Generazioni Componibili. Scatole vuote del Teatro della Tosse

fonte www.shorttheatre.org

Le coppie sono perennemente in crisi, i “giovani” quarantenni sono allo stesso tempo già troppo vecchi, il precariato è un modello di organizzazione non solo del lavoro, ma della vita in genere, saltiamo da un’esperienza all’altra, da una relazione sentimentale a quella successiva: siamo insomma generazioni componibili, guarda caso facciamo spesa di mobili all’Ikea.

Tutto vero, come non ammetterlo, ma possibile non si riesca a descrivere i trenta o quarantenni fuori dagli eterni stereotipi creati ad arte per stigmatizzare la società dei consumi, senza criticarla mai veramente?
Questo il cuore di Generazioni Componibili, spettacolo proposto dal Teatro della Tosse con la regia di Emanuele Conte e l’interpretazione monologante di Alessandro Bergallo. Il lavoro dei genovesi – che raramente passano per la capitale – muove da uno spunto anche interessante: la storia di un immigrato africano che trova un lavoro quanto mai bizzarro, ammorbidire scarpe di lusso destinate ai ricchi. Quale miglior situazione di un centro commerciale come Ikea? Essere pagati per camminare, lui che le scarpe al villaggio le metteva solo nei giorni importanti, di festa. È una delle storie contenute in People from Ikea, libro di Andrea Pugliese edito da FBE nel 2011 che Bergallo riporta con passione al pubblico. Bucando sin da subito la quarta parete espone la genesi del progetto che negli intenti sembra avere un obiettivo quasi antropologico: studiare le vite delle persone attraverso un laboratorio ready made come quello dell’Ikea. Ma bastano pochi minuti e un paio di scene per accorgersi che l’assunto di partenza si trasforma in una semplice stand up comedy piena degli stereotipi di cui sopra.

Bergallo fa quello che può cercando di puntare sulla semplicità e l’immeditezza, riuscendoci a tratti, ma i temi e la realizzazione scenica non lo aiutano, la sua interpretazione dovrebbe far da tramite alle storie, ma non sempre riesce a trovare il distacco necessario; non basta l’invito alle danze finali, la quarta parete così facilmente aperta si richiude senza via di scampo. In aiuto del mattatore giungono i video proiettati su uno schermo alle sue spalle, impeccabilmente diretti da Andrea Linke e ben recitati da Silvia Bottini e Simonetta Guarino, Simona Fasano, Paola Lattanzi, Falou Niang, Andrea Possa, e Alice Rota. Ma la sensazione che il protagonista si agiti su un ponte di cartapesta rimane. Nelle micro-storie, tutte approcciate troppo superficialmente per indurre il pubblico a un pensiero profondo, si intrecciano luoghi comuni tra i quali si perde anche il filo rosso iniziale, ovvero il legame tra la catena di arredamento e le vite delle persone, anzi questo sembra quasi diventare un pretesto per poter creare un appetibile one man show. Rimane una sensazione simile a quella lasciata da certi cabarettisti televisivi, mattatori dei costumi in apparenza e alfieri dell’omologazione nella realtà

Andrea Pocosgnich

visto al Teatro India
Short Theatre 2012

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Generazioni componibili
di Alessandro Bergallo, Emanuele Conte e Andrea Pugliese
tratto da People from Ikea di Andrea Pugliese
con Alessandro Bergallo
video ideati e diretti da Andrea Linke
luci e colonna sonora a cura di Tiziano Scali
con la partecipazione in video di Silvia Bottini e Simonetta Guarino, Simona Fasano, Paola Lattanzi, Falou Niang, Andrea Possa, Alice Rota

Comments
  • Daniele Timpano 14 settembre 2012 at 11:33

    oi, io non sono stato mai in una coppia perennemente in crisi, sono precario ma non sono liquido, non salto da un’esperienza all’altra, da una relazione sentimentale a quella successiva: non sono componibile! Sono un semplice disadattato, che nemmeno fa la spesa all’Ikea perché è troppo lontana e ci trovi sempre troppa gente e troppa gente mi spaventa, anche a teatro… e quindi? Non l’ho visto, lo spettacolo di Emanuele, ma a prescindere come poteve riconoscermi? Ma siete davvero tutti così, o coetanei poverelli? :-)

    • Andrea Pocosgnich - Redazione 15 settembre 2012 at 16:59

      Infatti è proprio questo approccio che tende a voler fare di tutta l’erba un fascio che non funziona: quella dei quarantenni in crisi è una concezione molto televisiva e spendibile a livello di marketing…

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