Teatro NEWS – Presentazione dei risultati del questionario “Rispondi al futuro”

crescoIl questionario RISPONDI AL FUTURO, la più grande indagine statistica sullo spettacolo dal vivo mai promossa in Italia, ideata e realizzata da C.Re.S.Co.(Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea), con il supporto di Zeropuntotre e di Fondazione Fitzcarraldo di Torino, centro indipendente di ricerca e formazione nel management e nelle politiche della cultura, è stato presentato venerdì 25 novembre (alle ore 17) presso l’Opificio Telecom Italia nell’ambito della XXVI edizione di Romaeuropa Festival alla folta presenza di artisti, economisti, sociologi, giornalisti, politici, sindacalisti.

Ai saluti di Fabrizio Grifasi, direttore di Fondazione Romaeuropa Festival, sono seguiti gli interventi di Luca Ricci, Presidente di C.Re.S.Co., Prof. Ugo Bacchella e Luisella Carnelli per Fondazione Fitzcarraldo, Prof. Michele Trimarchi, docente di Economia della Cultura, Alessandro Riceci per Zeropuntotre.

Sono 1.120 i questionari compilati (sia da lavoratori dello spettacolo che da imprese – cioè associazioni culturali, festival, teatri stabili) che vanno a comporre un campione numerico significativo dal punto di vista della proiezione statistica.

Si tratta di una ricerca che, per la prima volta, offre un panorama completo e rappresentativo del settore dello spettacolo dal vivo e del teatro, in Italia. Emergono le caratteristiche di un settore, quello dello spettacolo, definito per antonomasia “atipico” ma con elementi di criticità ben più drammatici di quello che si poteva prevedere.

Dichiara Luca Ricci, regista e operatore teatrale, nonché presidente di C.Re.S.Co.: “Questi dati si inseriscono nel quadro sociale complesso presente in tutto il Paese, ma in questo ambito emergono punte di criticità ben peggiori di qualsiasi ambito produttivo nazionale. Tale situazione era ben percepita dagli operatori di settore – prosegue Ricci – ma non era mai emersa prima d’ora attraverso l’oggettività dei dati numerici. Qui, nello specifico ambito della scena contemporanea, ci sono migliaia di lavoratori, tra l’altro con un livello di scolarizzazione altissima, che sopravvivono con livelli di retribuzione media vicini alla soglia di povertà. Dopo la raccolta di questi dati e l’impressionante fotografia che ne emerge, C.Re.S.Co. è impegnato a lanciare una forte azione a tutela dei lavoratori dello spettacolo, offrendo alla politica proposte e possibili soluzioni per dare sviluppo e crescita a un settore fondamentale per la qualità della vita del Paese”.

• Gli Operatori

L’età media degli operatori dello spettacolo dal vivo è di 36 anni, il 44% ha un’età compresa tra i 27 e i 35 anni. Il 55% dei lavoratori dello spettacolo sono donne.

Mediamente gli operatori lavorano nel settore da 10-11 anni e l’anno di inizio attività si attesta attorno ai 24 anni.

Il settore teatrale è l’ambito di attività prevalente (incidenza media 58%), seguito in modo pressoché paritario da musica, danza e performance.

Se si analizzano le forme contrattuali che regolano i rapporti degli operatori dello spettacolo si evince come il contratto a tempo indeterminato sia la modalità meno utilizzata; il contratto a tempo determinato rappresenta invece, per circa la metà dei lavoratori, la forma usuale di contratto. Molto utilizzata è la prestazione occasionale con ritenuta d’acconto.

Per quanto concerne le giornate effettivamente lavorate nel 2010, variano mediamente tra le 131 e le 149, da notare però che nella fascia 30-40 anni la media delle giornate annue lavorate è soltanto di 42 giornate. Differenze significative emergono tra gli ambiti professionali dove gli amministrativi dichiarano 193 giornate effettive contro le 129 degli artistici. Se le donne dichiarano mediamente 20 giorni di lavoro in più rispetto ai maschi, nel Centro Italia, con particolar riferimento alla città di Roma, le giornate dichiarate sono sensibilmente inferiori rispetto al Sud e al Nord Italia.

Per le diverse attività lavorative realizzate gli operatori percepiscono mediamente dai 9.650 Euro ai 11.600 Euro annui, dato ancora una volta preoccupante nella fascia dei 30-40 anni, nella quale la retribuzione media non supera i 5.000 Euro.

Il questionario prevedeva un quesito in cui si chiedeva agli operatori di esprimere un giudizio su “quanto ci si sente felici per il proprio lavoro” su una scala da 1 a 100. Il valore medio è di 56; due persone su dieci esprimono un giudizio inferiore a 30, solo 3 persone su 10 forniscono un punteggio superiore a 70.

Dai dati emerge che almeno un 20% dell’attività dei lavoratori dello spettacolo non gode di alcune tutela previdenziale o assistenziale, semplicemente perché si tratta di lavoro sommerso.

Spesso i lavoratori dello spettacolo, per sopravvivere, svolgono altre professioni oltre a quella prevalente (soprattutto camerieri, barman, promoter, commessi o impiegati nell’accoglienza turistica): attività che occupano, in media, 1/3 dell’attività lavorativa di ogni operatore dello spettacolo, con una conseguente dispersione di professionalità ed energie.

L’analisi sul campione degli operatori analizzati consente di individuare 4 raggruppamenti significativi che possono essere considerati come “idealtipi” dell’operatore teatrale italiano.

