Occupato e illegale, l’Angelo Mai omaggia Pasolini con un mese di Petrolio

Locandina, fonte: Ufficio Stampa

In una tavernetta, col fuoco acceso nel camino, spedite e avvolgenti vibrano le prime parole di Petrolio di Pier Paolo Pasoliniatmosfera quieta lavorata con zelo e precisione da Radio Fandango: canzoni e interviste dal vivo prima del debutto. Non siamo tantissimi sotto a quel tetto di legno, la pioggia crea un sottofondo costante alla voce sincera e ordinata di Giorgina Pilozzi, a quella sostenuta e decisa di Sylvia de Fanti e alla comprensibile e genuina emozione di Gian Marco Di Lecce. È il collettivo Bluemotion che in seconda serata presenterà anche Safari, un lavoro nato dalle improvvisazioni dei singoli performer e diretto da Pilozzi, rimesso in scena in questa occasione incrociandolo proprio con il romanzo di Pasolini. Ma è l’evento preserale a colpire l’attenzione e i nervi di chi scrive: leggere ogni sera Pier Paolo Pasolini, per più di un mese, comporre quel grande puzzle che sarebbe dovuto diventare un romanzo mastodontico, un “Satyricon moderno”, come lo definiva il suo autore.
Un reading seriale di Petrolio, ogni sera prima dell’evento in programma, che sia uno spettacolo teatrale o un concerto, questo l’omaggio dell’Angelo Mai a Pasolini. Progetto che lascia intravedere nella propria serialità il rischio di cui si compone, moltiplicato quando la linearità della narrazione lascia il posto al frammento. Petrolio è un romanzo/patchwork ricomposto dagli editori interpretando al meglio i manoscritti di Pasolini, non una saga poliziesca creata a tavolino per funzionare attraverso un lungo arco di tempo. Ma è nella condivisione del momento la peculiarità del gesto, in una lettura collettiva che espande il senso già illuminante della scrittura pasoliniana.

Forse non è un caso che tutto questo accada all’Angelo Mai, di nuovo occupato per sfuggire alla morsa delle istituzioni che ordinarono la chiusura del bar pena l’apposizione dei sigilli. A detta dei gestori/occupanti, per l’Angelo Mai chiudere il bar equivaleva a mettere i sigilli al resto, alla possibilità di sperimentare. L’alternativa legale sarebbe stata una battaglia per la licenza, durissima nel I municipio, per non parlare di una risoluzione politica che avrebbe tirato in ballo la delibera 26 del 1995 con la quale i soggetti occupanti ottengono l’assegnazione degli spazi a scopi sociali. L’Agis con un comunicato (leggilo su paesesera.it) recentemente ha accusato gli spazi culturali occupati di rappresentare una “criticità” nel sistema alludendo dunque a una concorrenza sleale, ma se da una parte questi sono facilitati in quanto non hanno doveri burocratici o fiscali, dall’altra non ricevono nulla in cambio dalle istituzioni, non esistono da un punto di vista occupazionale e non sono tutelati. Bisognerebbe poi capire cosa si intenda per concorrenza: salvo rare eccezioni, gli artisti che agiscono in luoghi come l’Angelo Mai o il Kollatino Underground difficilmente trovano spazio nei cartelloni dei palchi Agis. La concorrenza presuppone lo stesso mercato e, se escludiamo qualche punto di contatto, i due sistemi sono lontani: all’interno della maggior parte degli spazi occupati si intraprende un percorso che tenta di sopperire a un’incuria del sistema istituzionale nei confronti della ricerca, mentre il circuito Agis presenta spettacoli a volte anche di buon livello, ma che − a eccezione di alcuni casi − non si spingono oltre il teatro commerciale o il classicismo di maniera.

I frequentatori dell’Angelo Mai non scelgono l’ex-bocciofila di via Caracalla solo per sottolineare una certa appartenenza, ma anche perché sanno che è un luogo chiave dove l’arte entra in stretto contatto con la realtà, dove il rischio è una delle variabili presenti nella creazione del programma culturale. D’altronde quell’Italia del Maggio 1960 nella quale «il Neo-capitalismo era ancora una novità troppo nuova […] per cambiare il sentimento della realtà» è la madre dell’Italia di oggi. Chissà che scrutare tra le pagine del letterato bolognese non illumini proprio una riflessione sul presente.

Andrea Pocosgnich

dal 17 novembre al 22 dicembre 2012
Angelo Mai
Roma

Programma in via di definizione

sab 17, dom 18, lun 19 – Bluemotion | Bluemotion Petrolio Safari

dom 18 – 3D (Massive Attack) vs. James Lavelle (Unkle) + Martina Topley-Bird | Dcnstrctd dj prjct

mar 20 – Cinema, lingua scritta della realtà | Comizi d’amore

mer 21 – Cinema, lingua scritta della realtà | Totò che visse due volte

gio 22 – Cinema, lingua scritta della realtà | Serata con Claudio Giovannesi

ven 23 – Officina Orfeo + Intorno a Lampi sull’ENI

sab 24 – Sidewalk #1

dom 25 – Calibro 35

lun 26 – I poeti a braccio | I cantori dell’ottava rima e l’osteria dell’Angelo

mar 27, mer 28, gio 29 – Balletto Civile | Il sacro della primavera

ven 30 – Corpi e luoghi della borgata romana di PPP + Transmission

sab 1 – Magnetica

dom 2 – Arcipelaghi di Pino Marino

ven 7 – Go Dai Fest | “CHI“ Terra, Fritz da Cat

sab 8 – Motus | Come un cane senza padrone_reading

dom 9 – 99 Posse

gio 13 – Strade di sabbia

ven 14 – Tre allegri ragazzi morti

sab 15 – Strade di sabbia

mer 19 – Giovanni Truppi

tutte le sere, ore 20.30 – lettura di Petrolio di Pier Paolo Pasolini
(il romanzo verrà letto integralmente nell’arco dei 36 giorni. Ogni giorno verranno lette circa 15 pagine)

Comments
  • Fabio Morgan 28 novembre 2012 at 00:52

    lo sai Andrea che ti voglio bene ma un mio commento era d’obbligo..

    oh sfortunata generazione
    piangerai, ma di lacrime senza vita
    perché forse non saprai neanche riandare
    a ciò che non avendo avuto non hai neanche perduto;
    povera generazione calvinista come alle origini della borghesia
    fanciullescamente pragmatica, puerilmente attiva
    tu hai cercato salvezza nell’organizzazione
    (che non può far altro che produrre altra organizzazione)
    e hai passato i giorni della gioventù
    parlando il linguaggio della democrazia burocratica
    non uscendo mai dalla ripetizione delle formule,
    che organizzar significar per verba non si poria,
    ma per formule si,
    ti troverai a usare l’autorità paterna in balia del potere
    imparlabile che ti ha voluta contro il potere,
    generazione sfortunata!
    io invecchiando vidi le vostre teste piene di dolore
    dove vorticava un’idea confusa, un’assoluta certezza,
    una presunzione di eroi destinati a morire
    oh ragazzi sfortunati che avete visto a portata di mano
    una meravigliosa protesta che non esisteva!!

  • Threaded commenting powered by interconnect/it code.