Incanti 2012. Quando il teatro fa una bella figura

Wonderland - foto festivalincanti.it

Dal 1994, anno in cui è stata aperta per iniziativa della Compagnia torinese Controluce Teatro d’Ombre di Jenaro Meléndrez Chas, Cora De Maria e Alberto Jona, la Rassegna Internazionale di Teatro di Figura Incanti presenta al pubblico un’accurata selezione delle nuove e meno nuove realtà dell’animazione. Nel corso di questi 18 anni si sono aggiunti partner artistici e istituzionali e, se quest’anno il Festival Prospettiva (che con Incanti e Torinodanza s’intrecciava) non è riuscito a partire, questa rassegna è ancora qui. L’anno scorso avevamo avuto occasione di vedere, al Teatro Carignano, Man of Flesh and Cardboard di Bread & Puppet Theatre, una delle compagnie storiche del dibattito artistico-politico degli anni Sessanta. Questo anche perché Incanti è dedicata al teatro di figura “per adulti”. Una specifica necessaria, per un paese in cui – nonostante la gloriosa tradizione – si è persa attenzione al genere, relegato al solo (importante ma purtroppo, anche qui, un po’ sommerso) orizzonte del teatro ragazzi.

Tradizione e ricerca si tendono la mano nel programma di questa diciannovesima edizione che, in occasione del bicentenario della prima edizione delle fiabe dei Fratelli Grimm, è dedicata alla Favola. Attorno a questo anniversario si è sviluppato anche il Progetto Cantiere, che in collaborazione con il Goethe Institut Turin (Progetto Grimmland) ha visto la selezione di quattro compagnie nazionali, ora alle prese con altrettanti micro-allestimenti: La TurcaCane di Torino (Qui, lì e costì), Merceria Barbagli di Torino (I tre linguaggi), Irene Vecchia di Napoli (Certe favole) e Massimiliano Venturi di Ravenna (Certe favole… Sonatina da camera, per oggetti e attore solo). Il 21 ottobre una giuria composta da Goethe-Institut Turin, Il Dottor Bosik/ Unoteatro, Is Mascareddas, Krapp’s Last Post, Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani onlus e Teatro del Buratto di Milano assegnerà un premio al miglior studio.

Is Mascareddas - Doni - foto festivalincanti.it

Apre le danze stasera al Teatro Gobetti la compagnia di ombre balinese I Wayan Wija con Sutasoma, incentrato – come da titolo – sul seguito del Mahabaratha e testo fondamentale del buddhismo; con Doni i sardi Is Mascareddas presentano un collage da Deledda ai Grimm sul tema del dono. Per la regia di Andrew e Kathy Kim della Compagnia Thingumajig Theatre il Progetto Incanti Produce ha realizzato e ora presenta Lost in the Woods, un pezzo di teatro visuale ancora dai disegni dei Fratelli Grimm, mentre il gruppo italo-austro-estone Babelart Theater rilegge le Metamorfosi di Ovidio ne Il viaggio del giovane Perseo. Zezolla è il nome del personaggio da cui poi venne tratta la celebre Cenerentola, recuperato dalla compagnia italiana Oltreilponte Teatro in La gatta cenerentola; con Stonebelly di Wild Theatre (Nuova Zelanda/Austria) il teatro di figura si fa più nero, in un’esplorazione senza parole attorno all’immaginazione e ai desideri profondi. I “padroni di casa” Controluce Teatro d’Ombre rendono omaggio al surrealista Cocteau con Lo struzzo e il bue, liberamente ispirato alle piéces Le Boeuf sur le Toit e Les Mariées de la Tour Eiffel, prima di lasciare il posto al famoso gruppo britannico Thingumajig Theatre con Hullaba Lulu e ai portoghesi Teatro de Marionetas do Porto con Wonderland, ovviamente dedicato alla Alice di Lewis Carroll. Più filosofico è l’assolo del grande Christoph Bochdansky, All About the World, in prima nazionale dall’Austria, mentre si torna alla materialità più artigianale con il lavoro degli eclettici greci Antamapantahou, per la prima volta in Italia e a Incanti con marionette a filo e bunraku in The Strings of Music.

Perché nel teatro di oggi è importante prestare attenzione al teatro di figura? I generi sono nicchie un po’ strette dentro cui – vizio di questi tempi – si cerca di spingere ogni linguaggio, quando forse ci sarebbe bisogno di uno sguardo più fluido. Il teatro di figura è senza dubbio un genere, nel vero senso della parola, forse l’ala del teatro che più si fonda sul rispetto di una regola, che tuttavia è talmente primordiale da farsi convenzione: si porta in scena qualcosa di inanimato. E l’evento teatrale, in questo caso, consiste proprio nell’infondere in quel pezzo di materia un soffio nuovo che la renda viva. Una pratica che più di ogni altra è rimasta vicina, nei secoli, alla divinazione, al mistero, dunque alle radici vere e proprie del teatro. A volte serve ricordarci da dove veniamo.

Sergio Lo Gatto

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