Due corpi per un’anima. Il Totem Ba di Michelangelo Ricci

Tra l’esercizio di stile fine a se stesso e la ricerca, che appaga invece tutte le papille con cui la lingua dovrebbe gustare certi piatti succulenti ma complessi, nella maggior parte delle occasioni è il contenuto a determinare la differenza, più che la forma; nello specifico teatrale è dunque la drammaturgia. Con questo non vogliamo certo dare argomentazioni ai fautori della chiarezza a tutti i costi, coloro che “ma non si capisce di cosa parla. Non c’è una vera storia sotto”. Allo steso tempo però non possiamo guardando uno spettacolo rintracciarne solo i percorsi estetici, dovremmo riuscire anche a carpire uno sguardo: quello dell’autore verso la realtà che lo circonda. Che questo poi avvenga nei modi del racconto, con tanto di incipit ed epilogo o con una frastagliata sequenza di perturbanti immagini, rientra già nel “gioco” delle estetiche e siamo pronti ad abbracciarle tutte.
Un esempio di lavoro che ricerca i propri motivi sia nell’atteggiamento estetico che nei contenuti è in scena fino a stasera al Teatro Orologio nell’ambito della rassegna Drammaturgie Corsare con il titolo Il Totem Ba. Compagnia livornese capeggiata dal regista e autore Michelangelo Ricci, corsaro anche lui. Il coraggio e l’azzardo stanno nel voler creare uno spettacolo apparentemente immobile: i due protagonisti, infaticabili ed emozionanti artefici, sono legati per la vita. Due corpi e una testa per un’unione siamese vissuta tra cliniche, medici ed esperimenti da cavie. Si presentano al pubblico su un piano rialzato, dietro di loro svetta un palo di legno con una mano bianca in cima che guarda verso il cielo: il totem del titolo? Probabilmente. Da subito si comprende che la tematica dell’infermità nasconde in realtà una stratificazione di significati ben più complessa. I due – che solo alla fine si chiameranno fratelli – devono fare tutto insieme, dall’autoerotismo ai bisogni corporali, con la differenza vitale che uno solo può mangiare per sfamare anche l’altra. Una ha il dono dell’intelligenza, della prontezza di spirito, l’altro, decisamente meno perspicace, ci sta lavorando. Maurizio Muzzi e Maria Grazia Fiore non si spostano dal loro letto eppure viaggiano ad altissima velocità in una folle corsa di parole e pantomima, costruendo un’ originalissima e debordante comunicazione. Un’infermiera impettita e zelante (Simona Baldeschi) nasconde nel sorriso efferati e misteriosi progetti per il futuro: nell’ultima parte dello spettacolo striscia pian piano nella drammaturgia il tema del totalitarismo declinato quasi in versione apocalittica. Chi è l’essere misterioso che deve prendere possesso di quel corpo malconcio anche a costo della definitiva unione dei due individui in uno solo? Chi siamo se qualcun altro ci porta a sedare le personalità in cui siamo scissi? Se l’obiettivo fosse l’integrazione nella società, l’obbligo a non mostrare i nostri doppi rappresenterebbe il prezzo da pagare per avere un posto tra gli uomini.

Andrea Pocosgnich

in scena 17 – 19 gennaio 2012
Teatro orologio – nell’ambito di Drammaturgie Corsare [vai al programma e agli altri articoli] Roma

Il Totem Ba
Di Michechelangelo Ricci
Regia Michelangelo ricci
Con Maurizio Muzzi, Maria Grazia Fiore e Simona Baldeschi.
Produzione e organizzazione Elena Piscitilli Musiche Michelangelo Ricci
Foto di scena e grafica Gian Luca Palazzola