Castellucci a Milano – cronaca di un equivoco culturale

Foto di Roberto Rizzente

Un equivoco. Uno spiacevole, increscioso equivoco. Che ha preso le mosse dalle reazioni di alcuni cattolici in Francia contro lo spettacolo Sul concetto di volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci e da lì è deflagrato, coinvolgendo, in occasione della prima al Franco Parenti, nientemeno che il Vaticano e il Cardinale Arcivescovo di Milano. «Come tutto questo sia potuto accadere a Milano», la città di Beccaria e dell’Illuminismo (ma l’episodio non è isolato, si pensi, nel 2007, alle polemiche animaliste intorno alla pièce di Rodrigo Garcia Accidens-Matar para comer o all’esclusione, nel 2010, di Orgia e Quale droga fa per me dal pacchetto “Invito a Teatro”, per volere dell’assessore provinciale alla cultura Novo Umberto Maerna), è, citando Boeri, la domanda che agita tutti.

È’ cominciata presto, la bagarre intorno all’opera di Castellucci. Già qualche giorno prima erano stati recapitati  in teatro bossoli in busta chiusa. La direttrice, Andrèe Ruth Shammah, è stata bersaglio di contestazioni antisemite. Una vetrina in centro, in via Dante, è stata tinta di sangue. 1200 le email pervenute alla direzione, cui la regista ha scelto di rispondere personalmente, una ad una. Episodi inquietanti, che hanno gettato un cono d’ombra sulla prima milanese, costringendo le forze dell’ordine a interdire via Pier Lombardo ai manifestanti, convogliati, a seconda degli intenti, nelle vicine piazza Libia (quelli “contro”) o piazza Buozzi (quelli “pro”, Rifondazione Comunista e centri sociali, principalmente). Col teatro nel mezzo. «La forza pubblica ci ha letteralmente alzati di peso e spostati. Sotto la spinta degli scudi e dei manganelli, la nostra resistenza passiva è durata poco», commenta  Duilio Canu, dirigente di Forza Nuova. «Non ci fanno arrivare lì, hanno paura, perché ci sono i centri sociali», aggiunge un rappresentante di Militia Christi. Misure forse eccessive – c’erano una decina di camionette, poliziotti in assetto antisommossa, a fronte di un gruppo sparuto di manifestanti, vecchine coi ceri, fedeli in preghiera, in occasione della Messa, o in processione, accanto a rappresentanti delle varie forze politiche, Militia Christi e Italia Cristiana, soprattutto, ma anche Lega Nord e, appunto Forza Nuova – ma che danno la misura di quanto il clima fosse arroventato.

Ma quali i motivi del contendere? «Ci sentiamo offesi perché l’identità cristiana forma l’identità nazionale, è un’offesa gratuita che nulla aggiunge al nostro giudizio – commenta Massimo Poledri di Lega Nord –. Non è lecito vilipendere simboli della religione, così come la bandiera o il Capo dello Stato, simboli che non appartengono ad un autore, ma ad un popolo, una collettività» «Attaccare Cristo significa attaccare la civiltà – aggiunge Gianluca –, prendersela con i deboli, i poveri, gli innocenti».  «È’ un attacco alla libertà e alla società italiana. La vera arte deve mettere insieme il vero, il bello e il buono. Ciò che è orrido come escrementi e feci, non è arte. La libertà dell’artista finisce là dove qualcuno si sente legittimamente offeso da ciò che l’artista dice», prosegue Don Giorgio di Modena. Ma c’è chi va oltre, contestando la progressiva emarginazione dal dibattito culturale del pensiero cristiano. «Se nel giorno della Shoah volessi fare una rappresentazione antiebraica, mascherandola da arte, non verrebbe, giustamente, ritenuta legittima. Ma coi cattolici ci sono due pesi e due misure», dichiara Danilo, vice-responsabile di Militia Christi. Né mancano rivendicazioni a sfondo politico: «Vogliamo dimostrare che in Italia esiste anche un modo di vivere la cultura, il sapere, la fede, diversa da loro, il mondo progressista, che si riempie la bocca di tolleranza e libertà e poi è il primo a non tollerare quelli che non la pensano come loro», continua Duilio Canu di Forza Nuova.

Intervista a un manifestante

E al Franco Parenti? Protetto da cordate di polizia ai lati di via Pier Lombardo e, in borghese, dentro la Sala Grande, ridotta per questioni di sicurezza, è andato in scena lo spettacolo, naturalmente, The show must go on. Solo che, di osceno, lo spettacolo non aveva proprio niente. Nessun intento denigratorio nel tanto vituperato lancio di feci (liquido, in verità), sul volto di Cristo, dipinto da Antonello da Messina. Piuttosto, una sofferta meditazione – testoriana, diremmo, se Castellucci avesse raggiunto un più alto grado di intensità – sul silenzio di Dio dinanzi alla perdita della dignità umana: «Tu (non) sei il mio pastore!». Se ne è accorto, il pubblico, che ha applaudito composto, senza un grido di protesta. «Non si può parlare di blasfemia – ha commentato a caldo Ornella Vanoni. Semplicemente, lo spettacolo chiede troppo: è giusto che un essere umano sia ridotto così?».«Nella misura in cui porta a condividere il dolore, allora può essere definito arte. Castellucci racconta il dramma della pietas umana, il suo Cristo è il più umano possibile, ha le dimensioni più rotonde del nostro viso» (Milly Moratti). Inevitabile, allora, lo slittamento del discorso su altri piani, più prettamente politici. «Dello spettacolo non si può parlare – ha dichiarato Filippo Timi – Importante è essere qua per difendere il diritto di vedere, di amare, di interrogarsi». E ancora, Monica Gattini: «Sono qui per una testimonianza. Se non pensiamo all’uomo come lo immagina il Grande Inquisitore di Dostoevskij, ogni uomo deve assumersi le sue responsabilità perché possa esercitarsi la critica e quindi la crescita civile». «Perché non ci venga tolta – ha aggiunto Stefano Boeri – la possibilità di giudicare, di indignarci, di criticare».

