Misterman (primo studio) – In scena per Trend Capotrave rilegge Enda Walsh

foto di Paolo Lafratta

Thomas Magill è un innocente. A trentatré anni continua a vivere con la madre di cui si prende premurosamente cura. Un amore profondo di matrice religiosa lo ispira scandendo meticolosamente ogni singolo momento della sua vita ad Inishfree, piccolo villaggio rurale dell’Irlanda d’oggi. Da fervido credente Thomas sente di dover adempiere a una missione: portare il bene all’interno della comunità che forma il piccolo paesino in cui vive. Il suo passato è sconosciuto, misterioso, quasi velato da una coltre di nubi bianche trafitte dal sole. Solo qualche ombra grigia racconta dei soprusi subiti da parte dei concittadini a causa della sua connaturata bontà, mentre una lapide, cui il ragazzo fa continuamente visita, ricorda la morte del padre. L’innocenza può diventare ossessione, può essere elemento conturbante, spaventoso, crudele, ancor di più nel momento in cui si lega alle radici di un credo religioso che totalizza l’esistenza divenendo motivo per punire e correggere ogni presunto male. La storia raccontata dal drammaturgo dublinese Enda Walsh in Misterman (appellativo con il quale ogni mattina un abitante di Inishfree chiama Thomas) è il dipinto crudo di uno spaccato di vita nella realtà rurale dell’Irlanda d’oggi, ma anche la fotografia – distante e obiettiva – di una follia che silenziosa cresce all’interno di mantra religiosi nascondendosi sotto a un’apparente ricerca di normalità.

Andata in scena per la prima volta nel 1999 e riscritta nel 2011 dallo stesso Walsh in forma di monologo, la pièce ha avuto grande risonanza mediatica grazie all’interpretazione di Cillian Murphy (in Italia lo ricordiamo ad esempio nei panni dell’adolescente en travesti nel film Breakfast on Pluto), aggiudicandosi nello stesso anno quattro nomination per l’Irish Times Theatre Awards di cui una proprio per il miglior attore protagonista.

Chiamata a partecipare all’undicesima edizione della rassegna Trend curata da Rodolfo di Gianmarco (ospitata dal Teatro Belli di Roma e dedicata alla nuova drammaturgia britannica) la compagnia Capotrave sceglie di tradurre, rileggere e mettere in scena il testo di Walsh. Gli occhi azzurri di Cillian Murphy sono qui sostituiti da quelli altrettanto limpidi del giovane Alessandro Roja, celebre per l’interpretazione del “Dandi” nel serial tv Romanzo Criminale. Rannicchiata in proscenio nella penombra, la sua figura accoglie gli spettatori entrati in sala manifestando immediatamente quella tensione tragica di cui l’intero spettacolo si compone. Quando per la prima volta Roja alza gli occhi verso il pubblico tutto è chiaro: in quel viso pulito, fragile, buono si nasconde una pulsione di morte e la sottilissima immagine della follia.

foto di Paolo Lafratta

In una scena completamente spoglia se non per un tavolo posizionato centralmente e un vestito da sera lasciato penzolare sul lato destro dello spazio, Thomas ripercorre un giorno della sua vita, metafora del racconto della sua intera esistenza. Il monologo, dal quale emerge la bravura del giovane attore (una delle maggiori forze della mise en espace di Capotrave), si risolve in realtà in un dialogo serrato con voci preregistrare su nastro magnetico. Thomas è un Krapp che attraverso le registrazioni rivive – senza dolore o rimpianto apparenti – i dialoghi avuti con le persone che ha incontrato durante il suo cammino: la madre (perfettamente interpretata dalla voce di Daria Deflorian), i vicini, le mamme degli amici, i vari coetanei e una ragazza dal volto angelico. Come nel Dogville di Lars Von Trier poche linee disegnate sul pavimento e i rumori “scenici” costruiscono la visione dell’ambiente in cui si svolge la narrazione, così nella messa in scena diretta da Luca Ricci (per lo più aderente al testo e alle indicazioni didascaliche fornite da Walsh), i suoni registrati costruiscono una scenografia immaginaria, un luogo mentale capace di essere al contempo concreto e tangibile, attraverso il suo riflesso negli occhi del protagonista. La convinzione maniacale di essere nel giusto e la schizofrenia ossessiva in cui tale posizione può condurre; il prezzo dell’innocenza o la sua oscura contropartita sono una sottile carica a molla pronta a esplodere in violenza. Non si tratta però del taciuto covare ben raccontato, al cinema, dagli adolescenti di Gus Von Sant, quanto piuttosto del ripetersi ossessivo di quelle motivazioni – esposte sin dal principio dello spettacolo – che conducono (o hanno condotto) alla folle esplosione: da un lato la poesia di una società consumata dal proprio stesso marciume, dall’altro un’anima macchiata di nero proprio a causa della propria pretesa di innocenza, della presunzione di essere “buona”.

Presentato come “Primo Studio” questo Misterman lascia penetrare perfettamente lo spettatore nel testo di Walsh (per l’occasione tradotto da Lucia Franchi), restituendone la tragicità, ma non rinunciando a piccole provocazioni ironiche o a una romanità – già connaturata all’attore scelto – che caratterizza sottilmente i caratteri e le voci dei personaggi, nonché l’ambiente in cui essi si muovono. Ostacolo per una fruizione fluida e continuativa dello spettacolo è ancora un montaggio incapace di mantenere il climax in crescendo del racconto e che invece sembra abbassare il livello di tensione proprio nel momento in cui il testo si fa portavoce di spietata violenza.

Allontanata l’attenzione dai piccoli difetti comuni alla fragilità di ogni prima tappa di lavoro, si rimane comunque col fiato sospeso ad aspettare che l’atto terribile, testimoniato da ogni elemento scenico ma sempre taciuto, venga infine rivelato.

Matteo Antonaci 

in scena il 27 e 28 marzo 2012
Teatro Belli – Rassegna Trend [programma rassegna] Roma

CapoTrave
MISTERMAN
primo studio
di
Enda Walsh
traduzione di Lucia Franchi
con Alessandro Roja
scena Katia Titolo
musiche originali ed effetti sonori Antonello Lanteri
voci off di Daria De Florian, Irene Splendorini
e di Veronica Cruciani, Giordano De Plano, Andrea Di Casa Federica Festa, Lucia Franchi, Francesco Montanari, Alessandro Riceci
organizzazione Laura Caruso
regia Luca Ricci