[Questa (non) è un’intervista] Indagine in tappe sul Dispositivo Cinetico 4.4 di CollettivO CineticO – Tappa 2

Incontro Francesca Pennini e Angelo Pedroni di CollettivO CineticO Domenica 18 Marzo, a Roma, in via Ostiense, in una giornata di sole. Sono passati parecchi mesi dalla scrittura della prima parte di [Questa (non) è un’intervista] – Indagine in tappe sul dispositivo Cinetico 4.4. Questo articolo, che mi piace considerare come un’intervista sui generis, è stato infatti inserito in questa stessa sede, esattamente il 26 Novembre del 2011 a partire da alcune riflessioni nate dopo la visione della performance *{Titolo Futuribile}, presentata all’interno del Romaeuropa Festival. Oggi è primavera. Un intero inverno separa l’evento spettacolare e le riflessioni da esso scaturite da questo nuovo incontro. Un periodo in cui la memoria della performance si è lentamente stratificata, congiungendosi allo sviluppo di quel dispositivo Cinetico 4.4 che è materia di questa stessa indagine. Ogni performance, è noto, è considerata dai Performance Studies come un “evento effimero”. Essa, infatti, si situa sempre sull’orlo della sparizione, o meglio, come afferma la studiosa Peggy Phelan nel suo Unmarked: the polotics of performance, essa «diviene se stessa attraverso la sparizione». «Performance’s only life is in the present» («La performance ha vita solo nel presente»), dichiara esplicitamente Phelan. Ma allora che senso ha proporre del materiale su *{Titolo Futuribile} dopo un così lungo periodo? E soprattutto che senso ha farlo all’interno di una rivista on-line, ovvero in un contenitore che, per le sue stesse caratteristiche tecniche, tende alla continua fotografia del presente?

La seconda tappa di [Questa (non) è un’intervista] si situa nella latenza. Ovvero nasce proprio a partire da quel tempo lasciato scorrere tra la visione della performance, la pubblicazione dell’intervista ad essa riferita e l’oggi. È come se a caratterizzarla fosse una pigrizia intrinseca. Oltretutto una pigrizia necessaria, indispensabile. Nella dimensione contemporanea in cui ogni evento live, volente o nolente, si inserisce in un contesto di vita permeato dai media, ecco che la stessa vita della performance, lontana dallo spegnersi, percorre nuove strade, riverbera nello spazio mediatico attraverso il suo riproporsi in riprese video o ulteriore materiale documentativo (compresa la stessa prima tappa di questa indagine). Non si vuole qui approfondire tale complesso discorso, ma solo provare a mettere in luce come questo stesso momento possa essere considerato parte integrante dell’evento performativo visto a novembre 2011, un suo riverbero cronotopico, una sua conseguenza, o, sarebbe meglio dire, una sua “esigenza”. Il dispositivo Cinetico 4.4, regolamentando l’attività di creazione, partecipazione e in particolare di spiegazione alla/della performance, formula anche uno spazio temporale in cui ogni futura spiegazione dell’evento performativo si inserisce. È solo a causa del dispositivo che Francesca Pennini, in questa sede, e nonostante la latenza temporale, continua ad assumere il ruolo di spiegatrice (ruolo che le fu assegnato proprio durante la partita generatrice della performance vista durante Romaeuropa Festival nel 2011).

La seconda tappa di [Questa (non) è un’intervista] è una riflessione sul medium “video”, sulle sue qualità di mezzo per la documentazione e di strumento artistico, una riflessione sulle possibilità di estensione/riverbero della performance in spazi multimediali e nella memoria collettiva o individuale. Una riflessione su possibili “tracce della visione”.

Al testo in pdf si aggiunge, dunque, una galleria di immagini/testimonianze donataci dalla compagnia, riguardante lo sviluppo del Dispositivo Cinetico 4.4 e del suo odierno impiego con varie tipologie di spettatori.

Matteo Antonaci

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foto di Giacomo Brini