Hate Mail, il teatro da viaggio della Compagnia dei Demoni

foto di Ufficio Stampa

Negli ultimi tempi, a qualsiasi tavolo ci si fermi a parlare di teatro il discorso vira sulla mancanza di spazi, sulle economie che stanno cambiando forma, su quanto siano invecchiati i modelli di gestione tradizionali e sulla necessità che una nuova imprenditoria si prenda cura dell’offerta culturale, ripartendo dal pubblico.
Offerta culturale e nuova imprenditoria. Questo binomio che tanto somiglia al nome di un padiglione in chissà quale fiera del progresso sembra essere davvero centrale, se si vuole tornare a parlare di possibilità, soprattutto in una città come Roma, che sconta – da tanto tempo lo diciamo – la somma zero di tanta concorrenza+pochi soldi.
La mia prima volta al Forte Fanfulla non sembra una prima volta. Arrivo che già tutti sanno tutto, non devo spiegare niente del lavoro che queste pagine stanno cercando di fare, ché una potente analogia lega due esperienze di investimento, tra chi offre cultura e chi tenta di proiettarla, quella cultura, su un orizzonte di ragionamento sempre dinamico. Ancora mi trovo a ribadire quanto sia importante che queste Parabole tra i Sanpietrini siano aperte alle acrobazie di gruppi che arrivano da fuori. E questa è la volta della Compagnia dei Demoni di Genova, qui presente nel duo Elisabetta Fischer e Mauro Parrinello (anche regista), sul palco con Hate Mail di Bill Corbet e Kira Obolensky.

Da copione, i due personaggi non si incontrano mai: la forma epistolare, che il testo declina dalla lettera classica all’email fino alla chat, li tiene a distanza nel racconto di un’ironica storia d’amore. Preston, in visita a New York, acquista in un negozietto di souvenir uno snowglobe che non sopravvive al viaggio. La giovane cassiera Dahlia gli nega una richiesta di rimborso giunta per posta e Preston, yuppie tignoso e vendicativo, si mette di punta nel tentativo di rovinarla. Ci riuscirà, ma avrà in cambio una freccia da Cupido: la corrispondenza tra i due cambierà le loro vite, come nelle migliori commedie americane da C’è posta per te in poi.
Quando – come in questo caso – si devono per forza eliminare certi riferimenti troppo specifici altrimenti poco comprensibili a un immaginario non fatto di stelle e strisce, si finisce per pagare in parte il prezzo della grande leggerezza della trama, lasciando a bocca asciutta la ricerca dell’urgenza negli argomenti trattati. Tuttavia il ritmo e la freschezza di questi due attori, di formazione accademica (Nico Pepe di Udine una, Stabile di Genova l’altro) ma che di essa rifiutano la vanità, sono la forza di uno spettacolo piccolo e tenuto in piedi davvero con niente se non due quinte nere, due sedute, due cassette della posta con targhette che segnano il cambio di indirizzo e due notebook. È un teatro da viaggio, che si mette in cammino e porta un bagaglio di sincerità.

Dopo gli applausi, durante un giro turistico nel retropalco, conosco Elisabetta e Mauro, che mi spiegano come fossero in cerca di un testo agile, divertente e in grado di girare, ma che li mettesse alla prova come attori. Chiamarsi “compagnia” di questi tempi è una scommessa di cui in pochi si assumono la responsabilità. Per noi, per loro, per tutti torna l’urgenza verso quel binomio, offerta culturale e nuova imprenditoria, come se una palpabile energia guidasse i vari vertici di questo poligono verso un sistema di domanda-offerta che contrasti il mercato tradizionale con la ricerca di nuovi equilibri sempre più sostenibili.
E se i membri di Fanfulla Teatro (che al Forte organizza le attività teatrali e promette, per il prossimo anno, un impegno anche nella formazione) prendono soldi solo quando lavano i piatti o li servono nell’accogliente salottino/biblioteca che fa da anticamera alle diverse ali del complesso, una compagnia come quella dei Demoni, a giudicare dai sorrisi, sembrerebbe nutrirsi solo di applausi. Ma sappiamo bene che non può essere così.

Sergio Lo Gatto

visto al Forte Fanfulla, Parabole tra i sanpietrini [cartellone] il 24 aprile 2012

HATE MAIL
di Bill Corbett e Kira Obolensky
con Elisabetta Fischer e Mauro Parrinello
regia Mauro Parrinello
Produzione: Compagnia Dei Demoni

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.