Il coraggio di Adele – non lascia il segno l’ultimo di Gloriababbi Teatro

Una donna e un uomo si conoscono durante una guerra, imprecisata nello spazio e nel tempo. Lei lo trova ferito a una gamba e con la febbre alta, si prende cura di lui. Immancabilmente il destino – anzi in questo caso l’abile penna di Giampiero Rappa – li unisce. I due sono uno agli antipodi dell’altra, lui è un fotografo proletario che in guerra ci è finito per raccontarne l’abominio e lei è un’aristocratica – così almeno si lascia apostrofare – alla ricerca di un’amica profuga. Gli opposti, si sa, finiscono per attrarsi.
Questo il plot alla base de Il coraggio di Adele, in scena fino al 18 marzo al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma, ultima fatica dell’applaudita compagnia Gloriababbi Teatro. Teresa Saponangelo e Filippo Dini emergono dal buio illuminati da una tenue luce azzurra che non li abbandonerà quasi mai, recitano su una pedana rialzata in legno, sono in una baracca in campagna. Parlano di milizie  e rastrellamenti, di alleati che tardano ad arrivare e tra una benda e l’altra flirtano punzecchiandosi come accadrebbe in qualsiasi commedia sul conflitto tra i sessi.

Come sempre all’altezza Teresa Saponangelo nei panni di Adele: scrive sul diario lettere all’amica scomparsa e al fidanzato ingegnere, arruolato come volontario per difendere la patria. È un personaggio dal carattere indurito a causa della guerra, si sacrifica senza battere ciglio. Ironica e sincera pure la performance di Filippo Dini (Lucas): fugge via quando scopre il sacrificio che la donna ha perpetrato su se stessa pur di trovar loro da mangiare, non potrà mai eguagliarlo.

Si sorride, ci si emoziona per un amore al tempo della guerra, ma poco altro. Il pubblico non viene mai realmente scosso o graffiato. Nulla di nuovo o meglio nulla di strettamente attuale, se non una certa ironia più vicina ai giorni nostri che alle due guerre novecentesche alle quali la messinscena sembra rimandare per costumi e atmosfere – anche se a un certo punto si contrappone la lettera al telefonino. Si vive in un deja-vu continuo di meccanismi empatici già visti e raccontati. La scelta di non legare la vicenda a nessun tempo e spazio – eppure in un periodo così mutevole e contradditorio il teatro dovrebbe almeno provare a interpretare la realtà – fa emergere ancora di più l’assenza di qualsiasi sorpresa. Sullo sfondo una storia di violenza familiare attraversa i destini dei due e si lega a quel sacrificio da cui una vita nascerà, ma è un incubo lontanto e non trova lo spazio che meritrebbe. Rimane quell’amaro in bocca che ti lascia una canzone d’amore ben scritta e musicata, piena di sentimenti importanti e meritevoli, ma priva di quel guizzo significativo che la renderebbe indimenticabile.

Andrea Pocosgnich

in scena fino al 18 marzo 2012
Piccolo Teatro Eliseo [cartellone 2011/2012] Roma

Il coraggio di Adele
scritto e diretto da Giampiero Rappa
con Teresa Saponangelo e Filippo Dini
Neraonda
in collaborazione con Gloriababbi Teatro