Stagione 2012 – 2013 Teatro Carignano (Stabile di Torino)

STAGIONE 2012/2013 TEATRO CARIGNANO

14 – 18 novembre 2012 | prima nazionale

LE 6° CONTINENT
(il sesto continente)
drammaturgia Daniel Pennac
con Ludovic Chazaud, Claudia De Serpa Soares, Mich Ochowiak, Hélène Patarot,
Kostas Philippoglou, William Purefoy e Ximo Solano
regia Lilo Baur
scene Sabine Theunissen
costumi Agnès Falque
luci Philippe Vialatte
musiche Mich Ochowiak
collaborazione artistica Clara Bauer
Théâtre des Bouffes du Nord Parigi/Fondazione del Teatro Stabile di Torino
Théâtres de la Ville de Luxembourg/Compagnie Rima
con il sostegno de Il Funaro – Pistoia
Spettacolo con soprattitoli in italiano

Alcune tra le realtà più prestigiose del panorama teatrale europeo uniscono energie e progettualità per una nuova
produzione firmata dallo scrittore francese di culto Daniel Pennac. Un uomo cammina. Un uomo distinto, calmo, determinato avanza senza fretta, con tutti gli attributi di un ragionevole potere. Avanza contro corrente, come se risalisse un fiume, ma senza sforzo. Chi è costui seduto tutto solo al centro del sesto continente? E cos’è dunque questo sesto continente? È un territorio immenso, formato da tutti i rifiuti che l’umanità getta in mare, aggregati dalle correnti marine nel cuore del Pacifico, dove costituiscono una pattumiera galleggiante delle dimensioni di un continente. Attraverso un racconto apparentemente surreale ma carico di ironica intelligenza, la regista Lilo Baur celebra la grande “storia dei nostri rifiuti”, surreale riflessione evocata da visioni ora oniriche, ora ironiche, beffarde, malinconiche. Lo humour del testo di Daniel Pennac, senza mai cadere nella didattica o nella predica moralizzatrice, sostiene uno spettacolo che si rivela una potente opera buffa sui nostri scarti, lontano da ogni velleità di pia dimostrazione ecologica.

20 novembre – 2 dicembre 2012

TUTTO PER BENE [recensione] di Luigi Pirandello
con Gabriele Lavia
e con Gianni De Lellis, Lucia Lavia, Roberto Bisacco, Daniela Poggi, Riccardo Bocci,
Giulia Galiani, Giorgio Crisafi, Riccardo Monitillo
danzatrice Alessandra Cristiani
regia Gabriele Lavia
Teatro di Roma

Gabriele Lavia dirige ed interpreta Tutto per bene, uno dei testi meno frequentati della densa produzione pirandelliana
e lo fa con un attento lavoro sul personaggio principale: ambiguo, anfibio, sbalestrato, incapace di riappropriarsi
della propria vita. Caduta la maschera, a quest’uomo distrutto non resta che isolarsi nella follia, trasformandosi in
un ridicolo fool. Terzo copione scritto su misura per Ruggero Ruggeri tra il dicembre 1919 ed il gennaio 1920, Tutto per
bene risale al momento in cui Luigi Pirandello si è affermato sulla scena teatrale italiana come autore. Martino Lori, il
protagonista, in pochi giorni realizza quanto ha sempre ignorato: il tradimento della moglie defunta consumato con
un potente amico di famiglia, dal quale il protagonista ha ricavato numerosi vantaggi economici e lavorativi, e che,
soprattutto, si scopre essere il padre della sua unica figlia, appena andata in nozze a un ottimo partito. E nonostante
la sete di vendetta e l’umiliazione di comprendere come il suo segreto fosse manifesto a tutti, tra i tanti personaggi
“mascherati” di Pirandello, quello di Lori è uno dei più violentati dalla propria maschera, costretto a rappresentare a
sua insaputa tutte le parti della commedia.

