Koreja e Sud Sound System cantano l’epopea tragica del boss

foto di Alessandro Calazzo

Una struttura in tubi innocenti con un praticabile a mezza altezza occupa gran parte del palco del teatro Palladium, ai piedi della costruzione quattro biciclette che verranno poi spostate sulla sinistra,  alla destra del palco un tapis roulant. Non c’è altro nella scena creata dalla compagnia Cantieri Teatrali Koreja per Acido Fenico – Ballata per Mimmo Carunchio, camorrista, riallestimento di uno spettacolo creato più di dieci anni fa con la complicità del gruppo reggae Sud Sound System e poi riproposto per la voce sola di Fabrizio Saccomanno.  Abbiamo di recente avuto la possibilità di assistere a una delle repliche che la Fondazione Romaeuropa ha dedicato alla compagnia leccese grazie al progetto La Puglia in Scena – un vero e proprio cartellone di compagnie pugliesi tra lo spazio della Garbatella e il Piccolo Eliseo. Per l’occasione, i 20 anni di carriera dei Sud Sound System, lo spettacolo va in scena nella versione originaria.
Proprio su quelle biciclette, fissate come fossero delle cyclette, prenderà posto il coro di questa ballata tragica: l’ensemble musicale si inserisce infatti con le proprie liriche e musiche con un effetto da controcanto rispetto al monologo di Giancarlo De Cataldo: «è il mio primo e unico esperimento teatrale; a quei tempi non avevo nemmeno pubblicato Romanzo Criminale […] Ho scritto un testo che era l’immaginaria confessione di un camorrista al suo giudice; nasce così Acido fenico […]»

Saccomanno,  in tuta da ginnastica, è Mimmo Carunchio camorrista, la messinscena di Salvatore Tramacere lo vede protagonista di un lungo soliloquio durante una sessione di tapis roulant: parla a un giudice, vuole vuotare il sacco e raccontare la propria vita, ma senza pentimento, da subito dichiara di non aver fatto nessun patto con la coscienza e sembra più che altro un vecchio anti-eroe che ha bisogno di raccontare la propria storia; ma non siamo in cella o in un ufficio, lo spazio e il tempo sono immobilizzati dal loro contrario. La sua è un’eterna corsa che simbolicamente può rappresentare lo scorrere della vita e che scenicamente strania la vicenda, focalizzando comunque l’occhio e l’orecchio dello spettatore sulla narrazione. L’infanzia negata, la povertà vissuta come una stimmate,  a tredici anni ancora analfabeta Carunchio era uno dei tanti teppistelli tarantini, fino a quando arriva l’affiliazione con la camorra. L’incedere della narrazione non lascia spazio a didascalici moralismi:  Carunchio lo ammette, avrebbe potuto fare l’operaio come tanti altri compaesani e magari trovare un posto nel nuovo stabilimento siderurgico, oggi dell’Ilva, ma ha preferito scegliere la strada che lo portava dritto verso il denaro e un’affascinante dannazione:  «Quello che sono l’ho voluto io, beh è andata proprio così. Mica sta scritto nella costituzione che uno nasce povero e diventa per forza delinquente».

Il racconto, pur con qualche ingenuità espressa nella volontà di cogliere quasi forzatamente certi affreschi storici come la nascita del polo siderurgico, la contestazione del ’68 e la guerra dei Balcani, tiene alta l’attenzione dello spettatore anche grazie alla bravura di Saccomanno che trasforma il monologo in una maratona senza affanni (nonostante la camminata) tratteggiando così la figura di un boss che vorrebbe apparire senza paure e rimpianti. Non appare dello stesso livello invece il piano delineato dal coro: la prova teatrale dei Sud Sound System non sempre è precisa, o comunque appare non del tutto integrata. I quattro cantanti osservano, ogni tanto interagiscono con dei dialoghi oppure sono protagonisti di didascaliche e inutili controscene, una per tutte è quella in cui maldestramente mimano la morte di un operaio sull’altoforno dell’impianto siderurgico. Le liriche d’altronde rimangono in superficie, non hanno la forza di penetrare per poetica o crudezza: la sensazione insomma è che la prova di Saccomanno basti a se stessa e l’integrazione con il reggae dei Sud Sound System sia un esperimento poco riuscito.

Andrea Pocosgnich

Visto al Teatro Palladium in marzo 2013 [cartellone Palladium 2013]

Acido fenico. Ballata per Mimmo Carunchio camorrista
Riallestimento in occasione dei 20 anni di carriera dei
Sud Sound System
testo Giancarlo De Cataldo
progetto e regia Salvatore Tramacere
con Fabrizio Saccomanno
coro, musiche e canzoni dal vivo Sud Sound System
Don Rico, Gigi D./Papa Leu, Nando Popu, Papa Gianni,
Terron Fabio
scene e luci Lucio Diana
cura tecnica Mario Daniele, Angelo Piccinni
cura dello spettacolo Laura Scorrano
costumi Cristina Mileti

 

Comments
  • annarita colucci 28 marzo 2013 at 10:13

    ma soprattutto, perché ingolfare il palco con strutture, bici, e altro, con un impianto scenico che a me pareva tutt’altro che economico, per essere semplicemente l’eco di Saccomanno..Si va bene, bravo l’attore, ma mi vien voglia di dire: non basta questo bravo attore? Questo discorso mi ha stimolato una riflessione. non è forse che il tetro è povero solo per alcuni? e soprattutto credo che quando si hanno pochi mezzi, l’ingegno si aguzza e la poesia sorge. Credo che il teatro debba ritornare al concetto di necessario; e non è un attaco ai koreya o a Saccomanno perché qualche sera dopo mi ha dato conferma con il suo monologo IANcU, andato in scena a Velletri.

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