W. 3 atti pubblici: dal Motus alla sommossa

Where - Foto di Martha Baggetta

Motus è una parola latina che cova al suo interno una sfilza di significati, la cui declinazione contemporanea è piuttosto esemplare: moto, movimento, commozione, sentimento, passione, motivo, sommossa. Facile intravedere un percorso in queste sfumature del sostantivo: dal moto inteso come dispiego energetico si passa al movimento che è la sua applicazione pratica (energia spinge il corpo a muoversi). Tale movimento cerca poi relazione e si genera commozione, il filo che lega i due corpi in movimento lo chiameremo sentimento, la sua crescita la definiamo passione. È proprio allora che in tutto questo sentiero emotivo rintracciamo una ragione, appunto un motivo. Sarà subito dopo, quando un termometro razionale misura il mercurio passionale e il motivo l’abbiamo trovato, che il movimento di un corpo dopo aver cercato relazione si trasformerà collettivo. E lo chiameremo sommossa. Lungo questo crinale ha intrecciato le fibre progettuali degli ultimi anni il gruppo artistico Motus, nato nel 1991, impegnato in una battaglia civile attraverso l’arte esplicata oggi nella serie di esperimenti scenici W. 3 atti pubblici che hanno portato a Short Theatre 7 a Roma, in viaggio verso lo spettacolo Animale politico.

Già dagli inizi, in realtà, l’obiettivo di tenere assieme tutte le arti in un disegno che coinvolga la presenza attiva del pubblico, quindi la loro presenza “politica”, è piuttosto evidente (il primo tentativo, cui molti seguirono, è Stati d’assedio da Albert Camus). Tale obiettivo è dunque un intervento “diretto” che solo l’arte si può permettere, così necessario oggi che l’emergenza civile ha raggiunto livelli altissimi: farsi cioè tramite di un trauma e traghettare la coscienza collettiva negli oceani della mutazione antropologica. Dopo aver indagato le periferie d’Europa con il progetto X(ics) Racconti crudeli della giovinezza, la loro attenzione si è spostata con Syrma Antigónes sulla figura dell’eroina tragica che ha trovato poi la sua compiutezza nell’ultimo Alexis, una tragedia greca, lavoro che conferma il flusso di questi progetti e cerca di porre accento, riflessione, movimento passionale su uno degli eroi tragici del nostro tempo, Alexis (Alexandros Grigoropoulos) ucciso dalla polizia ad Atene negli scontri dell’inverno 2008.

When – Foto di Sara Bugoloni

Il nuovo lavoro, la cui futura creazione si modulerà attraverso una ricerca fatta di performance e workshop fino al maggio 2013, è composto di tre esperimenti: un Atto-assemblea (Where), un Atto-solitario (When) e un Atto-corale notturno (Who). Il primo è una vera e propria assemblea come quelle che animano gli spazi occupati (“liberati” è scritto) di questi ultimi anni, portando in uno spazio palco totale (tutti insieme, senza protagonisti e uditori) gli stessi occupanti dal Teatro Valle al Sale Docks di Venezia, da Macao di Milano alla Balena di Napoli passando per l’esperienza dell’Angelo Mai e del Nuovo Cinema Palazzo di Roma. Ognuno degli attori è disperso tra gli altri e prende la parola articolando la messa in scena di questa riunione, la quale però porta in essere lo stesso dibattimento che si ascolta nelle sale da cui provengono, inscenando anche accordi e disaccordi mai redenti. Una musica “da strada” sottolinea le testimonianze e i proclami, rendendo tutto fin troppo chiaro: in questo dibattito non si può intervenire, la sensazione è quindi di essere in un comizio collettivo, più che in assemblea. Lo stimolo di riflessione lascia alcuni dubbi inevasi. Ammettiamo che un ascoltatore giovane consideri malati i sistemi di potere che governano le attività culturali, ma nello stesso tempo non si rappresenti nelle istanze o nei modi proposti in tali frangenti: diventa automaticamente un reazionario traditore o almeno un conservatore? Dovrebbe invece in quanto giovane avallare ciecamente tale protesta? Questo primo atto pertanto lascia perplessità di metodo e fa pensare che forse il teatro fa assemblea quando non ne mette in scena una, perché se è vero che ogni gesto artistico muove alla conoscenza, stimola la partecipazione, rinnova la persona civile e è gesto politico, non ci si può dire certi del contrario.

Where - Foto di Martha Baggetta

Se l’Atto-assemblea chiude aprendo le porte e chiamando verso fuori, è invece dal palco che riprende l’Atto-solitario, il più riuscito, mantenendo però con l’esterno un rapporto diretto. Enrico Casagrande, regista del gruppo e raramente in scena, scrive sui tasti di un computer e proietta su uno schermo frasi che hanno origine da Un oscuro scrutare di Philip K. Dick, consegna allo sguardo di tutti le sue intime paure, svela le sue segretezze ad occhi indiscreti, denunciando così il controllo di ogni passo, ogni gesto della nostra vita. Tra le sue ultime parole dichiara di aver puntato una webcam sul tetto del teatro, grazie alla quale possiamo controllare ogni “nostra” azione; all’esterno è Silvia Calderoni e dunque ci siamo noi sorvegliati da noi stessi, la ascoltiamo gridare e denunciare soprusi, la vediamo arrestata e percossa. Non alziamo un dito. Siamo noi vessati nel suo corpo, ma ci duole la sua ferita? Usciranno, entrambi. E noi muti li vedremo inchinarsi da lontano, dentro il rettangolo di un circuito chiuso.

Atto-corale notturno è l’ultimo e non dichiara la sua durata. Nello spazio assembleare è ora notte, un corpo di corpi in movimento lento è a centro scena, ci chiedono di coprirci il viso come loro e aggiungerci, diventare indistinta massa e unirci uno per volta, senza volto né primato, esercito che balla e non ha lineamenti né gradi. Jim Morrison canta ripetendo le frasi della sua Bird of Prey, canta all’uccello rapace di volare alto e con leggerezza passarci su; proprio in quel momento Silvia Calderoni esce dal mucchio e si toglie il velo coprente, prende un telecomando e inizia a far volare alto, sopra i corpi ipnotizzati dalla danza e da sé stessi, l’elicottero giocattolo della sorveglianza, ma non abbastanza da fermare le figure incatenate in questo ballo di resistenza. Finisce in terra, si schianta: lui non vola più, l’uccello rapace continua invece – inarrestabile – il suo volo di libertà.

Simone Nebbia

Visto a Short Theatre 7 a Roma in settembre 2012

Leggi altri articoli su Short Theatre 2012

Vai al programma del festival

W. 3 ATTI PUBBLICI
Where-When-Who

concept Daniela Nicolò, Enrico Casagrande, Silvia Calderoni
regia Daniela Nicolò & Enrico Casagrande
partecipano Enrico Casagrande, Silvia calderoni, Marco Baravalle, Ciro Colonna, Giorgina Pilozzi, Camilla Pin, Laura Pizzirani, Chiara Colasurdo
in collaborazione con Angelo Mai Altrove Roma, Ex Asilo Filangieri / La Balena Napoli, Macao Milano, Nuovo Cinema Palazzo Roma, Sale Docks Venezia, Teatro Valle Occupato Roma