Politiche felici: Terni festival 2012

"Pendiente de voto" foto ufficio stampa

In barba, o forse proprio in reazione alla crisi politica, culturale e sociale, torna con nuove vesti il Festival internazionale della creazione contemporanea, a Terni dal 13 al 23 settembre.
Novità portante di questa settima edizione rispetto le precedenti è la scelta di un tema specifico da adottare per l’edizione corrente e la prossima: il festival come atto politico, testimoniato egregiamente dal titolo, up to you, “spetta a te”. L’effettivo invito rivolto tanto agli spettatori quanto alla variegata rosa di artisti, chiede di scegliere da che parte stare, a definire i propri ideali, in una traslazione spaziale lungo tutta una piazza con Position, per esempio, degli israeliani Public Movement; partecipando attivamente alla creazione degli spettacoli durante la stessa messinscena attraverso i telecomandi di Roger Bernat in Pendiente de voto; oppure in una paradossale discussione alla cieca su uno spettacolo “come se fosse appena andato in scena”, nel gioco del collettivo W, Generique.
Alla base di questa “politica” (intesa dal festival nel suo senso più alto) ci sono una serie di atti di condivisione, oltre che di scelta; nei quali gli spettatori possano ritrovare la propria matrice collettiva. Nei luoghi teatrali, ma anche nelle strade, con la performance itinerante Charme, nata durante la residenza artistica di Laurel Jay Carpenter presso il CAOS (Centro Arti Opifcio Siri, principale sede del festival); nei quartieri con U_ Inversioni Urbane, un’ audio-guida raccontata dagli abitanti stessi sotto lo stimolo di Elisa Fontana e Paola Lilli; perfino nei ristoranti: scenari questi ultimi di Eat The Street, performance interattiva per la prima volta in Italia dei canadesi Mammalian Diving Reflex, in cui gli spettatori potranno cenare in compagnia di particolarissimi critici culinari, dei bambini. Il teatro allora si fa spazio unico, utopia plausibile di una società, come avviene in E.I.O., di Dragana Bulut, Maria Baroncea e Eduard Gabia. Abolita quindi la dicotomia spaziale tra performer e spettatori, ci si potrà ritrovare a condividere persino un’automobile in Drive in del collettivo milanese Strasse, alla sua quarta tappa; o tra le braccia di qualcuno con altri occhi e altri ricordi, nel “film da indossare” When we meet again degli inglesi Me and the machine.

"Forecasting" foto di ufficio stampa

Spazi di scelta, di condivisione ma anche di quell’ironia, comica nel suo senso greco di derisione e sbeffeggiamento. E allora vale la pena ascoltare un Discorso Grigio, in cui il gruppo Fanny e Alexander esaspera le forme retoriche del “politichese” per una più profonda ricerca tra singolo e comunità; così come non può mancare all’appello il sardonico duo Antonio Rezza – Flavia Mastrella con Bahamut, o la rilettura dell’Accademia degli Artefatti di Nascita di una nazione.
Un festival politico che si chiede quale sia il senso dell’arte nel nostro tempo, sembra dare risposte polivalenti, non univoche, per cui la creazione si rende possibile in direzioni apparentemente opposte. Esempio fra molti, le riflessioni ed i rapporti tra corpo e macchina, natura e tecnologia, che qui trovano ampio spazio a livello organizzativo (il festival infatti ha aderito al progetto di sostenibilità ambientale Impatto Zero), ma anche e soprattutto in diversi momenti performativi: nell’installazione della svizzera Camille Scherrer, In the wood, attraverso uno speciale software l’ombra del visitatore viene modificata tanto da apparire ombra di un albero o di un animale. E se in Forecasting, studio di Giuseppe Chico E Barbara Matijevic’ i prolungamenti del corpo del danzatore sono determinati da immagini tratte da Youtube in scala 1:1, Dominique Boivin immagina in Trasports che il compagno e complice del danzatore sia addirittura una escavatrice.
La politica così definita, coerente e attiva a 360°, oltre alle continue collaborazioni straniere, grazie soprattutto all’aderenza alla network “Finestate Festival”, non poteva non coinvolgere e incentivare anche il lavoro di artisti del luogo, attraverso il bando Created in Umbria, che in collaborazione con le istituzioni locali ha selezionato tre progetti da presentare all’interno del festival.
Un evento insomma che si pone alti obiettivi, di coscienza etica e artistica, alti sì, ma non impossibili. Manifestazione che vale la pena di attraversare in tutte le sue molteplici sfaccettature di generi, fruizioni e scelte; up to you!

Viviana Raciti

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