atmosfere denunciano una vicinanza alla scrittura del primo Marco Paolini, quello degli Album, è la verve attoriale che accentra su di sé i personaggi, fondendo i caratteri in pochi puntuali accorgimenti capaci di restare in memoria, pur nella certezza che un rodaggio maggiore saprà governare spessori e sporgenze ancora non equilibrate al meglio. Ma tanto basta per far prendere corpo ai grotteschi interni di un ristorante, una vita minima dominata dal disincanto, una sensazione che ce ne sia un’altra, migliore, da qualche parte.

Il brunch è un appuntamento sorprendente. Un pranzo di ottima cucina del tutto autoprodotto e servito nella sala teatrale adiacente all’ingresso/foyer. Tra una pietanza e l’altra tocca allo stesso Scarpa innescare quelle immagini, affondare parole zampillanti dentro riflessi di stagno, vivificare parabole straniate e smisurare certi slanci visionari con partecipe e divertita arguzia. Le sue letture, in piedi con il pubblico disposto in un circolo adiacente alle pareti della sala, schiudono piccoli antri del possibile anche oltre il plausibile, dipingono quadretti allucinati in cui tutto il visibile diventa di colpo pensabile. La sua scrittura sfuggente è di nuovo pronta alla trasformazione.

Simone Nebbia

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GROPPI D’AMORE NELLA SCURAGLIA
di Tiziano Scarpa
con Silvio Barbiero
scene Paolo Bandiera
costumi Anna Cavaliere
musiche Sergio Marchesini e Debora Petrina
regia Marco Caldiron
produzione Carichi Sospesi

LA CINGHIALA DI JESOLO
di Tiziano Scarpa
con Marta Dalla Via
luci e suono Roberto Di Fresco
costumi Lica Lucchese
scene Diego Dalla Via
drammaturgia Tiziano Scarpa e Marta Dalla Via
produzione Minimalimmoralia – Tra un atto e l’altro