4 – 9 dicembre 2012

UNA NOTTE IN TUNISIA
di Vitaliano Trevisan
con Alessandro Haber
e con Pietro Micci e due attori in via di definizione
regia Andrée Ruth Shammah
Teatro Franco Parenti

Il titolo è Una notte in Tunisia, ma il testo nulla ha a che vedere con l’omonimo standard jazz. La Tunisia è Hammamet
e il protagonista, interpretato magistralmente da Alessandro Haber e diretto da Andrée Ruth Shammah, è X, al
secolo, Bettino Craxi. Vitaliano Trevisan, una delle penne più interessanti della drammaturgia italiana, ispirandosi
a Route el Fawar, testo scritto a quattro mani da Bobo Craxi e Gianni Pennacchi, narra la vicenda di X e dei suoi ultimi
giorni di vita. X è un uomo di forte carisma, il cui destino è determinato dalla sua natura, dalla sua incapacità di
essere quello che non è, tanto che preferisce affrontare la morte piuttosto che fingere di essere un altro. «Non viene
raccontato l’uomo politico – spiega Haber – piuttosto quello privato. Il grande dolore per l’esilio, gli eventi drammatici
contro cui non si può più fare nulla, ma soprattutto il difficile rapporto con gli affetti familiari, i figli che non ha mai
coccolato… Insomma, un Craxi costretto nella sua solitudine, senza più amici, senza punti di riferimento… e il suo
pensiero che va all’Italia, che vede dalla costa tunisina, che sogna da lontano con tutta la sofferenza di non potervi
tornare. E poi – aggiunge Haber – la malattia, non solo fisica, ma anche psicologica. Insomma, è uno sfogo dilagante
e sincero. È una resa dei conti, dove non si risparmiano critiche per niente e per nessuno, né su ciò che è stato, né su
ciò che è oggi».

11 – 23 dicembre 2012

MOSCHETA
di Angelo Beolco detto Ruzante
con Tullio Solenghi, Maurizio Lastrico, Barbara Moselli, Enzo Paci
regia Marco Sciaccaluga
Teatro Stabile di Genova

Dopo il fortunato debutto sul palcoscenico del Teatro della Corte di Genova, inizia la tournée nazionale di Moscheta di
Angelo Beolco, un classico del teatro italiano del Cinquecento, interpretato, in questo allestimento diretto da Marco
Sciaccaluga, da due protagonisti d’eccezione: Tullio Solenghi e Maurizio Lastrico. Moscheta mette in scena un mondo
contadino dove si parla il dialetto pavano, contrapposto al contesto ingannatore della città, in cui trionfa la lingua
“moscheta” che appartiene a furbi e imbroglioni. Il testo racconta la storia di Menato, che lascia la campagna per
raggiungere a Padova la moglie di Ruzante, Betìa, un tempo sua amante e della quale si dichiara ancora innamorato.
Respinto dalla donna, Menato pensa di riconquistarla facendola litigare con il marito. Per questo confida a Ruzante
di aver visto Betìa accettare il corteggiamento di uno sconosciuto. In realtà, la donna è attratta da Tonin, un soldato
bergamasco suo vicino di casa; ma quando Ruzante le si presenta travestito da “spagnaruolo” e la corteggia parlando
in lingua moscheta, la donna finisce con l’accettarne le profferte, fingendo poi di averlo riconosciuto quando il marito la
insegue minacciandola di morte. Scatta così un travolgente gioco di bravate e vendette, che coinvolge i tre uomini nel
tentativo di conquistare, ciascuno a modo suo, la bella Betìa.

27 dicembre 2012 – 6 gennaio 2013

NOVECENTO
di Alessandro Baricco
con Eugenio Allegri
regia Gabriele Vacis
ritorno alla prima edizione
Società Cooperativa Artquarium

«Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare
una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave
e che da lì non fosse mai sceso». Novecento di Alessandro Baricco è uno dei lavori di maggior successo degli ultimi
anni: dopo il debutto ad Asti Teatro16 ha girato in tournée per sette anni ed è stato applaudito da 120.000 spettatori,
totalizzando un considerevole numero di repliche in Italia e Europa. Il testo è stato tradotto e messo in scena in
numerosi paesi e nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha realizzato la versione cinematografica, dal titolo La leggenda del
pianista sull’oceano, interpretata da Tim Roth. Eugenio Allegri è l’attore per cui Alessandro Baricco ha scritto questo testo, e perché fosse diretto da Gabriele Vacis. «Novecento non sarà più per me semplicemente un numero – spiega Allegri -. Non sarà mai più soltanto il secolo trascorso. Non sarà mai più un riconosciuto periodo letterario o storico o filosofico o artistico, e via di seguito. Per me Novecento è stato e sarà per sempre il mio spettacolo e finalmente lo posso dichiarare: io sono Novecento. Non sono l’unico, ma lo sono».

