La Divina Commedia di Nekrošius. Unica uscita: attraverso il Paradiso

Il 22 e 23 maggio al Teatro Verdi di Brindisi arriva in prima mondiale La Divina Commedia di Eimuntas Nekrosius. Non siamo riusciti ad attendere così tanto e abbiamo chiesto a qualcuno che fosse presente all’anteprima svoltasi al Teatro Meno Fortas di Vilnius il 26 e 27 aprile. Abbiamo il piacere e il privilegio di ospitare su Teatro e Critica la recensione di Rasa Vasinauskaitė, Dottoressa in Umanistica, critica dell’arte e docente all’Istituto Lituano di Scienza e Cultura e alla Accademia Lituana di Musica e Teatro. È autrice di numerosi saggi e articoli sul teatro contemporaneo.

l'immagine della locandina

Non si può dire che quattro ore e mezza passino inosservate ma è da subito evidente che questo spettacolo tratto dall’Inferno e dal Purgatorio è una variazione originale non solo su Dante, ma anche sui temi della creazione. «Quel che voglio sperimentare è se sia o no possibile tradurre la Divina Commedia in un linguaggio teatrale umano», spiega il regista per introdurre uno spettacolo che sembra voler porre l’accento innanzitutto sulla straordinaria capacità immaginifica del Poeta.
Dante e Virgilio non sono gli unici a intraprendere un viaggio, ma sembra farlo anche il regista – che ci pare di seguire mentre legge e marca le pagine con segnalibri colorati. Il filo conduttore di questa lettura (Dante è sempre rappresentato con in mano un libro) è qui molto evidente: tutto ciò che di impercettibile c’è nei sentimenti e nella ragione acquista forma nelle righe e nelle illustrazioni di un libro.

I versi vengono letti in lituano e in italiano: voltando le pagine il Poeta dà forma a ciò che sente; anche le anime, incapaci di tradurre in parole ciò attraverso cui stanno passando, passano il dito indicando, una a una, le lettere che compongono il libro. Lo spettacolo altro non è che un luogo intermedio tra l’artista e il mondo della sua immaginazione, cui è a volte arduo dare una forma definita. Nekrošius non nasconde questa difficoltà e con il coraggio che lo contraddistingue non si limita a materializzare gli orrori del Purgatorio o i gironi dell’Inferno, ma crea un dialogo tra letteratura e teatro, tra l’opera di Dante e il mondo di oggi, tra Italia e Lituania. Sul palco non manca così la giocosità, una musica costante trasmette in qualche modo uno stato d’animo di speranza e il personaggio del Postino, inserto originale del regista, fa da ponte tra vivi e morti e da commentatore che consegna agli spettatori anche dettagli biografici del poeta, come a metterne in evidenza il percorso umano.

Con il tema del rapporto tra l’autore, la sua grandiosa opera e quella musa che ne era stata ispirazione il regista tesse una trama fitta, saldamente legata agli eventi narrati nella Divina Commedia e alla loro origine, fino a creare un insieme visivo assolutamente organico e omogeneo. Non si tratta solo di rappresentare ciò che Dante ha scritto (per quanto grande sia la cura nella resa del testo, va da sé che solo alcuni canti trovano spazio in scena), ma anche ciò che resta tra le righe, su cui la regia fa cadere un accento di interesse, una chiave per l’interpretazione. Ad esempio, se un momento Beatrice appare come una ragazza obbediente, una zelante scolaretta, l’altro appare come un albero di Natale addobbato con una pioggia di post-it; la natia Firenze è composta da modellini di edifici; in una rotazione incessante, le anime dell’Inferno salutano Dante mostrando rossi cartelli di emergenza; il Poeta si rivolge all’Italia come a una gentile, paziente e misericordiosa giovinetta, si prende gioco del Papa, finché questi non si toglie la corona e getta la propria veste in pasto a un nugolo di pulci.

I dannati sono arguti e pieni di vigore e vitalità e il loro dolore più grande è la nostalgia di casa, della loro gente; Dante invia lettere, il Postino le trasporta sulla sua slitta e infine concede alle anime il permesso di ascoltare le preghiere dei loro cari attraverso delle cuffie da cui giunge, vivo e brulicante, il rumore del mondo. Le fotografie attaccate ai vestiti delle anime – come fossero rimasugli del loro passato, delle loro origini – sottolineano il rapporto tra i vivi e i morti e di questi ultimi la definitiva esclusione. L’artista Nadežda Gultiajeva mette insieme i costumi usando un metodo particolarmente sottile: i dettagli cambiano quasi impercettibilmente, la contestualizzazione storica varia a seconda del momento e ai riferimenti del periodo dantesco si mescolano particolari moderni, uniti in una bolla cronologica completamente altra. Solo il costume del Papa si distingue dagli altri così come Dante si riconosce dalla camicia vermiglia (lo stesso rosso che nel finale vestirà anche Beatrice), e la veste di Virgilio sembra simile a quella di Dante. Forse per questo i due appaiono più vicini, il loro è un rapporto di fiducia e amicizia, contrapposto a quel che si racconta del mondo dei viventi, affogati nell’odio e nel sangue.

