Atlante XIII – L’arte e il nuovo Medioevo

E d’un tratto, di nuovo il Medioevo. No, non è un film di fantascienza o di vertiginosi viaggi nel tempo, ma è quel che attraversa il pensiero in fermento ad accogliere certe notizie che mettono i brividi e in un colpo solo cancellano secoli e secoli della storia degli uomini. C’è un pericolo, enorme e corrosivo, che attraversa la via della libertà e ne avvolge ogni tratto di disarmante cupezza. È il caso strabiliante di un fuoco ancora incessantemente tenuto vivo al proposito dell’ennesimo debutto dello spettacolo, plurinominato di questi tempi, Sul concetto di volto nel Figlio di Dio [recensione] di Socìetas Raffaello Sanzio/Romeo Castellucci che, al rientro dalle “vacanze” parigine in cui è stato aspramente contestato da fondamentalisti cattolici e estremisti di destra (fascisti, in ogni caso), come abbiamo documentato in Atlante VI e in Atlante X, ora giungerà al Franco Parenti di Milano (24-28 gennaio 2012). E la carica dei tori ha già iniziato a far salire le nuvole di polvere su quel che ne verrà. Ma attenzione: questo spettacolo, che ha debuttato nel 2010 e che solo adesso stimola così tante reazioni sdegnate (come detto, senza cognizione di causa), ha attraversato in Italia i ristretti pubblici del territorio indipendente appena appena istituzionalizzato ed è passato poi fugacemente alla Biennale di Venezia di questo autunno senza destare alcunché. Inoltre – ed  è questo uno spunto su cui molto riflettere – questa attenzione supera di gran lunga anche il puro valore artistico dello spettacolo, divenuto un totem di resistenza oltre i propri meriti e per motivi del tutto fuori contesto. Ma la domanda non può non essere ancora questa: che cosa spinge oggi l’Italia cattolica e integralista a tale e così ben organizzato sommovimento?

Primo dato inequivocabile è che, in questo polverone alzato nell’arena, ben pochi contestatori, da Militia Christi ai movimenti per la vita, hanno visto lo spettacolo e si rifanno a qualche fotografia o erronee immagini in video di studi iniziali (che forse sarebbe il caso di togliere…). Ma nonostante questo, a più di dieci giorni dalla messa in scena la protesta ha già raggiunto livelli di emergenza quasi oltre i limiti e toni minacciosi davvero fuori controllo, fino alle minacce di morte alla direttrice del teatro Andrée Ruth Shammah e pericolosi cortocircuiti come chi si è lanciato in un parallelo vertiginoso fra l’arte di Castellucci e la pedofilia (!?!), o il caso delle dichiarazioni di Rai Vaticano che si lancia a una sorta di recensione alla cieca, o come il sito Vietato Parlare che, tenendo fede al suo nome, dopo aver travisato dichiarazioni nostre e di altri colleghi, ne vieta la replica ignorando i commenti inviati da giorni, che ripostiamo qui (poi rettificato) per correttezza e giustizia. Gli eredi dell’Inquisizione, animati da uno spirito imperituro da caccia alle streghe, implorano dunque all’epoca moderna di non intaccare un’immagine cui si rifanno – e qui lo dimostrano – senza alcuna discussione, senza alcun sacrificio delle proprie idee, senza alcun esercizio di fallimento: quindi come possono comprendere che stiamo parlando di teatro, che incarna perfettamente il senso di questi movimenti umani? Solo nell’arte questo è possibile, ossia nel luogo dove per dire qualcosa si mette in opera, rappresentandola, rendendola viva di fronte alla percezione dei sensi; il teatro delle arti è la più instabile e precaria, quindi la più incline alla spiritualità, a sentirne la mancanza e viverne il disagio della tensione a ciò che mai si rivelerà. Perché la religione temporalizzata, comandata è ligia a sé stessa e dogmatica mentre il bisogno di complessità spirituale avrebbe tutt’altra inclinazione? Come non pensare a tutto questo, mi domando, a guardarsi intorno e vedere chi davvero s’interroga e compie uno sforzo immane a contrastare il proprio stesso pensiero – con questo svolgendo compiti che sono della filosofia della religione, quando non della teologia – vessato e tacciato di irrispettosa e offensiva blasfemia; o meglio ancora ragionando su uno spettacolo che – non mi stanco di ripeterlo – attraverso l’arte (ossia nel solo modo possibile) interviene maledicendosi sulla propria religiosità? Il mondo capovolto, diciamo che sia. O l’Impero della Chiesa è ormai definitivamente oltre lo steccato?

Altra questione è invece il rapporto con gli estremisti di destra, tra le poche cose che non abbiamo importato dalla Francia in protesta ma produciamo autonomamente con grande fermento e successo da troppi anni ormai. Per il momento non paiono esserci relazioni ostentate o visibili, come invece è stato a Parigi, ma è ormai un dato di fatto che l’espansione di CasaPound – che a Roma partecipa e vince sorprendenti bandi comunali per progetti culturali e che il suo leader Iannone definisce “un’associazione di promozione sociale che fa volontariato internazionale” – trova nel disordine e nelle ferite delle epoche di crisi una spinta sempre maggiore a riempire il vuoto provocato da queste falle sociali. L’estremista è un mestiere che si occupa proprio di intercettare questo spazio e farsene abito. Come stupirsi allora se l’estremista cattolico, ignorando la religiosità come intima inclinazione dell’uomo ad interrogare il proprio spirito, proprio nel vuoto di quest’ultimo tenta di installare il proprio cieco dogmatismo? Meditiamo e reagiamo a questa campagna denigratoria che mira a screditare l’arte confondendo drammaticamente la rappresentazione con l’intenzione: il momento è ora, in questo nuovo Medioevo, altrimenti ci si prepari – Castellucci e noi – a nuovi e ben più mesti autodafé.

Simone Nebbia

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Date Sul concetto del volto nel figlio di Dio
Dal 24 al 28 gennaio 2012
Teatro Franco Parenti [cartellone 2011/2012] Milano