15 – 27 gennaio 2013 | prima mondiale

LA SERATA A COLONO
di Elsa Morante
con Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Antonia Truppo
e cast in via di definizione
regia Mario Martone
musiche Nicola Piovani
scene Sergio Tramonti
luci Pasquale Mari
Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Associazione Teatro di Roma/Teatro Stabile delle Marche

«La serata a Colono è l’unica opera per il teatro di Elsa Morante, ispirata all’Edipo a Colono di Sofocle: pubblicata ne Il
mondo salvato dai ragazzini, non è mai stata rappresentata. Carlo Cecchi ha vissuto accanto alla scrittrice il percorso dei diversi desideri di messa in scena di questo testo da parte di Eduardo De Filippo, Carmelo Bene, Vittorio Gassman, e
ha immaginato di realizzarla egli stesso. Con Carlo abbiamo lavorato più volte insieme, e più volte abbiamo parlato
de La serata a Colono: l’amore per questo testo ci spinge oggi a lavorare allo spettacolo. La compagnia sarà formata da
attori che hanno recitato con Cecchi e con me, mentre Nicola Piovani e Sergio Tramonti lavoreranno alla musica e alle
scene. Entrambi, e con loro Angelica Ippolito, hanno vissuto con Cecchi e con la Morante la straordinaria stagione del
Granteatro: nell’incontro tra generazioni diverse rivive lo spirito di un gruppo. A me, che non ho avuto la fortuna di
conoscere Elsa Morante, sembra di ascoltarla mentre con gli attori cominciamo a leggere il testo. Ed è una voce che
non ha pari». Mario Martone

22 gennaio – 27 marzo 2013

HANSEL E GRETEL
dei fratelli Grimm
cast in via di definizione
regia Eleonora Moro
Fondazione del Teatro Stabile di Torino

«Nei pressi di una grande foresta viveva un povero taglialegna con sua moglie e i suoi due bambini. Il ragazzo si
chiamava Hänsel e la bambina Gretel. Avevano poco da mangiare, e una volta, quando una grande carestia colpì la
zona, egli non poté più procurare alla sua famiglia neanche il pane quotidiano…». Ha così inizio la fiaba di Hänsel e
Gretel, delle molliche di pane e della casa di marzapane, nata dalla penna dei fratelli Grimm.
Anche quest’anno il Teatro Stabile di Torino riapre le porte del Teatro Carignano per raccontare ai più piccoli una
storia universale e popolare al contempo, un racconto di bene e male, di coraggio e magia. «La fiaba – scriveva
Tolkien – è un reame che contiene molte altre cose accanto a elfi e fate, oltre a gnomi, streghe, trolls, giganti e draghi:
racchiude i mari, il sole, la luna, il cielo, e la terra e tutte le cose che sono in essa, alberi e uccelli, acque e sassi, pane
e vino, e noi stessi, uomini mortali, quando siamo vittime di un incantesimo». La coppia di protagonisti prenderà
vita in un allestimento per la regia e la drammaturgia di Eleonora Moro. Lo spettacolo, nella cornice del Teatro
Carignano sarà non solo un modo per raccontare ai bambini una storia senza tempo e riflettere sui suoi significati
insieme a mamma e papà, ma anche per scoprire la più importante sala teatrale storica della nostra Città.