Molte parole sono state spese sull’episodio. Inutili, per lo più perché viziate, alla base, da un fraintendimento di fondo delle intenzioni di Castellucci. Che questo sia dovuto a dabbenaggine – sarebbe bastato, come ben ha sottolineato Elio De Capitani, cliccare sul sito della Societas Raffaello Sanzio per avere tutte le informazioni del caso – o, viceversa, da un preciso disegno politico – inequivocabili gli slogan scanditi in Piazza Libia: «Nella Milano di Pisapia è di casa la blasfemia», «Divorzio, aborto, blasfemia: questa è l’Italia della massoneria», «Centri sociali sono criminali» – sarà il tempo a dirlo. Rimane l’amarezza per un ingiustificato atto di violenza che ha colpito indiscriminatamente tutti: gli spettatori, privati «dell’intimità con cui si va a teatro» (De Capitani), ma anche gli artisti, i liberi pensatori e gli stessi fedeli, le «vecchine col rosario» (Shammah), cooptate a forza in una battaglia non loro.

Roberto Rizzente

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Prossime date Sul concetto di volto nel figlio di Dio

17 e 18 Febbraio 2012
ERT, Teatro Testoni [cartellone] Casalecchio di Reno

Comments
  • Luca 25 gennaio 2012 at 18:57

    Solo un’Italia bigotta e clericale può sollevare un tale polverone per chiedersi se uno spettacolo sia blasfemo o no. Io vorrei solo sapere se si tratti di arte.

  • Giorgio 27 gennaio 2012 at 19:45

    Ma quali i motivi del contendere? «Ci sentiamo offesi perché l’identità cristiana forma l’identità nazionale, è un’offesa gratuita che nulla aggiunge al nostro giudizio – commenta Massimo Poledri di Lega Nord –. Non è lecito vilipendere simboli della religione, così come la bandiera o il Capo dello Stato, simboli che non appartengono ad un autore, ma ad un popolo, una collettività» …..PARLA COSI UN RAPPRESENTANTE DELLA LEGA NORD, PARTITO CHE HA NOTORIAMENTE ATTACCATO LA BANDIERA ITALIANA ED IL POPOLO ITALIANO A NON FINIRE. ESPONENTI DEL QUALE PARTITO HANNO BRUCIATO BANDIERE ITALIANE, INSULTATO CITTADINI ITALIANI PERCHE OMOSESSUALI O DI UN COLORE DIFFERENTE. DA QUESTI STESSI ATTEGGIAMENTI MI SENTO OFFESO, DAL FATTO CHE LE MIE TASSE LI PAGHINO PER SENTIRLI URLARE AI QUATTRO VENTI LE LORO BARBARIE MEDIEVALI. FINO A PROVA CONTRARIA L’ITALIA E’ UN PAESE LIBERO, CHE GARANTISCE LIBERTA’ DI PAROLA E DOVE FORTUNATAMENTE NON TUTTI SONO CRISTIANI E LA SCELTA DI ANDARE A TEATRO A VEDERE UNO SPETTACOLO DEVE ESSERE GARANTITA E TUTELATA. E’ IL MINIMO CHE SI POSSA FARE……. «Attaccare Cristo significa attaccare la civiltà – aggiunge Gianluca –, prendersela con i deboli, i poveri, gli innocenti». «È’ un attacco alla libertà e alla società italiana. La vera arte deve mettere insieme il vero, il bello e il buono. Ciò che è orrido come escrementi e feci, non è arte. La libertà dell’artista finisce là dove qualcuno si sente legittimamente offeso da ciò che l’artista dice», prosegue Don Giorgio di Modena…….E LA LIBERTA DELA CHIESA DOVREBBE FINIRE LADDOVE QUALCUNO SI SENTE OFFESO DALLE LORO PAROLE, O NO? DUE PESI E DUE MISURE? O SBAGLIO? LE POSIZIONI DELLA CHIESA CONTRO L’ OMOSESSUALITA’ SONO ABBASTANZA FORTI ED A VOLTE LEGITTIMANO VERE E PROPRIE VIOLENZE VERBALI, E NON SOLO, NEI CONFRONTI DELLA SUDDETTA COMUNITA’ . E DOVE FINISCE L’ACCETTAZIONE DELL’ALTRO? LA CHIESA NASCONDE I PEDOFILI ED ATTACCA GLI OMOSESSUALI, MA QUESTI ULTIMI NN SI APPROFITTANO DI INNOCENTI O SBAGLIO?
    CREDO CHE SE CRISTO FOSSE VIVO OGGI NN SAREBBE AL VATICANO..

  • michele lupi 28 gennaio 2012 at 05:27

    sicuramente in tutta questa faccenda l’unico beneficiario è propio Castellucci che fattosi martire della libertà di pensiero contro le orde di integralisti di varia natura religiosa e politica ha goduto cosi di una pubblicità gratuita ed una fama immeritata per uno spettacolo che secondo me come gli altri suoi precedenti si sarebbe perso nell’oblio di quel teatro contemporaneo che si crede d’avanguardia ma che più di maniera e stereotipo autoreferenziale di se stesso non si può

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