Focus Trentino – Bottiglie contro bottiglie. Il teatro “poetico-civile” di Andrea Brunello

foto di Alessandro Carlini

Andrea Brunello è uno dei maggiori protagonisti della scena teatrale trentina. Artista eclettico e dai vasti interessi, che spaziano dal jazz alla satira, dalla fisica quantistica (che ha studiato per anni in qualità di ricercatore universitario) alle storia del Trentino, ha fondato nel 2002 la compagnia Arditodesìo, proponendo da allora spettacoli dal forte impegno civile. È soprattutto importante ricordare la messa in scena di S.L.O.I. Machine, un testo scritto con la collaborazione della drammaturga-regista Michela Marelli per ricordare la dissennata condotta imprenditoriale della fabbrica S.L.O.I., che ha rischiato di distruggere la provincia trentina contaminandone le falde acquifere con una sovrapproduzione di tetraetile e che si è resa responsabile della morte e della follia di molti suoi operai.
L’adattamento teatrale di Brunello del romanzo autobiografico Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu – andato in scena martedì 5 febbraio presso il Salone delle Feste di Arco e intitolato Storie di uomini – si colloca nel solco di questa linea di ricerca insieme artistica e civile. L’artista si è proposto di narrare con un lungo monologo i fatti di un anno di guerra (giugno 1916 – luglio 1917) tra Italiani e Austriaci raccontati dallo scrittore, che nel libro come nella vita fu uno dei comandanti della brigata Sassari in offensiva sul monte Fior. E questo con il triplice intento registico di denunciare l’orrore di tutte le guerre, di far emergere la grande diversità di comportamenti e sentimenti umani che vengono suscitati durante un conflitto, di segnalare come una comprensione della storia recente sia di grande utilità per capire meglio il presente.

Lo spettacolo offre implicitamente allo spettatore il monito di non fare facile affidamento ai nazionalismi che inneggiano alla “bellezza” del sacrificio per la patria, buoni solo a massacrare diritti e libertà umane, per abbracciare piuttosto un ideale di rispetto e di amore verso l’umanità nel suo complesso.
Brunello ha deciso di lavorare sul ritratto caricaturale che Lussu dava dei generali Leone e Piccolomini. Dei quali l’uno è fatto oggetto di un comico quanto infruttuoso tentativo di omicidio da parte dei suoi commilitoni, mettendolo continuamente di fronte a una feritoia sempre bersagliata da un cecchino austriaco, mentre l’altro viene rappresentato nell’atto di scambiare per un nido di mitragliatrici una latrina da campo, durante un solenne discorso di incoraggiamento ai soldati. Il regista aggiunge poi al testo di Lusso un preludio, in cui un ufficiale austriaco descrive un assalto condotto contro il campo italiano e l’inquieta ricerca di un soldato in fin di vita, che continua a dire con voce spettrale «sono morto, mamma!», a cui dare il colpo di grazia. Ecco dunque che, come in risposta a un’esigenza di equilibrio nella visione, l’orrore della guerra è narrato anche attraverso gli occhi degli offensori.
Dalla stessa urgenza sembra nascere la scelta di limitare all’essenziale gli oggetti di scena (una cassa di bottiglie, una cassetta delle lettere, una cassa piena di terra coperta da un telone, un piedistallo etc.), mentre la recitazione di Brunello alterna sapientemente i registri per mostrare l’estrema varietà dei comportamenti umani. Ora l’attore discorre in modo vivace ma controllato per descrivere i sentimenti dei soldati in un’azione di guerra, ora parla con crudezza e distribuisce forte cognac al pubblico per fargli immaginare le durezze della vita di trincea, ora assume pose scomposte, per tornare poi a una equilibrata commozione impersonando Lussu che legge a un amico cieco e morente l’ultima lettera della sua fidanzata.

Il teatro civile di Brunello trova dunque delle vie molto personali: altri lavori che si limitano a lanciare messaggi morali o a denunciare semplicemente il presente suggerendo un cambiamento, renderebbero quasi insensato l’uso del teatro quale strumento di comunicazione. Il teatro civile trova un senso altro rispetto al trattato o alla propaganda, proprio perché lancia messaggi, denunce, suggerimenti e nello stesso tempo dice qualcosa di più sottile, presenta un’intuizione più profonda su cosa significhi vivere ed essere umani, risvegliando dunque una natura primariamente poetica. Quando ciò accade, ci si trova di fronte alla forma autentica e salutare di teatro civile, ossia non alla forma civile che nella migliore delle ipotesi ha l’elemento poetico come parte accidentale e che potremmo chiamare il “civile-poetico”, ma alla forma teatrale che usa la critica al presente come uno dei tanti materiali per costruire poesia e che chiamo “poetico-civile”.

Ora, Storie di uomini si distingue da altro presunto teatro civile perché rientra in questa seconda categoria. Infatti, Brunello sviluppa col suo lavoro l’intuizione poetica centrale del libro di Lussu, esposta in poche dense parole dal personaggio del colonnello Abbati: la guerra tra Italiani e Austriaci «non è la guerra di fanterie contro fanterie, di artiglierie contro artiglierie. È la guerra di cantine contro cantine, barili contro barili, bottiglie contro bottiglie». I soldati di Lussu combattono tra loro perché trovano la spinta o la “benzina” necessaria per assaltare il nemico nell’ubriacarsi di cognac, quindi nel perdere la propria coscienza e con essa la propria identità. Si potrebbe quasi dire che essi si spersonalizzano diventando le stesse bottiglie che li dissetano. Torna allora quell’insistito uso delle bottiglie e del loro contenuto come il correlativo oggettivo dei soldati: distribuite a ridosso del perimetro del palco, le bottiglie simboleggiano l’arrivo dei rincalzi, ma servono anche a benedire i soldati in partenza per il fronte usando il cognac come acqua santa.

Tutto sembra dirci che se gli uomini trovano il coraggio di brutalizzare, perseguitare e umiliare il proprio simile, lo trovano solo ed esclusivamente perché sono sempre, in queste occasioni, dimentichi di loro stessi. Il male non avrebbe dunque esistenza oggettiva, perché quello che chiamiamo tale consiste nella momentanea perdita di ciò che siamo. Basterebbe allora compiere insieme un atto di reminiscenza collettiva della nostra umanità, di cui il teatro potrebbe costituire il mediatore privilegiato, per far sparire in un attimo tutte le sofferenze terrene e rendere la nostra esistenza irreversibilmente felice.

Enrico Piergiacomi

visto a Febbraio 2013 ad ARCO (TN)- Salone delle Feste del Casinò municipale

Storie di Uomini – un anno sull’Altipiano
Produzione 2011 da Emilio Lussu
Con Andrea Brunello
Regia di Michele Ciardulli
Drammaturgia di: Andrea Brunello
Composizione e adattamento musiche di Andrea Lucchi
Luci di Simone Brussa

L’iniziativa è stata realizzata con il contributo della Fondazione Caritro.