29 gennaio – 10 febbraio 2013

LA RESISTIBILE ASCESA DI ARTURO UI [recensione] di Bertolt Brecht
con Umberto Orsini
e con (in ordine alfabetico) Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale,
Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis
regia Claudio Longhi
ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione/Teatro di Roma

«La resistibile ascesa di Arturo Ui, scritta nel 1941 in Finlandia, rappresenta un tentativo di spiegare al mondo capitalistico l’ascesa di Hitler»: così Bertolt Brecht descrive uno dei testi che appartengono al suo lungo periodo di esilio dalla Germania nazista. L’ascesa di Ui, tanto resistibile quanto ineluttabile, rimane come fissata sul margine della tragedia, ma in qualche modo fotografa i meccanismi perversi e atemporali della prevaricazione. E così il drammaturgo
ambienta la scena non già in Europa, bensì oltreoceano, in una fantastica Chicago del 1938, nella quale ripercorre
le fasi della costruzione del consenso per Adolf Hitler sulla falsariga di quelle dell’ascesa criminale di Al Capone.
Protagonista di questa “farsa storica” amaramente divertente è Umberto Orsini, circondato da una compagnia di
giovani talenti, e diretto da Claudio Longhi, studioso di storia del teatro, che da tempo affianca alla sua attività di
storico e docente universitario la regia teatrale.

12 – 24 febbraio 2013

UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO [recensione] di Tennessee Williams
con Laura Marinoni, Vinicio Marchioni, Elisabetta Valgoi, Giuseppe Lanino,
Annibale Pavone, Rosario Tedesco
regia Antonio Latella
ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione/Teatro Stabile di Catania

Un tram che si chiama desiderio, scritto dal drammaturgo statunitense Tennessee Williams nel 1947, è un testo noto
al grande pubblico grazie alla pellicola di Elia Kazan di cui furono protagonisti Marlon Brando e Vivien Leigh.
L’allestimento proposto da Antonio Latella, che recentemente ha fondato la compagnia Stabile/Mobile, segna la
prima collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione e si colloca nell’ambito della sua ricerca sull’America,
già fonte d’ispirazione del ciclo Francamente me ne infischio, work in progress in cinque episodi ispirati a Via col Vento.
Blanche è una donna segnata da un trauma che l’ha fatta scivolare nel baratro dell’alcolismo e della ninfomania:
accolta nella casa della sorella e del cognato, scatenerà passioni violente e incontrollate. «Ho capovolto la storia -
scrive Latella – concentrandomi sulla scena finale in cui la protagonista si abbandona al medico che la allontana dalla
casa. Da questa prospettiva lei rivive l’intera vicenda a ritroso come in una seduta di analisi. Gli spettatori vedranno
quindi l’intero dramma accadere nella testa di Blanche, come se si trattasse della memoria di una vicenda filtrata dai
suoi occhi. Credo che da questa prospettiva il testo possa assumere una dimensione contemporanea: la sua mente
diventa il luogo dell’azione, lo spazio scenico».

26 febbraio – 3 marzo 2013

TROVARSI
di Luigi Pirandello
con Mascia Musy, Angelo Campolo, Giovanni Moschella, Ester Cucinotti,
Antonio Lo Presti, Marika Pugliatti, Monia Alfieri, Luca Fiorino
regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
E.A.R. Teatro di Messina in collaborazione con Daf – Teatro dell’Esatta Fantasia

Nella produzione finale di Luigi Pirandello – ispirata dall’amore tardivo ma intenso per Marta Abba – trova spazio una ricca galleria di figure femminili. Scritto nel 1932, Trovarsi è la cronaca del dramma di Donata Genzi, attrice che ha consacrato se stessa al palcoscenico, negandosi ogni legame sentimentale. La missione dell’attrice, il suo impulso a illuminare il pubblico ogni sera con la propria arte, è il prezzo che si chiede alla protagonista; ancora una volta, attraverso una storia che usa come paradigma una vicenda teatrale, Pirandello affronta temi che riguardano la società, il modo di relazionarsi tra gli uomini e in particolar modo la ricerca e l’espressione della verità di cui il palcoscenico può essere il più autentico testimone. Donata Genzi, cavallo di battaglia per grandi interpreti come Adriana Asti e Valeria Moriconi, è ora Mascia Musy: l’attrice, Premio UBU come Migliore Attrice Protagonista e Premio Eti Olimpici del Teatro nel 2008 per Anna Karenina, regia di Eimuntas NekroŠius, torna a interpretare un testo di Pirandello dopo le celebri edizioni di Sei personaggi in cerca d’autore e Questa sera si recita a soggetto, dove era stata diretta da Giuseppe Patroni Griffi.

