Il testamento poetico di Luca Trezza

foto ufficio stampa

Roma piovosa, Roma che caccia via la vita dalle proprie strade, Roma inospitale dove i reietti non sono più solo gli stranieri sfortunati, clochard dell’est, venditori di rose e di ombrelli. Roma dalla pancia elettorale in fermento. Roma che nasconde pietre preziose, le cela allo sguardo di un freddo e deserto lunedì sera. Eppure basterebbe uscire, provarci e prendersi il rischio di una sala teatrale vuota, cinque teste paganti e un artista che riempie la scena.
Luca Trezza sarà in scena anche lunedì prossimo, alla Casa delle culture di Roma con il suo WWWW_TESTAMENTO.EACAPO. Nello spazio trasteverino in via di San Crisogono una scena buia e vuota accoglie lo spettatore: un leggio, tre rose e un bicchiere di latte immobili sul pavimento (candore e passione?). Veicolo di lirica fisicità, Luca Trezza compone una partitura recitativa dal sapore sinfonico.

Ed è piacevole quando il risultato supera le aspettative dando il la a una vera e propria scoperta. Non è il monologo sulla società ipermediata e virtualmente socializzata che ti aspetti, non è la solita satira dei costumi ai tempi di internet. Vi è lo strazio di un amore assaporato e mai sbocciato, di un giovane delirio urbano sfiorito nel buio di una città che sfugge. Eppure in questo teatro di poesia di Luca Trezza, originale nella sua capacità di pescare a piene mani tra i modelli recitativi della tradizione partenopea per sporcarli immediatamente in un mare di contorsioni e suggestioni pop, quel pathos che che in altri momenti renderebbe acerba la migliore delle speranze drammaturgiche qui si sublima all’improvviso in equilibrio delicatissimo tra ironia e autocompiacimento.

La forza è in questo incrocio pericolosissimo nel quale Trezza ha fatto convergere la sperimentazione verbale (con cadenze e intuizioni dal sapore futurista) con quella fisica. Quel corpo se ne va, fugge via, mentre le parole si fanno ironiche seguendo il tipico approccio virtuale per poi sprofondare nel buio e il figlio “attossecato” di Jacopone da Todi diviene qui una madre “attossecata”, di lei cerchiamo gli occhi in un appuntamento notturno nato nelle fredde stanze della chat.
Bisogna avere antenne drittissime per percepire tutte le sfumature cromatiche con cui il giovane performer e autore compone il testo; sono tante gocce, forse troppo deboli viste singolarmente, ma che nell’insieme hanno qualcosa di esplosivo e inaspettato. Allo spettatore vengono lasciate più domande che risposte, nulla è sedimentato, tutto è in un estremo movimento, è vivo e potrebbe cambiare alla prossima replica.

Andrea Pocosgnich

visto lunedì 28 gennaio 2013
Casa delle culture
Roma


WWWW_TESTAMENTO.EACAPO

scritto, diretto ed interpretato da Luca Trezza