Il Contemporaneo a Forlì: l’innesto e la cesura

foto di Futura Tittaferrante

Può mai il teatro modificare la morfologia di una comunità? A questa domanda prova a rispondere chi, in quella Forlì ch’è il cuore della Romagna, cerca da anni di compiere una sorta di bonifica strutturale della vita cittadina, tentando di impiantare un modo di intendere la cultura in settori dove non se ne avverte la potenzialità, con il fine dichiarato di farne guida per un cambiamento più generale per ogni aspetto della vita civile. Tra coloro che da molti anni compiono i passi per questo obiettivo Lorenzo Bazzocchi di Masque Teatro, gruppo ventennale dell’avanguardia forlivese, e Claudio Angelini di Città di Ebla, formazione più giovane che da sette edizioni porta il contemporaneo in città con il festival Ipercorpo. Il passo questa volta è stato più grande, determinante per il progetto in questione: aprire un percorso Contemporaneo nella stagione del Teatro Comunale Diego Fabbri in collaborazione con le direzioni di Ruggero Sintoni e Claudio Casadio, bucare così la resistenza antievolutiva che fa di certi luoghi degli avamposti della conservazione e cercare quell’innesto, come si cerca di far crescere alcune piante in terre apparentemente inospitali al loro rigoglio.

E allora nulla di strano, certo qualche sorriso in più, quando un manipolo di maschere ci consegna un programma di sala per la serata: Displace di Muta Imago e Il giro del mondo in 80 giorni di Mk. Per prime, proprio al Diego Fabbri, tocca alle sopravvissute (chissà, poi, se davvero) fra le macerie dov’è crollata la civiltà, sradicate al loro destino ne scontano un altro muto cui fanno seguire una mistura di rabbia e rassegnazione. Ma prima, prima è stato il sipario rosso e la ricerca di un posto per chi, al contemporaneo più avvezzo, ben sapeva distanze e dimensioni più adeguate. Non si cerchi in assoluto, tuttavia, quest’ultimo aggettivo: qui non c’è nulla che debba mostrarsi adeguato, c’è semmai da adeguare, coordinare una compresenza di idee artistiche all’unico obiettivo di riassestare una desertificazione culturale. Per arrivare abbiamo chiesto informazioni, pochi sapevano dove fosse questo teatro alle spalle della più importante piazza di Forlì da tredici anni, segno di un’assenza nel navigatore esistenziale, di un mappa da aggiornare. E se dunque da un lato – come ci dice proprio Angelini – il centro città si svuota in termini sia abitativi che commerciali e si sposta verso le zone periferiche presentandosi desolato e in appalto alle comunità straniere, spetta alle arti di riannodare questo tessuto sfilacciato, risvegliare un desiderio di comunità attorno a un fatto concreto.

Mutaimago in "Displace"- foto di Futura Tittaferrante

Per spostarsi al Teatro Il Piccolo, gestito da Accademia Perduta, è stato necessario prendere un pullman navetta. La poltroncina rossa del Fabbri qui è diventata di un verde brillante, aggettivo che ben caratterizza il genere di spettacoli legati a questo palcoscenico. Ma dal teatro comico alla danza spessa, atmosferica di Mk, al loro giro del mondo che è critica al turismo ed esplorazione culturale, può solo una volontà portata da un pubblico che di diversità necessita, animato da un desiderio che sovrasta anche le difficoltà tecniche di uno spazio meno sensibile alla delicata composizione di questo spettacolo.

Il giorno dopo, in un’intervista divisa fra lo sterrato di un parco di conigli e la Fabbrica delle Candele allestendo la sala per il laboratorio di Mk, ancora Angelini ha rilanciato sul prossimo Ipercorpo che sarà una vetrina internazionale di compagnie legate al contemporaneo nel mese di maggio e vorrà mettere in rete questa nascente esperienza con altre realtà limitrofe che stanno ricercando in questa terra artistica altre possibili coltivazioni, allargare l’impegno nell’arte contemporanea con la collezione Verzocchi e la collaborazione di Davide Ferri, far diventare l’Ex-Deposito ATR Savonarola un luogo completamente bonificato e restituito alla città tramite le arti, fare cioè da ponte fra ciò che esiste e ciò che non esiste ancora, promuovere l’innesto perché diventi invisibile – oggi per domani – la linea di cesura.

Simone Nebbia

Visti al Teatro Comunale Diego Fabbri e al Teatro Il Piccolo di Forlì in gennaio 2013

Clicca sulle foto per ingrandirle. Tutte le immagini sono di Futura Tittaferrante