Stagione 2012 – 2013 Cavallerizza Reale (Stabile di Torino)

STAGIONE 2012/2013 TEATRO CAVALLERIZZA REALE

maneggio 26 febbraio – 17 marzo 2013 | prima assoluta

EDUCAZIONE SIBERIANA
di Nicolai Lilin e Giuseppe Miale di Mauro
con Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Adriano Pantaleo
e cast in via di definizione
regia Giuseppe Miale di Mauro
da un’idea di Francesco Di Leva e Adriano Pantaleo
Fondazione del Teatro Stabile di Torino/ERT – Emilia Romagna Teatro/Teatro Metastasio Stabile della Toscana

L’esordio letterario di Nicolai Lilin, Educazione siberiana, è stato travolgente: tradotto in venti lingue sarà presto un film diretto da Gabriele Salvatores e interpretato da John Malkovich. Primo di una trilogia, il libro è il crudo resoconto di ciò che significa per l’autore far parte degli Urka siberiani, ultimi discendenti di una stirpe guerriera:uomini che si definiscono “criminali onesti”, gente animata da un’etica forte e antica, capace di brutalità, ma anche di esprimere un codice etico che paradossalmente si dichiara incorrotto nonostante sia l’espressione di una comunità criminale. Nicolai Lilin ha trentadue anni e tre romanzi all’attivo, tutti editi da Einaudi. Educazione siberiana (2009) ha catapultato l’autore alla ribalta letteraria nazionale per la crudezza del mondo che descrive e per lo stile che gli hanno fatto guadagnare numerosi elogi da critici e da importanti autori come Roberto Saviano. Da un lavoro a stretto contatto con Lilin, il collettivo Nest diretto da Giuseppe Miale di Mauro ha tratto uno spettacolo strutturato come una discesa nell’inferno dei dieci comandamenti dell’educazione degli Urka, lasciando intatte le atmosfere del romanzo ma intessendo una struttura dialogica e drammaturgica intensa e appassionante.

manica corta 26 febbraio – 3 marzo 2013

UNA CENA ARMENA
di Paola Ponti
consulenza Sonya Orfalian
con Danilo Nigrelli e Rosa Diletta Rossi
regia Danilo Nigrelli
Màlbeck Teatro/La Compagnia della Luna

Una cena armena è una pièce di Paola Ponti nata dall’incontro tra Màlbeck Teatro e Sonya Orfalian. Figlia della diaspora,
dagli anni Settanta, dopo il colpo di Stato di Gheddafi, la Orfalian ha trovato asilo in Italia, dove ha coltivato la
ricerca sulla propria cultura e ha scritto, il testo da cui lo spettacolo attinge e a cui si mescola: La Cucina d’Armenia. In
centotrenta ricette il lavoro porta con sé le radici di una cultura, offesa e misconosciuta, ma non per questo povera
di tradizione. Attraverso gli ingredienti, che permettono all’autrice la ricostruzione della vita quotidiana in terra
d’Armenia, prende forma il passato del padre, armeno palestinese, rifugiato in terra di Libia e vissuto senza avere
mai avuto una cittadinanza, ma solo un lasciapassare con su scritto: “Palestinian Refugee in Libya”. Dando sfogo
al ricordo di luoghi, usi, proverbi, leggende e ricorrenze, si mescola il peso dolce a quello amaro di un’eredità da
onorare. La regia della pièce è affidata a Danilo Nigrelli che, insieme a Rosa Diletta Rossi, interpreta il testo. Danilo
è Aram, Rosa Diletta Rossi è Nina, rispettivamente un signore armeno e una ragazzina italiana, i cui destini si
incrociano al calore dell’ojàkh, il focolare.

