Focus Sicilia: La cartografia della drammaturgia siciliana

Rete siciliana di drammaturgia contemporanea

La Sicilia è una regione che la cartografia geografica stabilisce essere in un territorio compreso tra i 36° Sud e i 38° Nord, stando al calcolo della latitudine che ne attesti una misura plausibile. Questo dato ci dice con chiarezza che è un territorio molto esteso di cui, da lontano, s’ignora la vastità. Ma la sua ricchezza è dunque anche questa, una varietà straordinaria di ambienti, costumi, climi e tendenze che, se trasliamo il senso sul piano artistico e culturale, diviene l’opportunità di ravvisare esperienze, modalità espressive, poetiche ognuna diversa dall’altra. E dunque come poteva chiamarsi una Rete Siciliana di Drammaturgia Contemporanea se non proprio Latitudini? Uno scambio fra le diversità che cerca una via univoca in cui far confluire risorse artistiche e gestionali di ognuno dei “territori” – plurale – affinché ci si riconosca nello stesso desiderio di affermare l’esigenza di un teatro che sia contemporaneo alla realtà circostante, con gli stessi strumenti, gli stessi obiettivi e, ahimè, le stesse difficoltà di crescita.

Andiamo a teatro, in Sicilia, più precisamente al Nuovo Montevergini di Palermo dove il coordinamento di Latitudini, nata da poco meno di un anno per volontà di circa 40 artisti e operatori associati da ogni provincia siciliana, ha immaginato un incontro di chiara lettura: “I luoghi e gli strumenti del Contemporaneo in Sicilia”, cercando così una possibilità di dialogo interno e una sponda nelle amministrazioni che ne dovrebbero monitorare – e alimentare – la forza. Tanti sono stati, durante l’incontro svolto il 27 aprile 2012 nella sala bianca e luminosa dello spazio bar del cortile interno al Montevergini, i racconti dei propri ambiti culturali e ognuno è stata un’affermazione di un personale, possibile metodo di gestione e crescita che si relazioni all’ambiente e insieme cerchi un ponte con esperienze altre, sia isolane che continentali.

Latitudini al Nuovo Montevergini

Il contemporaneo in Sicilia vive un problema di definizione: se da un lato le esperienze forti di molti artisti divenuti celebri e rappresentativi anche a livello internazionale hanno dato lustro e attenzione a questo territorio (da Scimone e Sframeli a Emma Dante, per citarne solo alcuni), dall’altro lato hanno spinto a categorizzazioni fin troppo forzate in una regione così estesa e la cui ricchezza è ancora maggiore di quella che chiameremmo “certificata”. Già, perché non fa di certo bene riferirsi alla Sicilia per l’esclusiva “siculità” da proverbio che in troppi amano vederle addosso, soprattutto perché lega certi artisti ad alcuni ambiti cui non necessariamente sono vocati e blocca la fluidità di una crescita cui pure tali artisti sarebbero chiamati. Il proposito di Latitudini è dunque quello di farsi promotore di tali germogli, siano essi di nuova generazione o maturazioni di percorsi più radicati nel tempo ma finora meno visibili, costituire cioè una sorta di entità di supporto e tramite con le istituzioni, cercando di riunire la dispersione affinché acquisti portata e sia capace così di proporre a livello nazionale una presenza più concreta.

Roma ha Latitudine 41° Nord, ma l’attenzione nazionale verso ciò che si muove in territori soltanto geograficamente periferici è o sta diventando altissima, al punto che proprio Teatro e Critica ha proposto di farsi partner di questa nuova avventura con un Focus permanente sulla Sicilia, in modo da convogliare quanto di buono saprà prodursi attraverso un’opera di comunicazione e mediazione culturale. La Sicilia sta dunque cercando di tenere insieme la vitalità che da anni dimostra in Italia e in Europa, ma necessario a questo fine è che non si arresti il processo artistico creativo, unico motore senza cui le dinamiche amministrative e gestionali perderebbero ogni valore: sia una possibilità Latitudini, un moltiplicatore, non riduca tutto entro il quadro economico che all’arte è nemico ma si nobiliti con visioni del mondo, si faccia forza dell’unità che cerca, di quel senso di appartenenza a una comunità senza quartiere né confine in cui riconoscersi. Tutti, a ogni latitudine.

Simone Nebbia

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