Branciaroli e il Servo di scena di Harwood al debutto romano

Apre tra gli applausi la stagione ufficiale del Teatro di Roma, la prima carta giocata dal direttore Gabriele Lavia è quella sempreverde di Franco Branciaroli. Servo di scena, scritto nel 1980 e portato anche al cinema tre anni dopo da Ronald Harwood (Oscar per la scenneggiatura de Il Pianista), è l’ultima fatica dell’attore e regista milanese con la compagnia Gli Incamminati. Un testo, a dirla tutta, che sembra gli sia stato cucito addosso: siamo nell’Inghilterra della seconda guerra mondiale e il pubblico riempie le platee, anche nelle sale di provincia, nonostante la sirena dei bombardamenti si faccia sentire con angosciante frequenza. Sir (Branciaroli), attore e capocomico di una compagnia che ha ormai perso l’occasione dei velluti importanti, è all’epilogo della sua vita. Harwood compone un emozionante scorcio di un mondo teatrale che non c’è più, nel quale “una compagnia era come una famiglia”,  la tempesta muoveva i propri rumori grazie a tamburi e lastre di alluminio, e dove le teorie della regia non riuscivano a scalzare via un approccio completamente legato alla centralità dell’attore e della parola shakespeariana . È il racconto insomma di un mondo le cui tradizioni rischiavano di svanire, cancellate da una guerra che costringeva i giovani interpreti al fronte e lasciava quindi molti ruoli scoperti. C’è infatti un velo di tristezza nell’ironia del protagonista quando allude ai suoi colleghi sessantottenni obbligati alla parte di Amleto; ma questa è la cifra di tutto lo spettacolo, ben giocato su registri talvolta addirittura comici che rendono però ancor più triste la realtà narrata. Branciaroli sceglie la via dell’eccesso, si cala sin dall’inizio una maschera, Sir rimarrà ben nascosto dietro di essa, soprattutto nella vita reale perché invece è il palcoscenico l’unico luogo di verità: nella scena in cui Lear piange la morte di Cordelia – “oh, la mia piccolina l’hanno impiccata! Ma perché un cane, un cavallo, un topo, devono avere vita e tu non ne devi avere più nemmeno un soffio?” – la maschera cala e la voce di Branciaroli arriva pulita e senza affettazione, non è più la parodia dell’attore mattatore, è uno svelamento di fronte alla fine imminente. Tutto ruota intorno al protagonista e al suo fedele servo, interpretato qui da Tommaso Cardarelli, il quale probabilmente si lascia prendere eccessivamente da un vezzo recitativo che lo trasforma in una macchietta – di certo divertente, ma incapace poi di gestire il tragico finale. Gli altri personaggi sono poco più che comprimari: fredda e altera l’interpretazione di Lisa Galantini nei panni della moglie del protagonista, tenera e funzionale quella di Melania Giglio nel ruolo di una direttrice di scena dura e zelante. Nella realistica e al contempo evocativa scenografia di Margherita Palli – i camerini che portano i segni dei bombardamenti e sopra di essi il palco del teatro dove la compagnia si esibisce, con in lontananza l’apparire di tre sedute in velluto rosso – si dipana tutta l’azione: minimalista nell’intreccio racconta le ultime ore di vita del grande interprete al bivio tra passione intramontabile e demenza.

Lo spettacolo, in scena al Teatro Argentina fino al 2 dicembre, è un commovente ritratto d’attore e allo stesso tempo un nostalgico affresco del mestiere teatrale durante il secondo grande conflitto – d’altronde lo stesso autore lavorò in una compagnia shakespeariana proprio come assistente. Di certo è un teatro che attraverso sé stesso tenta la via del racconto storico, lasciando però la Storia come sottofondo in lontananza, solo le bombe, tra una battuta e l’altra, ricordano di una guerra in atto. Torna in mente Vogliamo vivere di Ernst Lubitsch, pellicola del ‘42 nella quale si narra, ma con altri intenti e ben altro spessore, la storia di una compagnia polacca bloccata dalla censura tedesca.

Il pubblico, interessante notare come sia mutato rispetto agli spettacoli portati dal Romaeuropa Festival, si diverte, applaude Branciaroli alla sua prima entrata in scena, paradossalmente comportandosi come desidererebbe il protagonista di Harwood; pensando anche alla locandina affissa sulla facciata del teatro, nella quale l’attore è ritratto con una tragicità degna del Colonnello Kurz di Apocalypse Now (e infelice rispetto all’ironia dello spettacolo), è lecito chiedersi se il teatro dei mattatori arriverà mai al tramonto.

Andrea Pocosgnich

in scena dal 20 novembre al 12 dicembre 2012
Teatro Argentina [cartellone] Roma

SERVO DI SCENA
di Ronald Harwood
traduzione Masolino D’Amico
regia Franco Branciaroli
con Franco Branciaroli e Tommaso Cardarelli,
e con (in o.a.) Lisa Galantini, Melania Giglio, Daniele Griggio, Giorgio Lanza,Valentina Violo
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi

CTB Teatro Stabile di Brescia | Teatro De Gli Incamminati

orari spettacolo
ore 21.00
giovedì e domenica ore 17.00
sabato ore 19.00
lunedì riposo
durata due ore circa con intervallo