5 – 10 marzo 2013

IL DISCORSO DEL RE
di David Seidler
con Luca Barbareschi, Filippo Dini
regia Luca Barbareschi
Casanova multimedia

Ambientata in una Londra a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, Il discorso del Re si concentra sulle vicende di Albert,
secondogenito del Re Giorgio V, che nel ’37 sale al trono con il nome di Giorgio VI. Era un re amato dal popolo, legato
da vero amore alla moglie Elisabetta Bowes – Lyon, ma che portava con sé un fardello di costrizioni infantili e un
bisogno di affetto difficili da trovare in un’anaffettiva coppia di genitori. Un’insicurezza espressa dall’evidente
balbuzie, ragione per cui viene portato da diversi dottori fino ad arrivare al logopedista australiano Lionel Logue.
Uomo dai metodi eccentrici e anticonformisti, Logue nel tempo insegnerà al Duca di York come superare l’incubo di
parlare in pubblico. Il discorso del re è una commedia umana, in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze,
che vede nei panni del logopedista Luca Barbareschi affiancato da Filippo Dini nel ruolo di Giorgio VI. Un capolavoro
dello sceneggiatore David Seidler nato per il teatro ma trasformato, nel 2010, in una pluripremiata pellicola diretta
da Tom Hooper. «Il discorso del re – scrive Barbareschi – si inserisce in quel filone in cui il teatro è soprattutto un inno
alla voce e all’importanza delle parole. Tutta la vicenda è costituita da una incessante partitura dialettica che ricorda
la necessità da parte delle figure di potere di impiegare le parole giuste. Forse, proprio in questa epoca storica, è una
lezione che andrebbe ripetuta sovente, anche perché una storia acquista maggior valore se tramandata ai posteri
attraverso un persuasivo impianto oratorio».

12 – 24 marzo 2013

LA MODESTIA [recensione] di Rafael Spregelburd
con (in ordine alfabetico) Francesca Ciocchetti, Maria Paiato,
Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi
regia Luca Ronconi
Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Fondazione Festival dei Due Mondi di Spoleto e Associazione Mittelfest,
su progetto di Santacristina Centro Teatrale

Talento indiscusso della scena internazionale, capace di imporsi in un panorama teatrale tradizionalmente poco
permeabile alla drammaturgia extraeuropea, Rafael Spregelburd, nato a Buenos Aires nel 1970, si è rivelato uno degli
artisti più geniali ed eclettici dell’ultimo decennio. Commedia sarcastica, affidata a quattro attori che interpretano otto personaggi, La modestia è una storia di equivoci e di espedienti, che si svolge in un unico luogo che allude a due spazi e a due momenti diversi: la Buenos Aires dei nostri giorni, e un paese balcanico in un passato indefinito. La confusione e lo spaesamento pervadono i personaggi: nessuno si sente mai a casa propria, le battute apparentemente razionali e pertinenti nascondono la mancanza di certezze e di logica. In questo ribaltamento delle categorie di spazio e tempo, nella continua negazione delle identità dei personaggi, si rinsalda l’eccezionale incontro tra Luca Ronconi e Spregelburd. La modestia è il ritratto di una società in consapevole disfacimento, nella straordinaria interpretazione offerta da quattro tra i più brillanti artisti della nostra scena: Francesca Ciocchetti, Maria Paiato, Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi.