Gruppo 1 (51%) – “Precari e scontenti”: è il gruppo più numeroso (un operatore su due), costituito da persone tra i 26 e i 40 anni, con livelli medi di retribuzione molto bassi attorno ai 4-5.000 Euro, una buona esperienza professionale alle spalle (lavorano in media da 9 anni, avendo iniziato attorno ai 24). Si tratta di un gruppo caratterizzato ancora da forti margini di precarietà (meno del 60% lavora esclusivamente nel settore dello spettacolo), con un numero medio di 46 giornate lavorate annue (pochi tra loro segnalano più di 140 giornate lavorate nel 2010) e con un basso livello di felicità rispetto al proprio lavoro (43/100).

Gruppo 2 (25%) – “Sulla linea di confine”: riguarda un operatore su quattro e rappresenta una sorta di evoluzione del gruppo 1. Sono operatori in una fase più matura sia a livello anagrafico (l’età media è 38 anni e il gruppo varia tra i 30 e i 45), sia a livello professionale (lavorano in media da 14 anni avendo iniziato anche loro attorno ai 24). Le retribuzioni medie si attestano attorno ai 16.000 Euro (variando mediamente da 12 a 20 mila) e nel 78% dei casi si tratta di persone che lavorano esclusivamente nel settore dello spettacolo. Il numero medio di giornate lavorate si attesta attorno alle 100 annue e il livello di felicità rispetto al proprio lavoro è nella media del campione (58/100). Si tratta di un gruppo che si colloca in una sorta di “terra di mezzo” avendo intrapreso un percorso professionale definito, senza aver del tutto risolto elementi di fragilità, quali i livelli di retribuzione e la continuità del lavoro. È il gruppo che fa il maggiore ricorso ad ammortizzatori e a sussidi.

Gruppo 3 (13% del campione) – “L’entusiasmo degli esordi”: è il gruppo più giovane (età media attorno ai 29 anni e l’età varia tra i 24 e i 33). Il numero di giornate lavorate è il più basso, attestandosi attorno alle 25 gg/annue. Per converso è il gruppo che fa registrare i livelli di felicità per il proprio lavoro più alti (82/100).

Gruppo 4 (10% del campione) – “I realizzati”: si tratta del gruppo numericamente più ridotto (un operatore su dieci) e più anziano (età media attorno ai 46 anni e l’età del gruppo varia tra i 38 e i 60): lavorano nel settore in media da 20 anni e l’età di ingresso è stata attorno ai 26. Sono il gruppo con le retribuzioni più elevate (34.500 Euro medi, con variazioni tra i 26 e i 53 mila Euro) e il maggior numero di giornate lavorate (media attorno ai 183 giorni l’anno, nessuno di questo gruppo lavora meno di 110 giorni l’anno). È il gruppo che ricorre di meno agli ammortizzatori e ai sussidi e fa registrare un grado di felicità per il proprio lavoro elevato (78,8/100).

Le imprese di spettacolo

L’associazione è la forma giuridica utilizzata con maggiore frequenza dalle organizzazioni che operano nello spettacolo, seguita da cooperative e fondazioni.

Oltre la metà delle imprese rispondenti ha sede nel nord Italia, il 30,6% al centro e il 18,1% al sud. Lombardia e Lazio sono le regioni maggiormente rappresentate. Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Toscana catalizzano oltre il 56% delle imprese attive.

Le imprese del campione sono impegnate principalmente in attività di produzione di spettacoli: l’incidenza media dell’attività di produzione si attesta al 44,2% per singola impresa, e tale valore sale a quasi il 50% nel momento in cui si includano anche le attività di coproduzione; significativo anche l’impegno destinato alla realizzazione di attività formative.

A fronte di una media di almeno due nuove produzioni di spettacolo all’anno, sono molto bassi i dati di tenitura media per singolo spettacolo, che non superano le 8 repliche a titolo, a dimostrazione di un eccesso di produttività in assenza di un vero mercato distributivo.

Se mediamente il 20% delle imprese rispondenti ha un bilancio compreso tra i 100.000 e i 300.000 Euro, circa il 60% presenta un bilancio inferiore ai 100.000 Euro. Dall’analisi dell’ultimo triennio si evidenzia una contrazione delle imprese di piccole dimensioni (<100.000 Euro), e una crescita di quelle medie (100.000-300.000); pressoché stabili le imprese con un bilancio superiore ai 300.000 Euro.

Entrando nel dettaglio della composizione delle entrate, si evidenzia un bilanciamento tra entrate da contributi (49,9%) e i ricavi e entrate proprie (50,1%). L’analisi territoriale pone in risalto la maggiore capacità di reperimento di risorse private e una minore dipendenza rispetto ai finanziamenti pubblici per le imprese del nord; diversamente le imprese del centro evidenziano una maggiore dipendenza dai finanziamenti pubblici.

La dipendenza dai finanziamenti pubblici si presenta direttamente proporzionale alla dimensione economica: sono le imprese di piccole dimensioni ad avere un maggior grado di autonomia rispetto alle fonti di finanziamento pubbliche e una maggiore imprenditorialità. Sono le imprese di maggiori dimensioni a rivelare una maggiore dipendenza nei confronti dei contributi pubblici per attività ordinaria.

Per quanto attiene i contributi pubblici, sono gli enti regionali i maggiori finanziatori dello spettacolo dal vivo in Italia, ad eccezione dell’Italia centrale dove il ruolo principale lo rivestono i Comuni. L’analisi della composizione delle uscite, pone in evidenza il peso dei costi relativi al personale, che da soli rappresentano il 42,5% del totale, immediatamente seguiti dai costi di produzione (34,2%).

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info su: www.progettocresco.it