Non delira, soffre il principe Amleto di Danio Manfredini

Foto di Daniela Neri

Ogni società in crisi specchia in sé stessa gli effetti sugli abitanti delle città che la compongono: in crisi sono gli ordinamenti politici che la governano, la compiutezza dei propositi, la sostanza delle sensibilità organiche e l’etica delle scelte e delle azioni. Ecco allora che in questo stato – minuscola di nome e di fatto – è sempre compito delle arti, della cultura darsi la misura esemplare in grado di indirizzare quelle scelte e quelle azioni a più nobili consigli. È il caso del nuovo Sienafestival in cui, dopo i tagli alle attività culturali, hanno pensato di riunirsi tre associazioni come laLut, Ludus Tonalis e Straligut e dar vita così a un incontro unitario che tenesse in sé le caratteristiche e i risultati dei tre festival di competenza: Voci di Fonte, Contemporaneamente Barocco e TeatrInScatola. Questo buon uso delle qualità e delle risorse ha permesso pertanto, in una delle città più belle d’Italia ma che in questi ultimi anni ha scontato un discredito politico ed economico dei più gravi, l’unione per un progetto comune che sappia valorizzare le esperienze e riannodare il tessuto culturale del territorio.

A questo proposito, dunque, spicca come una puntuale affermazione di valore la scelta di articolare il festival lungo tre settimane di attività e non comprimerlo – come spesso accade – in pochi giorni affastellati di eventi. È con tale scelta di una programmazione dilazionata nel tempo ma più fruibile, meno pensata per soli operatori e professionisti del settore, che appare chiaro il progetto in direzione di un pubblico eterogeneo e che rinnovi il senso di partecipazione alla vita culturale, primo passo di un rinnovamento più duraturo di cui Siena – a uno sguardo di poco distante – pare decisamente avere bisogno.

Foto di Chiara Ferrin

Della resistenza e della vitalità insopprimibile dell’arte. Sotto la trama sottile di un’opera immortale è proprio questa la sensazione che resta indosso, di fronte a Il principe Amleto con cui Danio Manfredini ha battezzato il Teatro dei Rozzi e aperto (dopo Figaro il barbiere come evento speciale d’inaugurazione) il programma del festival. Accade perché la messa in scena , come sempre è miracolo del teatro, pur nella sua preparazione laboriosa – che ha attraversato l’estenuazione e la complessità sia artistica che produttiva, subendo anche l’improvvisa cancellazione del debutto a Vie 2012 a causa del terremoto a Modena – non ha esaurito l’energia derivata e non ha fatto schermo ai residui imposti dal tempo e dalla difficoltà.  Sembra piuttosto averne tratto la forza necessaria a restituire un’umanità organica in quell’opera disumanizzata dalla popolarità, che al tempo nostro torna – come buona parte dei classici – con il difetto della consuetudine.

In una scena spogliata di orpelli classicisti o “classicheggianti” ad avvelenare – in un classico – il senso dell’opera, Manfredini compone con l’aiuto di ottimi attori in maschere bianche (da lui stesso realizzate) e delle possenti luci plasmate da Luigi Biondi un tessuto denso in cui far penetrare l’occhio con tutti i suoi limiti di percezione, così sfidandolo e decretando desiderio vibrante di quella organicità tattile, evocata però da una cadenza onirica che è dell’uomo l’altra sfera. Già, perché Amleto è uomo che soffre il dubbio e manifesta addolorato la sua irrimediabile solitudine. Danio Manfredini ha con la sua visione scontato in sé tutti i patimenti che affliggono il personaggio-uomo: in Amleto egli vede il principe, il suo appellativo umano, la sua proiezione che tale resta anche di fronte agli stravolgimenti dell’accadere e conserva in sé, rintracciati nella scena finale della morte, i fondamenti della sua esistenza come individuo sociale. Nella famiglia, e quindi nel suo contesto, misura la sua trasformazione, il suo accresciuto e rinnovato senso della tragedia.

Simone Nebbia

Vai al programma del festival

Visto a Sienafestival in settembre 2012

IL PRINCIPE AMLETO
di Danio Manfredini liberamente ispirato a W. Shakespeare
con Guido Burzio, Cristian Conti, Vincenzo Del Prete, Angelo Laurino, Danio Manfredini, Mauro Milanese, Giuseppe Semeraro
regia Danio Manfredini
adattamenti, composizioni, esecuzioni musicali Giovanni Ricciardi
disegno luci Luigi Biondi - sound design Giuseppe Lo Bue
costumi Enzo Pirozzi, Irene Di Caprio – realizzazione maschere Danio Manfredini
produzione La Corte Ospitale e Danio Manfredini – coproduzione Théâtre du Bois de L’Aune (BLA) – con il sostegno di Expace Malraux, Scène Nationale de Chambery et de la Savoy – Carta Bianca e Emilia Romagna Teatro