Luca Ronconi In cerca d’autore: risorgimento dell’arcipelago pirandelliano

Foto di Luigi Laselva

Non è facile per il pensiero accettare che tutto sia già stato detto, arrendersi all’idea che tanto o troppo si sia già considerato. Eppure senza sforzo verrebbe da chiedersi cosa ancora si possa estrapolare dal logorio di un’isola assediata, come strappare barlumi di verginità istintiva a un accerchiamento che l’usura fa sembrar protratto da tempo immemore. Se il territorio è popolato poi da Sei personaggi che in Luigi Pirandello trovano il nome del proprio esploratore, si giunge facilmente alla deriva di trattazioni, un naufragio d’elucubrazioni metateatrali per scena e riflessione che rafforzano la reticenza all’utopia della freschezza. Non riesce arduo dunque credere che Luca Ronconi abbia bevuto al calice di tale cognizione nell’accostarsi al testo che da novant’anni si vede perseguito come un manifesto inflazionato, cui la proposizione continua s’è inflitta a mo’ di cancrena d’astenia performativa, contraltare tanatologico della sua forza d’innovazione originaria.

In cerca d’autore sorge nel 2010 come progetto del Centro Teatrale Santa Cristina e arriva a noi sotto forma di studio nato dalla collaborazione del regista con gli attori diplomati all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, in questi giorni al Teatro India.
L’opera fu redatta tra il 1920 e il ’21, anno in cui la sua prima rappresentazione si rivelò un fiasco che dovette attendere i due successivi per strappare al mondo l’acclamazione e il riconoscimento diffuso. La trama è nota: durante la prova d’una compagnia impegnata nell’allestimento de Il giuoco delle parti dello stesso Pirandello, sei individui – personaggi per autodefinizione – fanno irruzione e convincono il capocomico a rappresentare la propria drammatica vicenda. Essi si dimostrano però recalcitranti alle modalità di strutturazione degli interpreti e intendono proporre in prima persona e fedelmente le circostanze.

Foto di Luigi Laselva

L’intervento di Ronconi si presenta immediatamente come operazione critica ed ennesima perla di lungimiranza ceduta al suo sigillo autoriale. All’interno dello spazio bianco e avorio, camera di vivisezione del concetto che sfrutta la profondità intera del palcoscenico, la composizione della visione è perfetta, limpida architettura edificata da immagini che nel pallore scarificano la lugubre oscurità dei personaggi. Fanno ingresso frazionate tra la porta al fondo e le gradinate della platea le sei entità, visioni consistite, baluardi messianici di un obbligo di manifestazione la cui veemenza corporale è destinata a soverchiare l’abulia manierata degli attori. Sono espressioni mefistofeliche, profili annichiliti, brutali, inferociti dall’inclemenza del ripiegamento su se stessi. Appaiono come iridescenze brune d’anatomie sonore, camere carnali di detonazione metrica nelle quali le voci spaziano roche, piagnucolanti e acute, sommesse, inquietanti, rantolate, scostanti. La partitura esala da tensioni proporzionali, tra le elaborazioni motorie che plasmano le figure: gestione dorsale, camminamenti, striscianti attrazioni alle pareti e al pavimento sembrano tutte infusioni ragionate di un vigore non sovvertibile.

L’impostazione drammaturgica è conservata nella struttura e inserisce solo qualche taglio necessario ad adattarne la fluidità, rinunciando a spezzare gli atti e segnandoli con cambi di scena in calo delle luci. Nessuno dei passaggi si concede all’approssimazione, ogni cosa appare responsabilmente determinata per volontà direttiva e realizzazione fattuale. Le individualità risiedono inequivocabili nell’ambiente di questa reificazione come cellule vitali e lapidarie, ogni caratterizzazione è centrata senza fuga. Completi e conclusi arrivano sino a noi  lo sconcerto inebetito del Capocomico e l’inutile prostrazione del Padre, l’avvilimento atrofico della Madre, come pure il silenzio sacrificale del Figlio e della Bambina, l’insofferenza distanziata del giovinetto o, se è possibile ancor meglio degli altri, la triviale e sfrontata rabbia da meretrice casuale della Figliastra – una bravissima Lucrezia Guidone.

“Macché finzione signori, realtà!”, decide di interrompere così la pièce quello che tanti già da tempo salutano come un Maestro, della cui mano scorgiamo intatte alcune peculiarità: la grande organizzazione del campo d’azione come materia da scolpire nella perizia di attraversamento, l’attenzione e la ricerca tonale, la maestria compositiva nel perseguimento sistematico delle occorrenze del copione. Fino a capire che la supponenza non favorisce il termine della ricerca. Basta piuttosto un volo a picco e a occhi aperti: quel vuoto che, senza paura, profana il conosciuto per affermare che il tabernacolo non avvantaggia ciò che per inclinazione venne alla luce come rottura.

Marianna Masselli

In scena fino al 28 marzo 2013 al Teatro India di Roma

IN CERCA D’AUTORE- Studio sui “Sei personaggi” di Luigi Pirandello

di Luigi Pirandello
regia Luca Ronconi
con Massimo Odierna, Luca Mascolo, Sara Putignano, Lucrezia Guidone, Fabrizio Falco, Paolo Minnielli, Elisabetta Misasi, Alice Pagotto, Davide Gagliardini, Chiara Mancuso, Rita De Donato, Elias Zoccoli, Remo Stella, Andrea Volpetti, Andrea Sorrentino
assistente alla regia Luca Bargagna
direttore di scena Francesco Russo
Elettricista Luna Mariotti
Sarta Eleonora Terzi
delegato di produzione Maria Zinno
Foto di scena Luigi Laselva
Scene Laboratorio “Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli” del Piccolo Teatro di Milano
Progetto 2010-2012 Centro Teatrale Santacristina diretto da Luca Ronconi e Roberta Carlotto
Coproduzione Centro Teatrale Santacristina e Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in collaborazione con Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.