foto di D. Matvejevasc

Chi ha visto i precedenti lavori di Nekrošius ne riconoscerà lo stile. E viene da pensare che il modo in cui certe immagini vengono create cominci un po’ a ripetersi. Nonostante questo, sono evidenti anche molte differenze, in quello che appare uno spettacolo più preciso, più omogeneo, persino più semplice. Al fianco di soluzioni visivamente complicate ne appaiono di più illustrative: plastici inserti di coreografia astratta sostituiscono monologhi e dialoghi; una tenue musica di piano risuona lungo l’intera performance, interrotta qua e là da bruschi interventi di suoni pre-registrati. Da un lato il linguaggio teatrale del regista sta qui, profondamente radicato nelle sue vene; dall’altro si intravede il desiderio di Nekrošius di padroneggiare uno schema più “tradizionalmente contemporaneo”, straniero per primo a lui, che crea tutto a partire da elementi primari. Così il Nekrošius della Divina Commedia risulta nuovo nel modo in cui la stessa situazione rimanda a molteplici associazioni (in mezzo agli inni sacri si insinua ad esempio il canto di un muezzin), nel modo in cui si manifesta spietato verso questo o quel personaggio e, in fondo, nella quantità di risorse espressive impiegate sul palco (i microfoni, gli auricolari, i segnali d’emergenza, i post-it).

Nei panni di Dante uno degli attori più interessanti della scena lituana, il quarantatreenne Rolandas Kazlas: oltre a di Otello nell’omonima versione di Nekrošius, ha ricoperto diversi ruoli comici ed è un regista affermato. In maniera encomiabile si confronta con una recitazione dallo stile fluido, in grado di conquistare gli spettatori con passione. Kazlas porta Dante più vicino al nostro tempo, attraverso un sottile humour e un modo di fare semplice e sincero, come se il Poeta – raffigurato così con il famoso naso legato da uno spago (vedi locandina, ndt) – differisse dagli altri solo per una profonda sensibilità. Virgilio (Vaidas Vilius) non è davvero la guida di Dante, Nekrošius li pone sullo stesso piano su un percorso di conoscenza attraverso il complesso rapporto che ha un autore con i suoi stessi personaggi, delle cui azioni, senza poterle influenzare, resta comunque responsabile. Beatrice (Ieva Triškauskaitė) è la Musa, per Dante amore di gioventù e creatura immaginaria, immaginata, da cui dipende tutto il vicino e tutto il lontano. Beatrice e le anime sono interpretati dagli studenti della Accademia Lituana di Musica e Teatro: si scambiano i molti ruoli, creando un Inferno e a un Purgatorio agili e pulsanti attorno ai quali il diabolico personaggio (Audronis Rūkas) chiamato 2πR – la formula della circonferenza – orbita senza sosta.
Per lo scenografo Marius Nekrošius Inferno e Purgatorio hanno esistenza materiale: uno spazio buio sul palco in cui giganteggiano una grande sfera nera e un muro di specchi, sormontati da teli neri. Alla fine dello spettacolo Beatrice aprirà la sfera e lascerà uscire una misteriosa luce rossa; Virgilio strapperà una delle quinte e aprirà un varco d’uscita; le anime incolleranno sulla sfera una enorme maschera. Per il regista esiste una sola via d’uscita – attraverso il Paradiso.

Rasa Vasinauskaitė

traduzione dall’inglese di Sergio Lo Gatto

Date in calendario:

22, 23 maggio 2012
Teatro Verdi [Pugliashowcase] Brindisi

26, 27 maggio 2012
Teatro Comunale [Festival Vie] Modena

DIVINA COMMEDIA
regia Eimuntas Nekrošius
scene Marius Nekrošius
con Rolandas Kazlas, Vaidas Vilius, Darius Petrovskis, Simonas Dovidauskas, Marija Petravičiūté, Beata Tiškevič, Julija Šatkauskaité, Ieva Triškauskaité, Milda Noreikaité, Pijus Ganusauskas, Vygandas Vadeiša, Paulius Markevičius, Audronis Rūkas, Remigijus Vilkaitis
costumi Nadežda Gultiajeva
musiche Andrius Mamontovas
produzioneCompagnia Meno Fortas in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese, Ministero della Cultura Lituano e Aldo Miguel Grompone, Roma

Comments
  • patocchio 4 settembre 2012 at 15:05

    non l’ho visto, ma come sempre comprendo che i critici vogliono dire di tutto ma non riescono a dire nulla. Gli intoccabili sono intoccabili perché altrimenti i critici colleghi (buoni anche loro) li massacrano! Il teatro scivola pian piano nel consumo più sfrenato! E’ chi crede di poter giudicare è già comprato! Che schifezza

  • patocchio 4 settembre 2012 at 15:06

    Dite qualcosa di… vero!

    • Andrea Pocosgnich - Redazione 5 settembre 2012 at 01:42

      Interessante presa di posizione, soprattutto perché frutto del ragionamento di qualcuno a cui manca l’oggetto del contendere…

      Comunque caro Patocchio, anche se non hai visto lo spettacolo (ma ti piace lo stesso puntare il dito a casaccio), ecco un’altra recensione (diametralmente opposta) uscita su TeC sullo spettacolo di Nekrosius.

      http://www.teatroecritica.net/2012/05/dritta-allinferno-la-divina-commedia-di-eimuntas-nekrosius/

      Approfondire non fa mai male… e anche vedere gli spettacoli di cui si parla… questo è un segreto, non lo rivelare in giro :-)

      Ciao

      A. P.

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