Focus Sicilia – L’Amleto nel sottosuolo siciliano di Saro Minardi

Una robusta energia contraddistingue la qualità attoriale di Saro Minardi, autore e interprete di Libero Amleto- Tinturia, u to’ nomu è fimmina . Ed è proprio questa qualità attoriale, impudente, fiera, nerboruta, piena di nervi, muscoli, pause e respiri, ciò che più colpisce di questa messa in scena che ambienta il capolavoro scespiriano in una prigione dove tutti i personaggi sono costretti a fare i conti con le maschere di se stessi.
L’attore è però solo in scena e con pochi tratti espressivi disegna, a volte in modo stereotipato, tutti i protagonisti dell’intricata vicenda, attraversando, con non poco coraggio, l’opera del grande autore inglese.

Operazione complessa, forse ben riuscita, sicuramente per quanto riguarda la scelta linguistica che vede trasporre la lingua del bardo in un dialetto siciliano dalla sonorità arcigna, chiassosa. Un dialetto da sottosuolo, greco arabo, spagnolo, che è impeto di canto, furia di dolore, strazio. Sonorità aggressive, calcaree, efferate, callose, che aderiscono all’estremismo della tragedia, alle sue abnormi contrapposizioni tra esseri umani, dove sono mischiati potere, sesso, morte, istinto, guerra, sopraffazione e sacrificio.

L’atmosfera ferrosa, ben disegnata dalle luci, fa risaltare la forza istintiva di alcuni personaggi, tutti smisurati, segnati da contrapposizioni estreme, privi però dell’aspetto più complesso di quelli originari che invece sono segnati dal dubbio, dall’esitazione, dall’incertezza dei destini umani.
Appaiono ingenue certe scelte musicali, e non sempre calibrati sono i ritmi, le pause, i passaggi da una scena all’altra.
Che poi Amleto sia seduto su un wc nel suo monologo principale, potrebbe essere un tentativo dissacratorio verso uno dei pezzi più sacri del teatro, ma sfugge il perché sullo stesso sia attaccata l’immagine di una donna nuda.
Eppure alla fine lo spettatore può sentire di avere percorso la tragedia intera, e di essere stato sprofondato in quella storia, di averne vissuto la prigionia, inchiodato a quei destini, a quegli avvenimenti, a quel dramma.

Filippa Ilardo

visto il 1 marzo 2013 al Cinema Grivi di Enna

LIBERO AMLETO “Tinturìa ‘u to nomu è fimmina”
di e con Saro Minardi.

Traduzione e adattamento da W. Shakespeare
Ideazione di Carlo Ferreri
Progetto e produzione di Marco Tringali

Scene e costumi di Salvo Manciagli
Scrittura del movimento Giovanna Amarù
Suono Paolo Schembari