manica corta 19 marzo – 14 aprile 2013 | prima assoluta

PICCOLA GUERRA PERFETTA
uno spettacolo di Domenico Castaldo
tratto dall’omonimo romanzo di Elvira Dones
con Domenico Castaldo e gli attori del LabPerm
drammaturgia, canti e movimenti LabPerm
luci e scene Lucio Diana
Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Laboratorio Permanente di Ricerca sull’Arte dell’Attore
progetto realizzato con il contributo della Città di Torino, della Provincia di Torino,
con il sostegno del Sistema Teatro Torino e Provincia in collaborazione con Biennale Democrazia

La “piccola guerra perfetta” è quella dichiarata dalla Nato il 24 marzo 1999, in seguito alla feroce pulizia etnica scatenata da Milošević, e che si concluderà il 12 giugno dello stesso anno. Una guerra aerea, nei cieli aerei del Kosovo, dove la Nato dà inizio a una escalation di bombardamenti su tutto il paese con l’operazione Allied Force. Il presidente
francese Jacques Chirac rivolgerà un messaggio sarcastico al generale americano artefice della missione: «bisogna
ringraziarlo (Clark) per il fatto che sul Danubio c’è ancora un ponte integro». Questa triste pagina della nostra storia più recente non deve essere dimenticata, così come la rabbia delle protagoniste di Piccola guerra perfetta, tre donne assediate a Pristina: Rea, Nita e Hano. Donne che vivono sulla propria pelle sia i bombardamenti che gli ottanta giorni di orrore scatenati dall’esercito serbo. Elvira Dones è nata a Tirana, è cittadina svizzera e ora vive negli Stati Uniti. Il suo libro, Una piccola guerra perfetta (Einaudi), racconta l’orrore della guerra in Kosovo, tradotta ora in uno spettacolo appassionato e vivissimo, diretto dal regista e attore Domenico Castaldo.

maneggio 27 – 28 marzo 2013

REQUIEM FOR GROUND ZERO
di e con Steven Berkoff
Uk Arts International
Spettacolo con soprattitoli in italiano

Requiem for Ground Zero è un poema di Steven Berkoff nato per rendere omaggio alle vittime della tragedia dell’11 settembre 2001. «In quel periodo – spiega Berkoff – avevo cercato di ottenere le date per la mia pièce Messiah: Scenes from a Crucifixion (vincitore del premio Fringe nel 2000), ed ero stato rifiutato da tutti i teatri sovvenzionati a Londra. Così ho girato la Gran Bretagna e abbiamo messo in scena Messiah a Oxford, alla Oxford Playhouse la notte del disastro torri gemelle (…). Non intendo prendere parti o emettere giudizi ma semplicemente esprimere l’atmosfera di quel momento… coglierne la “temperatura” per così dire. Immaginare che cosa ha voluto dire, per una persona ignara di tutto trovarsi su un aereo dirottato dai terroristi che hanno come obiettivo un schianto fatale contro il simbolo e il cuore di Manhattan e usare il telefono cellulare per effettuare l’ultima chiamata ai propri cari: l’orrore della situazione, il gelo». L’America ci sembra un luogo familiare e New York ancora di più. La conosciamo attraverso i film, i libri, la musica, l’architettura. Sin da bambini siamo stati inondati dal suo spirito fantastico e surreale che ha raggiunto proporzioni mitiche nelle nostre teste. «Così New York City è rimasta nel nostro subconscio – scrive Berkoff – e quando è stata colpita, l’onda d’urto ha attraversato incredibilmente anche la Gran Bretagna. Questa poesia è solo un modesto risultato di alcune di queste onde».

maneggio 6 – 7 aprile 2013 | prima nazionale

DAS INTERVIEW
di Theo van Gogh
con Sebastian Blomberg, Birgit Minichmayr
regia Martin Kušej
Residenztheater, Monaco di Baviera
Spettacolo con soprattitoli in italiano

