Gente di plastica: tra epidemie e reality show

Un teatro didattico, con una forte componente morale, può risultare indigesto, antipatico, ma può ritagliarsi un proprio ruolo artistico e sociale quando attraverso il mezzo – obbligatoriamente inattaccabile – riesce a portare alla luce le contraddizioni e storture della società che lo partorisce. Quando invece è lo stesso mezzo a dare segni di cedimento proprio nel linguaggio che lo muove allora la morale rischia di cedere il passo alla supponenza.
Lo spettacolo in scena alla sala Orfeo del Teatro dell’Orologio fino al 12 febbraio, per la regia di Roberta Costantini, punta l’indice infuocato sulla televisione e si occupa in sostanza di creare un terreno narrativo (nutrendolo con Camus, Ionesco, Chayefsky) affinché germogli un sentimento di opposizione nei confronti del totem e della sua declinazione più aberrante: il reality show. Già negli intenti il discorso risulta fin troppo semplice. Fustigare il mondo dei reality a teatro – tra l’altro in un momento in cui i consensi verso il genere sono scesi vorticosamente – è decisamente poco illuminante, il rischio insomma di sederci per ascoltare una musica che conosciamo a menadito è altissimo, ma cercare è pur il nostro mestiere.
La fabula è presto detta: in una non precisata epoca scoppia un’epidemia; la città viene chiusa e un ignoto personaggio decide misteriosamente di creare un reality con protagonisti gli sventurati cittadini.
L’ambizione scenica è quella di un teatro di compagnia. Il prologo inizia già nel foyer, mentre il pubblico ritira il biglietto e aspetta parlottando, gli attori indossano tute nere e maschere trasparenti e si avvicendano in piccoli siparietti: fissano negli occhi uno spettatore e ripetono uno slogan pubblicitario o uno di quegli aforismi senza tempo entrati ormai nel linguaggio comune. È uno dei pochi momenti ironici dello spettacolo, c’è sorpresa e ritmo. La performance si sincronizza una volta entrati in sala: pupazzi meccanici con volti di plastica compingono un coro struggente, suggestivo e triste. Poi il meccanismo si inceppa, entra in circolo l’impianto narrativo e poco altro c’è da segnalare se non un paio di scene, tra corali e assoli. C’è la ragazza che ricorda l’infanzia passata con una madre che non sapeva amare, c’è la coppia di mezza età che si ritrova ancora innamorata, anche durante la prigionia, c’è la lotta per la sepoltura dei propri morti. Proprio quest’ultimo tema poteva rappresentare il nucleo principale o almeno il collante tra una serie di svolte drammaturgiche; i temi invece si intrecciano in modo disordinato senza focalizzarsi su un nodo specifico.
Il lavoro sull’impianto emotivo sfocia nel finale in una mimesi estetica proprio con il linguaggio televisivo tanto accusato: i cittadini riescono a conquistare la libertà, enfaticamente si spogliano delle maschere di plastica, su una musica celebrativa escono dalla sala mentre uno di loro, vestendo i panni del cattivo, ride malignamente.
Nell’ora e più di peformance lo spettacolo di Roberta Costantini scivola via verso il pathos più sfacciato servendosi della musica come amplificazione del mood; gli attori si perdono in emozioni che non possono controllare e hanno a che fare con richieste di regia a cui pochi di loro sono in grado di rispondere con una tecnica adeguata.

Andrea Pocosgnich

dal 7 al 12 febbraio 2012
Teatro Orologio – Sala Orfeo
Roma

GENTE DI PLASTICA
Compagnia Teatrale Costellazioni
Ispirato a LA PESTE (Camus) IL GIOCO DELL’EPIDEMIA (Ionesco) QUINTO POTERE (Chayefsky)
regia ROBERTA COSTANTINI
ideazione , drammaturgia Roberta Costantini
disegno luci, elaborazione audio, consulenza musicale Marco Marino
con
Benedetto Supino, Gianluca Paolisso, Giuliana Iannotta, Janos Agresti, Marco Marino, Nino Pagliuca, Raffaele Furno, Roberto Costantini; Rosanna Bosso; Soledad Agresti, Veruschka Cossuto costumi: Andrej Vrhovnik
tecnico audio-luci Mirko Tommasino