Atlante XV – La drammaturgia secondo Freud

Atlante e la drammaturgia. Sulla porta nera di una sala interna al nuovo Teatro Spazio Idra di Brescia, dove la compagnia Teatro Inverso ha appena dato inizio alle meraviglie di Wonderland Festival, un’etichetta decreta l’uso dello spazio appena oltre, indirizza la curiosità e condiziona l’apertura della maniglia: Palestra Correttiva, è scritto. Aprendo la porta, di fianco alla vetrata che dà sul giardino recinto all’interno, ci si trova di fronte un gruppo di persone – otto – riuniti in circolo di sedie attorno al vuoto dove evidentemente passeranno le parole e i loro pensieri; uno di loro sta parlando, articola il suo appassionato costrutto e si rivolge alle persone di fronte, non alle loro orecchie, direttamente a qualcosa di più intimo. Palestra Correttiva, c’era scritto. Io non so se qui c’è qualcuno che deve correggere qualcosa, ma certo di palestra si tratta, quando un drammaturgo come Stefano Massini – che non conoscevo lo ammetto e mi ha sorpreso come le giornate di sole a mezzo inverno – si spoglia dei suoi testi, dei suoi successi, della sua qualifica di autore, e si immerge nella stessa acqua placentare in cui stanno cercando di nuotare – e nascere – sette giovani drammaturghi; una penna in mezzo alle penne misura la gittata dell’inchiostro, convoglia i loro desideri seguendo le curve del loro tracciato.

L’interpretazione dei sogni. Sigmund Freud. Massini ce l’ha nella tasca sinistra della giacca di velluto chiaro, è un bel volume ma ci va perfettamente, lui ha l’aria di uno che non lo lascia mai a casa, lo sfoglia di continuo ed è mosso da una volontà insopprimibile di dimostrare – a ragione – quanto la drammaturgia e il sogno compiano o debbano compiere l’identico percorso, quanto nell’una sia palesata la necessità vivificante dell’altro, contenitore sospeso della meraviglia e del gioco per innescarla. Ma si fugga dall’idea che il sogno sia un tappeto di nuvole: ci dice Freud che non c’è cosa più concreta dei sogni, il reintegro della realtà in una visione appunto drammatizzata, è lo stesso sistema di creazione che permette a me di dire che teatro sia fra le arti la più vera, perché artificio espresso e sinceramente messo in opera di trasformazione.

Stefano Massini – workshop – Residenza Idra

Il primo passo della drammaturgia, dice Massini, è “la liberazione dalle repressioni imposte dalla morale”, ossia da ciò che confligge con la naturalità evolutiva dell’esistenza, ciò che annienta la capacità immaginifica perduta, che ci fa dimenticare parte della materia di cui siamo fatti, quella parte che il sogno lavora e restituisce appunto trasformata. Proprio come l’opera d’arte. E dunque, se la realtà sovraesposta e rutilante è così voracemente espressa, l’arte rappresentandola ne rischia l’assoluzione, non certo quel conflitto che invece ne è fondamento; diversamente andare contro, metterla in crisi è forse quel che è capace di proporne un’altra di realtà, una via di rivolta e non di conservazione.

L’argomento che verrà da Massini affrontato anche in un workshop di due giorni (17 e 18 marzo a Castiglioncello) dal titolo “Intorno ai sogni” non è dunque il sogno, ma la sua interpretazione, ossia l’atto di critica alla trasformazione della materia, rintracciandone il nucleo di verità che porta con sé, indubitabile per il solo fatto di aver scelto quella – e non altra – materia. Il sogno, reinterpretando le parole di Massini, organizza gli elementi per l’urgenza di un desiderio non realizzato (o non ancora) nella vita, ma bisogna fare attenzione perché oggi quel processo è conflitto di costruzione e non distruzione: è con la cura della forma ben congegnata ed essenziale, lucida di struttura, che ne gode la sostanza, così capace di esplodere la materia. Inizia così il progetto di Residenza Idra che comporrà sette drammaturgie per altrettanti autori, una di queste in maggio, nel mese della fioritura, vedrà la scena. Sette autori con Freud nella tasca sinistra della giacca: non dovranno fare altro che scrivere, il solo modo che hanno gli uomini, per sognare di diventare sognatori.

Simone Nebbia

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