*Plek-. Questa non è una (s)piegazione

Foto di Marco Alama

Presentato in prima nazionale durante il festival Inequilibrio a Castiglioncello*Plek- è il titolo della nuova creazione della compagnia CollettivO CineticO guidata da Francesca Pennini. Ulteriore frammento del progetto decennale C/o sulle eterotopie, lo spettacolo nasce dalla performance *{Titolo Futuribile} presentata nell’ultima edizione di DNA – Danza nazionale autoriale (all’interno di Romaeuropa Festival) insieme alla realizzazione di Cinetico 4.4. Quest’ultimo è un dispositivo per la creazione performativa che prende la forma del gioco da tavolo (con tanto di tabelloni, tessere e dadi) attraverso il quale i membri del gruppo negoziano le scelte registiche di una performance disarticolando le priorità di ogni singolo giocatore, aleatorietà e decisioni collettive. Un modus operandi che attraversa tutta la produzione spettacolare del collettivo divenendo un vero e proprio mood (animo/atmosfera/disposizione/inclinazione) che trova radice nella re-invenzione dei concetti di aleatorietà, casualità e autorialità collegandosi per filiazione non diretta all’universo di John Cage e alle esperienze Fluxus (e nello specifico ad una precisissima idea di “gioco” che sostiene la creazione, la fruizione e la diffusione dell’opera d’arte). Tale mood, pienamente concretizzato in Cinetico 4.4, si disarticola in realtà in una serie di dispositivi di cui è possibile trovare traccia e approfondimento all’interno dell’intervista a tappe ospitata in queste stesse pagine e nata proprio in relazione a *{Titolo Futuribile}. La seguente analisi (o spiegazione) dello spettacolo presentato a Inequilibrio è il momento conclusivo di questo percorso, un punto fermo, un asterisco per connettere processo creativo e prodotto spettacolare.

*Plek- è piega, è lo spostarsi del tempo, il disarticolarsi minuzioso del corpo, lo stropicciarsi di un foglio, linea curva, linea spezzata di un origami. *Plek- è, più di ogni altra cosa, il (dis)piegarsi del pensiero, l’accartocciarsi della formulazione teorica; una (s)piegazione intorno al corpo, alla danza, al discorso coreografico. Bisogna dimenticare per un attimo i colori sgargianti e fumettosi che avevano caratterizzato i precedenti spettacoli della compagnia (uno su tutti XD – Scritture retiniche sull’oscenità dei denti) per immergersi in una scena completamente nuda e nera se non per il bianco della luce di un faro che disegna uno spazio circolare per terra. In questo spazio appare e si piega il corpo di Francesca Pennini, punto di origine di una coreografia che si sviluppa come una linea dall’andatura irregolare.

foto di Francesca Pennini

C’è una consequenzialità matematica, rigida, a tratti gelida nei blocchi di immagini che la compagnia dona allo sguardo dello spettatore; una manciata di teoremi geometrici in cui la razionalità incontra lentamente imprevedibili cime poetiche. Il discorso “didattico” sulla danza si ibrida al precipitare della logica all’interno di pieghe oscure in cui l’indagine teorica di cui si sostanzia il lavoro del gruppo si concretizza, divenendo oggetto tangibile, talvolta incomprensibile alla mente, ma sempre capace di folgorare lo sguardo lasciando emergere un’ironia sottile e disarmante, al contempo lucida e folle. Il movimento dei corpi si spiega come si piega e ripiega una pagina, come si costruisce un origami, con la leggerezza di un foglio di carta di riso o lo sconvolgente accartocciarsi di un linoleum. Il suono si “accartoccia” nell’elettronica solo per dispiegarsi e incurvarsi nell’aria barocca Deh Ti piega tratta da La fida Ninfa di Vivaldi, mentre dimensioni cronotopiche nascoste divengono improvvisamente visibili e sgargianti colori fluo, spezzando il nero rigore che aveva caratterizzato la scena. Ci sono arie attraverso cui si canta di asterischi e di teoremi geometrici mentre si piegano fogli di carta, ci sono Pac-Man e misteriosi labirinti sotto la superficie del linoleum, ci sono braccia che si piegano e bocche che si aprono illuminate da una fioca luce strobo, fogli che si accartocciano in enormi palle di carta e un gruppo di giovani atlete che irrompe nella piega più profonda di questa bizzarra scrittura coreografica.

Ancora una volta CollettivO CineticO coniuga ironia e concettualismo proponendosi nel panorama della arti performative come una delle compagnie che maggiormente impone non solo un’estetica personalissima ma anche una modalità inedita di concepire la costruzione dell’opera. *Plek -, lungi dal risolversi nel mero atto spettacolare, è allora l’ultimo passo di un progetto più ampio, la dimostrazione di una serie di ipotesi (estetiche) avanzate negli ultimi due anni dalla compagnia, ora riunite in una scrittura coreografica in cui ogni piega diventa immagine poetica e ogni (s)piegazione si avvicina al capolavoro.

Matteo Antonaci

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