Fiorenza Menni/Teatrino Clandestino si specchia nell’Europa di oggi

foto di Matilde Soligno

Alle attuali condizioni di crisi economica, sociale e culturale che, come sappiamo, coinvolgono non solo il nostro paese ma l’intero emisfero occidentale, corrisponde una cospicua – a tratti inflazionata – produzione culturale pronta a enfatizzare e tematizzare il clima di disagio che caratterizza il vivere contemporaneo.

Se da un lato, nel peggiore dei casi, si tratta esclusivamente di lacrime versate sulle tombe di orizzonti ideologici, stili di vita, credenze e sicurezze cadute in frantumi, dall’altro – in particolar modo in alcune tendenze della sperimentazione teatrale – gli artisti riflettono su un possibile percorso di cambiamento. Il declino del pensiero razionale è messo in risalto attraverso un’enfatizzazione delle contraddizioni interne ed esterne alla società contemporanea. Contrasti identitari, religiosi e culturali sono studiati come cartina di tornasole di un movimento di distruzione e ricostruzione dei “valori” occidentali appena iniziato e del quale sembra ancora impossibile intravedere la fine. Ne sono esempi gli spettacoli del collettivo berlinese Rimini Protokoll, le ultime produzioni della compagnia italiana Motus, o Can we talk about this?, l’ultimo spettacolo della compagnia inglese DV8, ospitata proprio lo scorso anno in Italia dal festival Romaeuropa. Una prima lettura fenomenologica di tale tendenza – che qui non si ha la pretesa di approfondire – lascerebbe emergere come la strettissima relazione tra rappresentazione e realtà, crisi economica e crisi culturale, attualmente, permei esplicitamente le opere di artisti teatrali che hanno affermato la loro cifra stilistica e costruito il loro percorso imponendosi sulla scena degli anni Ottanta-Novanta.

Ed è in questa stessa linea che si inserisce Hello Austria. Europa 2011, il nuovo progetto di Fiorenza Menni/Teatrino Clandestino, presentato all’Angelo Mai di Roma. Si tratta, come si legge nella presentazione, di «un concerto imperniato sull’idea di provenienza. Un dialogo intorno al rapporto tra scelte di vita di una singola individualità e la ricerca di una costruzione sul concetto di identità europea». Completamente scarna, la scena ospita solo strumenti elettronici, cavi e microfoni. Il violoncellista Francesco Guerri, la stessa Fiorenza Menni e la giovane Laura Dondoli (recentemente scoperta nell’Avaro del Teatro delle Albe) occupano lo spazio cimentandosi nella costruzione di un “viaggio” sonoro e vocale il cui respiro drammaturgico, lontano da qualsiasi forma di narrazione e/o racconto, vorrebbe fotografare frammenti di identità, minuscole possibilità di “essere al mondo”. Eliminate le strutture sociali e culturali che avvolgono ogni individuo, la voce diviene luogo intimo e oscuro in cui il processo di costruzione dell’identità, continuamente in fieri, insegue vettori inaspettati. Scagliate nello spazio scenico attraverso i vari microfoni, lasciate echeggiare attraverso la modulazione elettronica, le parole si fanno carico del loro stesso “luogo” di provenienza, dell’io (singolare e comunitario) a cui appartengono, dunque dialogano, lottano e si incuneano nelle note, ora soffici e ora violente, del violoncello di Guerri.

Una delle caratteristiche principali di Hello Austria. Europa 2011, così come del recente percorso intrapreso dalla regista, è senza ombra di dubbio il totale rifiuto di qualsiasi forma di spettacolarità. Questa tendenza, già messa in luce dal progetto Civile e da Comune spazio problematico - esperienze ugualmente basate sulla precisa coincidenza di spazio teatrale e spazio reale -, incontra ora la forma concertistica/musicale pur inserendosi nel contesto teatrale. Nonostante l’evidente urgenza dell’indagine e del materiale raccolto per costruire lo spettacolo, è proprio tale coincidenza di ambiti (quello della ricerca, quello dell’esperimento musicale e sonoro, quello del teatro) a non essere giustificata sul piano formale. Non riuscendosi a traslare totalmente in suono, i corpi esposti allo sguardo dello spettatore (e in particolar modo la presenza ipnotica, glamour e accattivante di Laura Dondoli) mantengono una percezione ancorata al materiale scenico, divengono segni amputati incapaci di inserirsi nel percorso drammaturgico disegnato dal piano testuale/vocale. Questo stesso piano, che isolato potrebbe avere un’effettiva valenza di indagine e messa in discussione del tema trattato, finisce per perdere la propria efficacia quasi banalizzato e reso retorico dal contesto nel quale si inserisce. Il contrasto tra un immaginario che echeggia certa produzione spettacolare degli anni Novanta (compresa quella dello stesso Teatrino Clandestino) e la necessità di inquadrare la contemporaneità attraverso occhi nuovi appare come “falla” nel sistema teorico che si vuole portare avanti. Ovvero la fortissima identità (estetica e formale) a cui le immagini (non) costruite in scena rimandano finisce per schiacciare e contrastare il contenuto.

Il dialogo tra voce e suono che vorrebbe caratterizzare Hello Austria. Europa 2011 si risolve così in un monologo sterile, via via privato della propria identità.

Matteo Antonaci

visto all’Angelo Mai
Roma

Hello Austria.Europa 2011
Ideazione: Fiorenza Menni
Drammaturgia: 
Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi
Musiche:
 Francesco Guerri
Con:
 Fiorenza Menni e Laura Dondoli (voce, elettronica), Francesco Guerri (violoncello preparato, elettronica)
Direzione tecnica:
 Giovanni Brunetto e Sergio Omnidrive Scanu
Organizzazione e Comunicazione:
 Giorgia Mis e Serena Terranova
Amministrazione:
 Elisa Marchese
Grafica e web design: Diego Segatto (OQ#)
Un particolare ringraziamento a:
 Alice Keller, Eva Geatti, Marcella Riccardi, Rojna Bagheri, Simona Barbagallo, Alberto Bario, Filippo Monti, Giovanni Brunetto.

Teatrino Clandestino è sostenuto da:
Comune di Bologna – Settore Sistema Culturale e Giovani
Provincia di Bologna – Assessorato alla Cultura
Regione Emilia Romagna – Assessorato alla Cultura
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – Dipartimento per lo Spettacolo
Si ringrazia: Fiorentini+Baker
Atelier Creativo: Sì – Via San Vitale 67, Bologna
Produzione:
 2011 Teatrino Clandestino