Andrea Battistini chiude Kafka nella prigione di Carmelo Giammello

Uno dei primissimi spettacoli di questa stagione teatrale romana è stato Il castello di Giorgio Barberio Corsetti, in quel caso la compagnia Fattore K. aveva invaso gli spazi esterni e interni del Teatro India traghettando gli spettatori in un vero e proprio tour de force tra i meandri della scrittura dell’autore praghese. Ora al Teatro Vascello è invece passato l’altro grande capovaloro, probabilmente il simbolo di quella preziosa produzione letteraria: Il processo. Andato in scena fino al 15 gennaio con la regia di Andrea Battistini lo spettacolo non ha la presunzione di essere una copia fedele, ma teatrale, del celebre romanzo: l’obiettivo è quello di attraversare un’atmosfera, di condensare un incubo nell’ora e mezza in cui la narrazione si fa drammaturgia. Da qui il dovere di scegliere solo alcune parti dell’intreccio. Il palco di via Carini diventa cosí un angolo di mistero dove palpita la scena di Carmelo Giammello, non solo simbolo dell’inesorabile potere, ma vero e proprio personaggio, deus ex-machina, come nei migliori horror movie: grigio contenitore composto da tre pareti, nasconde nell’elevato numero di porte e dunque di accessi un’irrimediabile propensione alla reclusione (tutti possono uscire all’infuori del protagonista) a destra e sinistra del boccascena si intravedono infatti i finali di un grande cancello che impietosamente si chiuderà dopo il tragico epilogo. Tutto avviene tra le tre pareti polverose: a K. viene comunicato l’arresto da due brutti ceffi che si fanno trovare seduti ai due angoli opposti della camera, ed è sempre qui che il funzionario di banca incontra insieme allo zio ( Totò Onnis)  l’avvocato Hult – un istrionico e divertente Filippo Gili -, non a caso dicevamo che la scena palpita, è viva, alcune parti sono semoventi, i moduli avanzano e retrocedono portando fuori spaccati di un’altra dimensione, dove l’incubo si annida e matura: sono agli intesitini sporchi della coscienza, le pieghe malate dell’inconscio. Block uno dei più servili clienti dell’avvocato (ché in Kafka come alcune volte nella vita non basta acquistare un servizio, vi è una scala sociale anche per usufruirne) vive nell’intercapedine di un muro, la sua condanna è un processo che non finisce mai, in un contrappasso che lo vede schiavo del proprio avvocato.

Importante nell’economia dello spettacolo è però non solo la sfida lanciata per una scenografia antidecorativa e funzionale al dramma, ma anche la scelta e gestione degli attori. Giovanni Costantino è un K. equilibrato e pronto al riscatto, animato da una logica ferrea che pian piano si sgretola di fronte alla sconosciuta colpa. Raffaella Azim interpreta i personaggi femminili che ruotano intorno al protagonista macchiando il dramma di quelle pulsioni di cui tutto il romanzo è attraversato. Abilità, quelle recitative,  coltivate anche al di là dei confini: Battistini è infatti artefice di una doppia produzione italo-moldava e questo Processo è il frutto della proficua collaborazione con il Teatrul National Chisinau dove pure gli attori italiani hanno provato.

Andrea Pocosgnich

Visto al Teatro Vascello [programmma] 5 -15 gennaio 2012
Roma

Tauma srl in collaborazione con La Fabbrica dell’Attore
IL PROCESSO
di Franz Kafka
adattamento e regia Andrea Battistini
con Raffaella Azim, Giovanni Costantino, Filippo Gili, Totò Onnis, Alessandro Buggiani, Davide Pedrini, Pietro Mossa
e con Antonella Carone, Angelique Cavallari, Vittoria Fantini, Chiara Trivelloni
Scene Carmelo Giammello
Costumi Stela Verebeceanu
Maschere Iurie Matei