Crack Machine di Musella/Mazzarelli svela il teatro dell’economia

foto di Futura Tittaferrante

Ci sarebbe da soffermarsi sui temi affrontati nell’ultimo lavoro del giovane duo artistico formato da Paolo Mazzarelli e Lino Musella, CompagniaMusullaMazzarelli appunto, quelli di Figlidiunbruttodio per intenderci, spettacolo vincitore del premio In-box un paio di anni fa – concorso che tra l’altro sta scadendo proprio in questi giorni. Dicevamo, ci sarebbe da evidenziare questa capacità di attraversare il presente rappresentando accadimenti decisamente simbolici di uno stato della realtà: Crack Machine, tra le cose più interessanti viste durante la sesta edizione di Teatri di Vetro, è infatti ispirato a una storia vera, come si dice in questi casi per rapire sin dall’inizio lo spettatore nell’infido mondo dell’immedesimazione. Evento detonante la condotta immorale di Jerome Kerviel, trader di Societé Generale, prestigiosa banca d’affari francese. L’uomo nel 2008 venne accusato di un ammanco di 4,9 miliardi di euro. Ma “i soldi non esistono”, superata una certa cifra smettono di essere reali, lo afferma il nostro Geremia Cervello, versione finzionale e italica del giovane trader francese interpretata da Mazzarelli – con quella semplicità punto di arrivo di un lungo percorso recitativo e con una certa tensione, senza inciampare mai nel patetismo. Nella felice drammaturgia, scritta dalla coppia di attori, Cervello è il capro espiatorio, utilizzato dal sistema come cash machine fin quando faceva comodo, uomo di fronte al quale si chiudono entrambi gli occhi per far finta di non vedere i trucchi con i quali si gonfiano i profitti fino a scoppiare.

La scena si apre con una voce che ci fa fare un salto improvviso verso il finale della fabula, un medias res temporalmente spostato in avanti capace di anticipare per poi cancellare quell’approdo fino a quando il montaggio teatrale – ché di questo si tratta – ci riporterà con i piedi ben piantati sul pavimento del carcere dove Cervello è costretto a passare le proprie ore. E’ qui che conosce Eros, criminale di nascita e falegname per vocazione carceraria, smonta gli oggetti che costruisce per poterne creare degli altri causa la perenne assenza di materia prima.

foto di Futura Tittaferrante

L’arrivista e viscida guardia carceraria Italo e l’avvocato La Parola, mandato dalla banca per convincere Cervello a prendersi le colpe, sono gli altri due personaggi che compongono il puzzle di un testo teatralmente molto efficace, capace di condensare nella parte conclusiva degli accadimenti, riguardanti la carcerazione del protagonista, il suo completo e appassionante svolgimento.

Avevamo cominciato con la necessità di mettere le mani sul malloppo, su quei denari trafugati, correlativo oggettivo della finanza creativa alla base della nostra economia incerottata, sui contenuti insomma, per ritrovarci stupiti pure di fronte la forma. Oltre alle capacità di scrittura e composizione drammaturgica, alle abilità registiche che consentono una compressione e gestione dei tempi notevoli, i due artisti dimostrano delle qualità non comuni proprio nella recitazione. Riescono ad affrontare i due personaggi principali (Cervello ed Eros) con naturalezza e senza sbavature, con ironia e passione, ma sono capaci allo stesso tempo di declinare il proprio lavoro – e di improntare perciò una visione estetica da ricercare in una direzione molto precisa – verso l’essenza più finzionale del teatro. L’avvocato e la guardia carceraria sembrano incarnare la nemesi non solo dei principi morali dei due protagonisti, ma anche di un certo affondo realistico verso il quale la scena virerebbe senza la loro presenza, due fantocci insomma grazie ai quali il dispositivo viene riportato a quel grado zero dove gioco e vita si intrecciano con ironia e tragicità.

Andrea Pocosgnich

visto al Teatro Palladium, 21 maggio 2012
Programma Teatri di Vetro 2012

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le recensioni

CRACK MACHINE – Il denaro non esiste
CompagniaMusellaMazzarelli
di e con Paolo Mazzarelli e Lino Musella
scene Elisabetta Salvatori
Musiche Climnoizer – Co’sang
voce registrata Federica Fabiani
si ringrazia Torre dell’Acquedotto di Cusano