23 aprile – 5 maggio 2013

ROMEO E GIULIETTA
di William Shakespeare
adattamento di Fausto Paravidino e Valerio Binasco
con Francesco Montanari, Deniz Ozdogan, Antonio Zavatteri, Filippo Dini,
Andrea Di Casa, Simone Luglio, Gianmaria Martini, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe,
Giampiero Rappa, Nicoletta Robello, Marcela Serli, Roberto Turchetta
e con Milvia Marigliano
regia Valerio Binasco
Nuova Teatro Eliseo/Compagnia Gank in collaborazione con Gloriababbi Teatro

Valerio Binasco è uno dei più apprezzati registi della nuova generazione, che di recente si è confrontato con la
drammaturgia contemporanea (Ginzburg, Fosse, Paravidino) ma anche con testi più classici – nella stagione 2009/10
ha diretto per il Teatro Stabile di Torino Filippo di Vittorio Alfieri. Ora porta in scena Romeo e Giulietta di William
Shakespeare, spettacolo che gli è valso il Premio Ubu 2011 per la miglior regia. Giulietta è Deniz Ozdogan, attrice
d’origine turca, ma impegnata in Italia da anni. Accanto ai due protagonisti si muove un cast di attori eccezionali,
molti dei quali hanno già in passato lavorato con Valerio Binasco. Alcuni membri della compagnia dello spettacolo
fanno parte tra l’altro di due realtà teatrali indipendenti tra le più interessanti del panorama artistico italiano: la
Compagnia Gank (Antonio Zavatteri) e la Gloriababbi Teatro (Filippo Dini, Giampiero Rappa e Andrea Di Casa).

7 – 19 maggio 2013

QUELLO CHE PRENDE GLI SCHIAFFI
da Leonid Nikolaevič Andreev
con Glauco Mauri e Roberto Sturno
e con (in ordine alfabetico) Leonardo Aloi, Barbara Begala, Marco Blanchi, Mauro Mandolini,
Lucia Nicolini, Roberto Palermo, David Paryla, Stefano Sartore, Paolo Benvenuto Vezzoso
libera versione e regia Glauco Mauri
Compagnia Mauri Sturno

Per celebrare i tre decenni del sodalizio artistico tra Glauco Mauri e Roberto Sturno, due tra i più grandi attori del
palcoscenico italiano, va in scena, nella stagione 2012/13 del Teatro Stabile di Torino, Quello che prende gli schiaffi, libero adattamento di Mauri dal testo di Leonid Nikolaevič Andreev, autore e intellettuale russo protagonista dei primi anni del secolo scorso, drammaturgo amato da Stanislavskij e Mejerchol’d. La chiave grottesca del testo di Andreev viene reinterpretata in questa messinscena attraverso l’occhio e lo spirito della nostra epoca. Al centro della vicenda c’è un uomo che dedica la propria vita alla cultura e alla ricerca e viene per questo vessato e umiliato dalla tracotanza del potere. La tragedia deve così mascherarsi da farsa, e l’uomo di scienza dovrà diventare un clown, costruendosi una nuova vita nella dimensione del palcoscenico come pagliaccio che fa della sua pubblica umiliazione lo spettacolo più divertente per il pubblico pagante. Il clown è interpretato da Roberto Sturno mentre Glauco Mauri è un saggio Papà Briquet, presentatore e direttore del circo.

21 – 26 maggio 2013

ELEONORA ULTIMA NOTTE A PITTSBURH
di Ghigo de Chiara
con Anna Maria Guarnieri
regia Maurizio Scaparro
Fondazione Teatro della Pergola/Teatro Franco Parenti con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze

Considerata la più grande attrice del suo tempo, a distanza di quasi novant’anni dalla morte Eleonora Duse continua
ad affascinare, rivivendo nelle parole di Ghigo De Chiara e nei gesti di Anna Maria Guarnieri, che la interpreta per il
pubblico del Teatro Carignano, una delle sale predilette dell’interprete. Pallida, sottile, minuta, Duse sperimentava
tecniche di recitazione innovative; attenta alle nuove pratiche e alle correnti d’avanguardia, invitò Gordon Craig
nel 1906 alla realizzazione di Rosmersholm, a Firenze, al Teatro alla Pergola. Ed è proprio da un camerino della sala
fiorentina che il regista Maurizio Scaparro riunisce l’inizio e la fine del lungo viaggio, l’ideale tournée intorno al
mondo dell’attrice. Anna Maria Guarnieri evoca gli esordi, i luoghi amati, gli amori, le lettere sparse negli anni e
nei viaggi, e sempre la volontà, malgrado tutto, di viaggiare, di conoscere e di sperimentare il nuovo, per poi tornare
sempre al suo vero amore: il teatro.