Intervista è l’adattamento teatrale dell’omonimo film di Theo Van Gogh del 2003. Van Gogh, regista e autore di
numerosi lungometraggi è stato assassinato nel novembre 2004 da un fondamentalista islamico per aver diretto il
cortometraggio Submission. Peter, un importante giornalista politico e corrispondente di guerra è costretto a intervistare una giovane e procace star della fiction televisiva, la bionda e inconsistente Katia. L’intervista diventa un vero corpo a corpo e la stanza dove avviene si trasforma in un ring, in cui i contendenti tra scontri e seduzione mettono in moto un perverso meccanismo psicologico in cui la parola gridata è un’arma che frastorna e si alimenta con la menzogna. In questa pièce verità e finzione sono valori che affiorano e scompaiono lasciando sempre un margine di dubbio. La regia del lavoro è affidata Martin Kušej, talento ormai consolidato in Germania. Ha lavorato al Burgtheater di
Vienna, alla Staatsschauspiel di Monaco di Baviera, al Teatro Klagenfurt, alla Deutsches Schauspielhaus, nonché
presso la VolksbÜhne di Berlino. Dal 2011 è direttore del Residenztheater di Monaco di Baviera.

maneggio 13 – 14 aprile 2013

NINE FINGER
di Fumiyo Ikeda, Anne-Catherine Kunz, Alain Platel,
Herman Sorgeloos & Benjamin Verdonck
con Fumiyo Ikeda & Benjamin Verdonck
KVS, Rosas, De Munt/La Monnaie

«Future!» grida Benjamin Verdonk, lo grida a squarciagola mentre in proscenio Fumiyo Ikeda muove i passi della
propria danza spezzata, senza musica. Sul suo volto e nei movimenti la sofferenza, la violenza. Così ha inizio Nine
Finger, ideato dalla danzatrice giapponese Ikeda, membro della compagnia Rosas, insieme a Benjamin Verdonck e ad
Alain Platel. Partito dalle suggestioni di Uzodinma Iweala autore di Beasts of No Nation – romanzo che narra la storia di
Agu, bambino africano che viene catturato e costretto ad arruolarsi – lo spettacolo colpisce per la carica di violenza e di
introspezione nel male ma anche nel desiderio. Danzatore-performer, pedagogo, regista-coreografo fiammingo, Platel è considerato uno dei nuovi maestri della scena europea. Prima di ottenere la laurea in pedagogia, segue corsi di mimo e arte circense e lavora con adolescenti difficili. Il 1984 è l’anno ufficiale di nascita dei ballets C de la B, oggi una delle più prestigiose ed interessanti compagnie di danza contemporanea: la sua amalgama di cultura popolare e di cultura artistica alta ha dato nuova vita alla tradizione del teatro-danza.

manica corta 16 – 21 aprile 2013

ALAN TURING E LA MELA AVVELENATA
di Massimo Vincenzi
con Gianni De Feo
voce fuori campo di Stefano Molinari
regia Carlo Emilio Lerici
Diritto & Rovescio in collaborazione con Teatro Belli e Garofano Verde 2008

Alan Turing (1912 – 1954) è stato uno dei personaggi più geniali del ventesimo secolo: considerato il padre
dell’intelligenza artificiale, studiò e mise a punto le prime macchine antesignane dei moderni computer. A cent’anni
dalla nascita Massimo Vincenzi, giornalista de La Repubblica, ce lo racconta in un monologo tratto da immaginarie
conversazioni con la madre e scandito dalla voce, fuori campo, del giudice del processo che lo vide imputato.
Allo scienziato, decorato con l’Ordine dell’Impero Britannico e membro della Royal Society, non fu risparmiata
nessuna umiliazione: processato per il reato di omosessualità, fu condannato alla castrazione chimica. Alan compì
l’unico atto possibile di riaffermazione della propria dignità e libertà di individuo: si diede la morte mangiando una
mela da lui stesso avvelenata col cianuro di potassio. Questo monologo straordinario, diretto da Carlo Emilio Lerici
e interpretato da Gianni De Feo, restituisce piena dignità a un dramma quasi dimenticato: uno spettacolo che fa
riflettere sulle tante, troppe, atrocità commesse, ieri come oggi, in nome dell’ipocrisia e del non rispetto della dignità
umana.