Il pellegrinaggio di Wertmuller nella Roma di Palladino

fonte www.teatrodellangelo.it

Ma San Valentino fa concorrenza al teatro? Me lo chiedo quando, dopo essermi accomodato nella platea del Teatro dell’Angelo, alcuni spettatori di una fila alle mie spalle discorrendo del più e del meno si interrogano sull’esiguo numero di persone che ha fatto la nostra stessa scelta: uscire di casa in una di queste gelide serate e assistere a uno spettacolo sulla Roma papalina, Il pellegrino, vicende all’ombra del Vaticano di due secoli fa.
«Oggi è 14 e ce stanno venti persone, certo è San Valentino e la gente a teatro non ci viene, il 24 questo lo spettacolo se lo fa da solo», lapidario – e con il medesimo spirito dei personaggi che da lì a poco avrebbero preso vita sul palco grazie a l’estro di Massimo Wertmuller – lo spettatore liquida la faccenda, per poi lanciarsi in analisi politiche circa il bisogno di un piano a favore del teatro e della cultura.

Ma al mio orecchio – per necessità mai sordo – questa musica suona stonata: troppo spesso abbiamo visto rincorrere tendenze artistiche per palati compiacenti e difficilmente ci spostiamo in luoghi che non abbiano un certo “appeal”.
Eppure nella Roma ottocentesca, con la restaurazione di Pio VII, il popolo affamato dai potenti, e i gendarmi pronti a soffocare qualsiasi vagito rivoluzionario, c’è un passato al quale poter guardare con attenzione per interpretare il nostro presente. Dunque no, non penso sia stata colpa di San Valentino, il problema semplicemente è che in questa città, che certe volte pare fatta di specchi deformati da pardercisi dentro, l’offerta culturale e dunque teatrale se non è addomesticata in determinate categorie viene appiattita tutta sullo stesso livello e tra le proposte esclusivamente commerciali e il teatro indipendente è complesso rincorrere un livello medio di teatralità che con ingegno si collochi a metà strada tra le due frontiere.

Nello spettacolo scritto e diretto da Palladino troviamo Vittorio, un vetturino che lavora al seguito di un monsignore dedito al gioco e che in segreto sogna di abbandonare i voti per girare il mondo – emblematica la scena della partita a carte in cui si addormenta mentre il suo aiutante dovrebbe come al solito passargli la carta vincente. La quotidianità di Vittorio viene interrotta quando il monsignore gli affida la cura di un giovane nipote venuto da Milano: il ragazzo, che oggi chiameremmo un attivista politico, deve nascondersi, sogna di portare in Italia la rivoluzione giacobina, ma a Roma oltre che da risse e da gendarmi dovrà difendersi dalla bellezza di Paolina Bonaparte.

Wertmuller conduce il monologo con brio, muta timbro, accenti e fisionomia (rischiando qua e là di scadere in fragili caricature) per interpretare tutti i personaggi che si nascondono tra le pieghe del racconto. Ad accompagnarlo un duetto musicale leggero e inappuntabile composto da fiati e percussioni. Scorre davanti agli occhi dello spettatore la Roma di Rugantino, ma anche delle celebri interpretazioni cinematografiche di Manfredi e di Sordi, nella prosa di Paladino si intreccia con leggerezza la parlata romanesca dell’epoca. Come nel miglior teatro di narrazione la sua è una parola che si fa immagine: gli scorci trasteverini, il Colosseo abbandonato alla natura rampicante, il Carnevale come festa dionisiaca del popolo e sberleffo anticlericale.

Nonostante in alcuni momenti sembra non essere totalmente calibrato il lavoro sull’attore nella gestione dei tanti personaggi a cui dar voce – certi sono dei bozzetti che rischiano di apparire come facili caricature – e, sebbene si senta il peso di un segno teatrale classico che pone il protagonista come narratore unico senza strappi alcuni, il messaggio mantiene la sua forza e la sua attualità soprattutto in una società come la nostra nella quale siamo lontani dall’avere uno Stato laico e giusto.

Andrea Pocosgnich

in scena fino al 24 febbraio 2013
Teatro dell’Angelo [cartellone] Roma

Massimo Wertmuller
IL PELLEGRINO
Autore: Pierpaolo Palladino
Cast: Massimo Wertmuller
Regia: Pierpaolo Palladino
musiche di Pino Cangialosi eseguite dal vivo dall’autore (fagotto e percussioni) e da Fabio Battistelli (clarinetto) – scene e costumi Alessia Sambrini